#NostalgiaPortamiVia – W.I.T.C.H. pt.2

No, ok, scherzavo. Qualcosa da dire per fare la polemica ce l’ho ancora. se non avete letto la prima parte, correte a rimediare e poi tornate qui.
Perché questo è lo spoiler degli spoiler, ciò che vi farà cadere le braccia, sbattere la testa sulla scrivania ripetutamente e ingozzarvi di cibo per riuscire a riprendervi dallo shock.

Voglio parlare del finale. Nella prima parte di questo articolo ho scritto che mi aveva confermato il fatto che non mi piacciono i finali aperti.
Non è solo questo. È che proprio è una cazzata ‘sto finale.
Mi immagino il dialogo avvenuto nella redazione:

“Ok, raga, non guadagnamo più una ceppa, abbiamo fatto tante cazzate, ora ci tocca chiudere. Come lo concludiamo ‘sto fumetto?”
“Poniamo le Guardiane davanti alla scelta finale!”
“Cioè?”
“Dovranno scegliere se perdere i poteri come le precedenti Guardiane o diventare Sovrane Magiche”
“Uhm buona idea. Ma che sarebbero le Sovrane Magiche?”
“Mi sono inventato il nome sul momento, in qualche modo devono chiamarsi se non saranno più Guardiane”
“Ah, ok. E poi?”
“Loro superano delle prove idiote e diventano talmente super magiche che diventano una cosa sola!” -pausa- “Tipo Power Rangers e Megazord!”
“Che idea GENIALE!”

Fu così probabilmente che nacque Sixtar, the Ultimate Guardian, the Biggest Shit EVER.

Se la Lady che si trasformava in macchina e rimaneva senza carburante era già MOLTO ridicola tanto da sembrare un Transformer, con Sixtar raggiungiamo livelli imbarazzanti.
Basti vedere il suo aspetto: palesemente un incrocio tra Will e Cornelia, con elementi robotici che nulla hanno a che vedere con il contesto di Witch, più simile ad un majokko giapponese (l’idea di cinque ragazze coi poteri è ovviamente ispirata a Sailor Moon, se non erro è stata anche confermata tale ispirazione) che ad un fumetto fantascientifico/steampunk/mecha. Non solo annullano l’individualità di ciascuna (con la solita scusa dell’ “unione fa la forza”), ma non danno nemmeno abbastanza spazio a questa… cosa, per giustificarla in qualche modo e poter dare quindi spunto per nuovi archi narrativi. Quattro pagine, in cui Yan Lin spiega alle ragazze ora unite che ciascuna avrà un senso più sviluppato (la banalità e l’inutilità di dare a Irma il senso del gusto potenziato: saprà dire a tutte se quello che mangiano è commestibile? WOW). Fine. Le ragazze si separano e tornano alle loro vite, andandosene serenamente a dormire. Buonanotte.

Cosa avrei preferito?
Che scegliessero di abbandonare i poteri. Potevano benissimo diventare come le ex guardiane, ovvero mantenere una sorta di “feeling” con il loro elemento mentre proseguivano con delle vite normali e magari si fidanzavano, sposavano e blablabla (viene per esempio introdotta la nuova cotta di Hay Lin, tra questi due come andrà? E Will e Matt che si lasciano e poi tornano insieme? Dureranno per sempre ora?). Cornelia era l’unica che avrebbe voluto mollare tutto. E per una volta, per questo pensiero, l’ho amata.

In redazione probabilmente sapevano già da molto prima che questa delle Sovrane Magiche sarebbe stata l’ultima serie, dunque si sarebbe potuto risparmiare uno scempio simile che non ha né capo né coda. E INVECE NO.

E così, passiamo oltre.
Ho scritto una lunghissima pappardella su tutti i difetti che ho trovato per questo fumetto e la rivista su cui era pubblicato. Ma allora, direte, perché lo leggevi? E perché lo hai ricomprato dopo anni?

