MANGA REVIEW: Samurai Deeper Kyo

Ritorno con uno shonen molto lungo, ben 38 volumi: Samurai Deeper Kyo 😀

Esso è la prima opera di Akimine Kamijyo (che, leggendo in giro, ho scoperto essere una donna! Non lo avrei mai detto!) ma in Italia è stata pubblicata dopo Code Breaker, la seconda opera della mangaka. Ho comprato appunto prima Code Breaker e, apprezzandone i disegni e la storia, mi sono buttata subito anche su SDK non appena è uscito.

Si tratta di un manga ambientato in un’epoca storica, il periodo Sengoku (come Inuyasha, per chi lo conoscesse), in cui vi erano lotte intestine per accaparrarsi il potere dopo la morte del grandissimo generale Nobunaga Oda, in particolare tra le famiglie di Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyoshi, i quali furono suoi alleati e miravano al titolo di shogun (la carica più alta che di fatto consegnava il Giappone nelle mani di un capo militare, che agiva in vece dell’imperatore). Queste lotte raggiungono il culmine nella battaglia di Sekigahara del 1600, dove hanno la meglio i Tokugawa, dando inizio allo shogunato di Ieyasu.

La storia di questo manga ha dunque inizio quattro anni dopo la battaglia di Sekigahara, che coinvolse numerose figure importanti della storia giapponese, alcune delle quali faranno parte dei numerosissimi personaggi del manga.

Alcuni dei eprsonaggi principali. Da sx in bass o: Hotaru, Tigre Rossa, Yuya, Sasuke; da sx in mezzo Akira, Kyo, Yukimura; da sx in alto: Okuni e Bontenmaru.
Alcuni dei personaggi principali. Da sx in basso: Hotaru, Tigre Rossa, Yuya, Sasuke; da sx in mezzo Akira, Kyo, Yukimura; da sx in alto: Okuni e Bontenmaru.

Facciamo subito la conoscenza di Kyoshiro, una specie di medico ambulante, e di Yuya Shiina, giovane cacciatrice di taglie che si porta appresso una lista di ricercati in cui figura anche Kyoshiro (per non aver pagato il conto in un’osteria ahahah). L’incontro tra i due darà inizio ad una comica amicizia, che però verrà bruscamente interrotta dall’apparizione del protagonista della storia: Kyo dagli occhi di demone, samurai conosciuto per aver ucciso più di mille uomini durante la battaglia di Sekigahara e per i suoi occhi rossi come il sangue che lo fanno somigliare ad un demone (spesso viene anche chiamato “figlio di oni”, dove con “oni” si intendono demoni della mitologia giapponese). C’è però un problema: Kyo e Kyoshiro condividono lo stesso corpo! L’anima di Kyo è stata misteriosamente sigillata nel corpo di Kyoshiro dopo Sekigahara. Dopo un paio di brevissime apparizioni, che avvengono nei momenti in cui più c’è bisogno della sua forza, Kyo prende il totale controllo del corpo di Kyoshiro, con l’intento di ritrovare il proprio per tornare ad essere l’uomo più forte e temuto.

Da qui in avanti si uniranno a Kyo e Yuya i personaggi più disparati, spesso dopo lo svolgimento di battaglie all’ultimo sangue: Tigre Rossa, ragazzotto un po’ ingenuo ma dal grande talento per il combattimento con la lancia; Yukimura Sanada, figura storica realmente esistita, amante del saké e delle belle donne; Okuni Izumono, donna infatuata di Kyo e informatrice per il miglior offerente, esistita anch’essa; e molti altri, anche vecchie conoscenze di Kyo e personaggi storici, che lo affiancheranno alla ricerca del suo corpo, avendo più o meno un obbiettivo in comune che si delineerà con l’andamento dei capitoli.

Kamijyo infatti lascia piccole informazioni sull’andamento che prenderà la storia, che non consisterà più solo nella ricerca del vero corpo di Kyo dagli occhi di demone, ma anche nella battaglia contro la potentissima famiglia Mibu, che si ritiene detenga le redini delle sorti del Giappone da sempre. Ciascuno dei personaggi sarà in qualche modo collegato a questa famiglia che agisce nell’ombra per il nuovo avvento.

Samurai Deeper Kyo si presenta come uno shonen qualsiasi: una trama all’inizio semplice ma che vede uno sviluppo sempre più fitto che coinvolge moltissimi personaggi (in questo mi ricorda molto One Piece), con qualche scenetta hot come fanservice e molta azione. Forse troppa.

Scena di vittoria di quel grande che è Kyo.
Scena di vittoria di quel grande che è Kyo.