Alla seconda domanda posso rispondere con una parola: collezionismo. Se una cosa mi piace/piaceva e posso permettermela, devo possederla. È più forte di me.
Mentre per la prima domanda ho vari motivi.
Innanzitutto, ho sempre apprezzato che le Witch fossero molto diverse tra loro come caratteri, passioni e aspetto, cose che penso abbiano contribuito a rendere le loro presenze sufficientemente forti per fare a meno di Paperina, come prevedeva il primo concept.
A Will piacciono le rane, a Irma fare il bagno, a Taranee la danza, a Cornelia lo shopping e ad Hay Lin il disegno, tutte passioni in cui ci si può rispecchiare facilmente. Lo stesso avviene per la loro fisicità, abbastanza nella norma e diversificata: Will è bassina, Irma è un pochetto più robusta, Cornelia è alta ed elegante, Taranee ha un certo fascino etnico e Hay Lin possiede i suoi bei tratti orientali. Questo è proprio un altro dettaglio che mi è sempre piaciuto, ovvero che non avessero tutte tratti occidentali, ma ci fosse una multietnicità che favoriva implicitamente l’integrazione.

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A proposito di integrazione, ho sempre pensato, anche da ragazzina, che Witch potesse essere letto anche dai ragazzi, nonostante il target femminile. Nella mia classe alle elementari e poi alle medie, non era strano che alle bambine piacessero anche i prodotti per maschi e viceversa (so per certo che qualcuno di loro guardava Rossana, Doremì e tutto il resto), quindi penso che anche per questo fumetto valesse la stessa cosa, poiché ha elementi fantastici e romantici mescolati abbastanza bene senza scadere in scene troppo smielate che avrebbero imbarazzato i cuori innocenti di un tempo.

Il fascino delle Witch risiedeva anche nelle loro vite quotidiane, mostrate di tanto in tanto durante la storia. Apprezzavo molto di più scene di poche pagine dedicate ai rapporti coi genitori, rispetto agli episodi autoconclusivi di cui vi ho già parlato. Come ho detto, infatti, ci sta che siano approfonditi anche questi aspetti dei personaggi, i loro background e le loro storie familiari, ma penso fosse il caso di tenerli da parte in uno speciale, viste anche le situazioni proposte.

Infatti un’altra cosa che ho gradito è che le Witch non vivono in famiglie perfette.
Will è da sempre vissuta con la madre single, che poi si risposa col suo professore di storia; la mamma di Irma è morta quando era piccola e ora è cresciuta insieme al padre e alla sua nuova compagna; Taranne scopre di essere stata adottata dai coniugi Cook; Cornelia ha i genitori, soprattutto la madre, molto presi dal lavoro e una sorellina pestifera; i genitori di Hay Lin erano di due ceti sociali diversi. Sono tutte situazioni molto realistiche e io stessa mi riconosco, in parte, in una di esse. Penso sia molto confortante per una piccola lettrice vedere che, anche se la sua famiglia non è “tradizionale”, si può essere felici e sereni lo stesso.

Gli speciali sarebbero stati molto azzeccati per trasmettere tutto ciò, oltre a raccogliere in maniera meno dispersiva le informazioni su ognuna delle ragazze. Mi chiedo perché non sia stato fatto così per loro come invece è accaduto per Elyon o Orube, addirittura ne sono stati fatti uno dedicato ai ragazzi (e visto come sono finiti alcuni di loro, forse avrebbero fatto meglio ad aspettare la conclusione del fumetto), uno per le Olimpiadi e uno per i mondiali di calcio. Insomma, 5 speciali in più dedicati alle protagoniste non sarebbero certo stati a prendere la polvere in edicola! Così avrebbero potuto mantenere alcune cose che man mano nella rivista sono andate perse, per esempio i commenti fatti da loro stesse riguardo le loro missioni su una specie di diario segreto condiviso. Trovavo molto carine queste quattro pagine dove le ragazze scrivevano con calligrafie diverse quello che pensavano, accompagnando tutto con disegnini e fotografie, come fossero pagine vere! Credo sia stato creato qualcosa di simile nello speciale dedicato ad Elyon e credo avrei gradito che fosse fatta la stessa cosa per tutte, dato che perfino questo contribuiva a creare un’immagine del carattere di ognuna.

I 17 speciali usciti, comunque, sono una parte integrante del fumetto, purtroppo posseggo solo il primo e forse ho imboscato da qualche parte quello sui ragazzi, ma ho intenzione di recuperarli tutti.

Credo che la cosa che più mi piaceva di Witch, oltre ai poteri e il resto, fosse che ci fossero insegnamenti e temi importanti all’interno della storia. Anche alcune storie autoconclusive di cui vi ho parlato avevano scopi “educativi”, se così si può dire, ma ritengo che niente possa battere gli insegnamenti impliciti che si possono trarre da soli.

Uno di essi è l’umiltà. Sembrerà sciocco ma penso che molti bambini, un po’ per come vengono educati, un po’ a causa di ciò che vedono e sentono dall’ambiente che li circonda, diventino facilmente arroganti. È una cosa normale, immagino, da piccoli, quando non si sa come funziona davvero il mondo. Ma questo li porta ad avere comportamenti in qualche modo superbi sui propri coetanei. Witch ci fa vedere che perfino coloro che crediamo sappiano tutto devono ad un certo punto riconoscere di avere sempre qualcosa da imparare e ammettere i propri errori. L’esempio lampante di questo insegnamento è l’Oracolo, che per questi motivi si rende conto di non poter più ricoprire questa carica, riprendendo così il proprio nome, Himerish, e tornando nel suo mondo d’origine, Basiliade (lo stesso di Orube).

La morte e la separazione sono altri due grandi temi che talvolta vengono affrontati nel fumetto.
Nonostante sia un fumetto per bambine, giustamente non viene ignorato un grande fattore che fa parte della realtà di tutti noi. La morte di Cedric tra le braccia di Orube, per esempio, è un momento in cui tutte realizzano che l’amore avrebbe potuto salvare il loro nemico e cambiarlo. Orube costretta ad allontarsi dal proprio mondo per aiutare le Witch o Elyon che diviene regina di Meridian, invece, sono chiari esempi di quei momenti in cui la vita, purtroppo, ci impone la separazione da persone che non vorremmo mai lasciare. È così che talvolta accade e si deve imparare ad accettare questi cambiamenti. È molto bello come queste due tematiche non siano mai appesantite, ma vengano affrontate in maniera delicata e senza ingigantire tragicamente l’avvenimento (portando altrimenti il fumetto fuori dai propri ranghi).

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Penso che Orube sia uno dei miei personaggi preferiti per come cresce e matura, rispetto alle Witch, e mi dispiacque un sacco quando perse Cedric e decise di tornare a Basiliade.

 

Tutto ciò, questi elementi così realistici e direi anche necessari, rendono ancora più frustrante il fatto che le ragazze non crescano nel corso del fumetto. Tali esperienze portano per forza ad una maturazione, ad un cambiamento interiore e questo non si rispecchia in loro. Spero che invece, nonostante fossero scene di breve durata, abbiano lasciato qualcosa alle lettrici.

Dunque perché l’ho riletto?
Innanzitutto, perché è un prodotto italianissimo e il nostro Bel Paese può vantare davvero molti fumettisti e illustratori di tutto rispetto.
Poi, molto materialmente, perché i disegni mi piacciono, si vede quel tocco Disney che, ammettiamolo, piace a tutti.

Più di tutto, Witch catturava così tanto perché semplicemente raccontava di mistero e magia senza tante pretese. Quando nacque, era il periodo in cui la magia era ciò che più bramavamo, forse perché ci permetteva di dare una sorta di giustificazione alle fantasticherie a cui non riuscivamo a dar forma.

L’ho riletto perché sono una nostalgica e credo che ancora oggi ci serva la magia, per imparare ad andare oltre le cose, per apprezzare quello che abbiamo ma anche per immaginare e creare il nostro futuro.

E poi perché sono una bambinona e Witch, come altre cose, ha fatto parte della mia pre-adolescenza e credo che ognuno di noi, nonostante ora si senta vecchio, provi un certo gusto a guardarsi indietro e dire “ai miei tempi…” per vantarci di quanto di bello abbiamo vissuto.

 

Spero che l’articolo, nel suo insieme, vi sia piaciuto e che leggerete i prossimi, di questa rubrica e non solo ^^ fatemi sapere che ne pensate, vi aspetto qui o sulla mia pagina facebook Kotodama & Tea Time 🙂

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