Una critica che si può muovere a questo manga, infatti, è la presenza di tantissime scene di combattimenti, che lasciano poco spazio allo sviluppo della trama. Chiaro, è uno shonen storico che ha per protagonisti dei samurai, le battaglie ci devono essere ma, come lettrice, ero interessata a sapere i legami che ogni personaggio aveva con i Mibu e con Kyo, piuttosto che vedere battaglie a volte trite e ritrite, soprattutto quando, perfino durante questi momenti, Kamijyo rilascia qualche indizio che il lettore vorrebbe approfondire più velocemente di come viene fatto. Kyo possiede una gran mossa, il Mizuchi, con cui riesce a sbaragliare moltissimi avversari, senza neanche troppa fatica, togliendo quasi il gusto dell’epicità che dovrebbero avere queste scene (pure i momenti dei colpi finali sono abbastanza ripetitivi, col personaggio che ha sullo sfondo il nemico colpito e che dice una frase ad effetto, come nell’immagine sopra). Inoltre viene lasciato un po’ al caso il modo stesso in cui questi samurai combattono: ognuno ha le proprie armi (in molti usano delle katane ma già la lancia di Tigre Rossa è qualcosa di diverso, così come le armi da ninja di Sasuke Sarutobi) e le proprie tecniche, a volte basate su elementi naturali, come il tuono per Sasuke, l’acqua per Shinrei e il fuoco per Hotaru, ma non si riesce mai del tutto a capire se questi siano una sorta di poteri sovrannaturali (come lo sono quelli in Code Breaker), o se sono semplicemente proiezioni della potenza e dell’aura omicida che il combattente e l’attacco producono (vengono fatte esclamazioni su suddetta aura omicida ogni due per tre e anche questo dettaglio delle “proiezioni” mi ricorda un altro shonen, Beyblade, con le sue trottole e le evocazioni dei loro spiriti che sembrano essere visti da tutti, oltre ad avere una sorta di coscienza che obbedisce ai giocatori. Che delusione quando le mie non facevano quello che dicevo e da esse non uscivano dragoni o fenici D:).

C’è però da dire che il disegno di Kamijyo si adatta bene a ciascuno dei personaggi, vecchi, giovani, uomini o donne che siano. Troviamo infatti una varietà di personaggi anche in questo senso, dandoci una larga visione del Giappone del tempo: abitanti di villaggi, regnanti, vagabondi, orfani, case del piacere ecc. Inoltre, essendo abituata a considerare le donne come autrici quasi esclusive di shojo (lo so, è un pregiudizio ma è difficile che uno shojo sia scritto da uomini ahah), mi stupisce sempre positivamente quando una mangaka riesce a creare uno shonen senza ricorrere a retini e fronzoli e a far risultare il proprio tratto “maschile” al punto giusto da poter rappresentare bene certe scene quali battaglie sanguinolente o mosse spettacolari (oltre al fatto di non far risultare i personaggi maschili effeminati, come spesso accade negli shojo, un esempio è Penguin Revolution, di cui ho parlato nel post precedente [qui]). Ogni personaggio poi risulta quindi ben caratterizzato dal mix creato dagli ottimi disegni e le proprie caratteristiche peculiari: nonostante ci siano innumerevoli personaggi, è piuttosto semplice ricordarsi i nomi di tutti poiché ciascuno ha qualche particolare a cui può essere associato (“Ah sì, Santera è quella con gli occhiali un po’ timida… Shindara è quello con la scritta GOD sulla faccia… Bikara è quello gay…”, questi erano alcuni dei miei riferimenti per i Dodici Generali Divini, credetemi, sono un sacco).

Bikara. No words.
Bikara. No words.
Alcuni dei Dodici Generali Divini!
Alcuni dei Dodici Generali Divini!

Sono contenta di aver letto questo manga dopo aver sostenuto l’esame di Storia del Giappone, ho compreso meglio di quali personaggi storici si parlava e il contesto storico di base della storia e si vede che Kamijyo lo ha studiato in maniera accurata per poter assicurare una veridicità storica, quando vi si faceva riferimento.

Samurai Deeper Kyo è un manga che racconta il percorso che compiono Kyo e i suoi amici sulla via del samurai (poiché sono tutti accomunati dal desiderio di accrescere la propria forza) e parallelamente su quella della verità, dell’amicizia e della crescita interiore. Ognuno di loro porta con sé un bagaglio di esperienze che sarà d’aiuto nel corso delle vicende ma che, allo stesso tempo, è incompleto. Esso verrà integrato dalle scoperte e dai confronti che avvengono sulla strada verso i Mibu. E sarà lungo questo percorso che ciascuno dei personaggi coinvolti capirà il proprio posto e il proprio futuro. Credo sia un percorso che tutti noi compiamo: lottiamo per raggiungere degli obbiettivi, non senza difficoltà, incomprensioni, misteri e momenti tristi. Ma come questi personaggi si ritrovano loro malgrado ad essere amici mentre lottano per i loro sogni, anche noi incontreremo persone che ci faranno superare le avversità e ci faranno capire quali sono i principi secondo cui vogliamo vivere. La crescita e il cambiamento di tutti, in particolare di Kyo, è evidente lungo tutto il manga e rispecchia esattamente quello che facciamo noi nella vita reale: seppur rimanendo fermi nei nostri ideali, cambiamo il nostro modo di porci nei confronti della vita ed è questo, credo, l’insegnamento maggiore di questo manga: crescete rimanendo voi stessi e combattete col cuore per ciò in cui credete. Quello che ne uscirà sarà, nel caso di Kyo, un samurai “deeper”, che ha capito la profondità della via che ha scelto di percorrere.

 Grazie per la vostra lettura,

Alexiel

P.s.: KyoxYuya, ship HARD.

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