My Bookshelf: la Piccola Sarta cinese e l’amante giapponese

Eccomi qui, ennesima nuova rubrica! Sì, voglio cercare di coprire vari campi, che poi sono semplicemente le cose che mi interessano 😉 e per cominciare bene, doppia recensione!

I libri che voglio proporvi ci presentano ciascuno uno spaccato di due culture diverse, quella cinese e quella giapponese. Entrambi seguono le vite di persone comuni, profondamente coinvolte nei loro contesti storici e in relazioni amorose che le cambieranno radicalmente per tutta la vita.

Balzac e la piccola sarta cinese è il primo di questi due romanzi, scritto dall’autore e regista Dai Sijie.

Balzac e la piccola sarta cinese
In copertina i tre interpreti del film omonimo.

Ci troviamo in Cina, all’epoca della Rivoluzione Culturale di Mao Tsetung degli anni ’60, durante la quale gli oppositori e/o i loro figli venivano mandati in “rieducazione” nei luoghi più sperduti del Paese, in paesi di contadini, a fare lavori forzati. È in uno di questi villaggi, nella regione del Sichuan, che si trovano i due protagonisti, Luo e il Narratore (di quest’ultimo non sapremo mai il nome, tranne i kanji che lo compongono). I due ragazzi sono entrambi figli di medici importanti, conosciuti in tutta la Cina e che sono considerati “nemici del popolo” secondo il nuovo regime e per questo motivo si trovano sulla montagna di Phenix a fare lavori pesanti insieme anche ad altri giovani in rieducazione. Proprio uno di questi, chiamato Quattrocchi, possiede un baule stracolmo di libri occidentali proibiti e il Narratore e Luo, scoperto ciò, premono l’amico per farsene dare uno. Vengono così a contatto con le opere di Balzac, che saranno le preferite di Luo. Grazie a questo libro e ad altri di autori come Tolstoj, Flaubert, Gogol, Dumas e Hugo, i due giovani scoprono il mondo della passione, dell’amore, colmo di avventure e di bellezza.
Nel corso di questi eventi i due sono anche incaricati di andare al cinema del paese a valle per poi tornare a raccontare al villaggio il film visto. Sarà grazie alle sue doti narrative impareggiabili che Luo conquisterà la Piccola Sarta, una ragazza bellissima che si lascerà incantare dalle storie che Luo legge dai preziosi libri trafugati. Tra i due nascerà un amore intenso, seguito “da lontano” dal Narratore fino alla sua fine, quasi inaspettata.

Mi piace pensare che il Narratore e Dai Sijie siano la stessa persona, poiché anche quest’ultimo fu mandato in rieducazione e mi è parso di cogliere qualche elemento autobiografico lungo la narrazione, soprattutto riguardo i sentimenti del Narratore verso l’amico e la Piccola Sarta. Il Narratore infatti prova un profondo affetto per i due amici ma anche qualcosa di più per la Piccola Sarta, alla quale decide però di rinunciare perché più riservato e meno intraprendente dell’amico Luo.

La Piccola Sarta è probabilmente il personaggio più particolare: tra le righe delle sue descrizioni, ho sempre percepito un alone di mistero (anche di lei non si conosce il nome) e non sappiamo quasi mai ciò che pensa, tranne sul finale. Balzac e gli altri grandi autori della letteratura a lei giunti attraverso i racconti di Luo saranno la chiave per la sua libertà culturale e non solo.

Questo è dunque l’importante messaggio che si può trarre da questo romanzo: la lettura e la letteratura ci conferiscono il grande potere di comprendere il mondo attraverso gli occhi di chi scrive ma ancora di più sono uno stimolo ad esplorare questo vasto mondo, alla ricerca della propria felicità e realizzazione.

L’amante giapponese di Isabel Allende mi ha piacevolmente colpito, in quanto sono sempre un pochino diffidente se non conosco l’autore (ma vista la soddisfazione, credo cercherò qualcos’altro della Allende).

L'amante giapponese

Stavolta ci troviamo all’incirca ai giorni nostri, poiché la storia copre un lasso di tempo dal 2010 al 2013. Lark House è un centro d’accoglienza per anziani molto particolare dove la ricca signora Alma Belasco ha deciso di trascorrere i suoi ultimi anni di vita. Irina Bazili, una giovane ragazza moldava, viene assunta dapprima come parte del personale della casa, poi come segretaria di Alma, iniziando così a scoprire il passato della signora, che è stato segnato indissolubilmente dal grande amore per un uomo giapponese di nome Ichimei Fukuda.
Grazie alla ricostruzione della genealogia di famiglia da parte del nipote di Alma, Seth Belasco, anche il lettore verrà a conoscenza della vita di Alma, per mezzo di numerosi flashback che partono dalla Polonia e che portano a San Francisco, con un intermezzo che mostra il trattamento degli americani verso gli immigrati giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale, in un cammeo di emozioni, reminiscenze e riflessioni.

In questo caso, il personaggio che più mi ha affascinato è proprio Ichimei Fukuda. Un uomo calmo, controllato, dall’animo pacato e costantemente impegnato nel dare il meglio di sé nella propria attività di giardiniere, eppure intensamente innamorato di Alma, tanto da non dimenticarla per tutti gli anni a venire.

Lo stile dell’autrice trovo si adatti benissimo all’atmosfera malinconica che permea il romanzo, sia quando si narrano le vicende di Alma, sia quando invece viene dato spazio a quelle di Irina, seconda protagonista femminile con dei segreti che preferisce non rivelare fino all’ultimo.

Ma perché parlarvi di due romanzi, all’apparenza così diversi, nello stesso post?

Effettivamente non li ho scelti pensando che ci potesse essere un collegamento anche indiretto tra l’uno e l’altro, ma nel corso della lettura de L’amante giapponese ho potuto constatare che in qualche modo i due libri sono quasi speculari.

Innanzitutto sono diametralmente opposti per quanto riguarda il periodo della vita vissuto dai protagonisti: Luo, il Narratore e la Piccola Sarta sono circa diciannovenni, mentre Alma ha ottantasei anni e le persone a cui ha voluto bene, come il marito Nathaniel o il padre adottivo Isaac, sono morte. Inoltre, se per i tre ragazzi cinesi la letteratura è uno stimolo a voler scoprire il mondo, Alma lo ha già fatto e, avendo ormai coscienza di esso e di sé stessa, sente il bisogno di trovare un posto dove potersi ritirare in pace. La giovinezza e la frenesia causata dalla scoperta della Piccola Sarta, in particolare, si oppongono quindi alla vecchiaia (non proprio accettata) e alla lentezza che questa comporta di Alma. Le due protagoniste in qualche modo si somigliano: sono intelligenti, attente a ciò che possono cogliere e imparare da ciò che le circonda, anche se è uno spazio limitato come lo erano il villaggio della Piccola Sarta o la casa dei Belasco, così diversa da quella in Polonia dei genitori di Alma. Sono aperte ad ogni novità e scoperte, pronte a dare tutte loro stesse e chi sta loro vicino non può far altro che stare a guardare mentre seguono la loro strada.

Entrambe poi hanno avuto una guida: nel caso della Piccola Sarta, Luo è stato il suo “Virgilio” alla scoperta di un mondo di cui altrimenti non avrebbe nemmeno immaginato l’esistenza, mentre Alma è sempre stata guidata dall’amore per Ichimei, l’unica costante della sua vita anche durante le loro lunghe separazioni.

I due libri, infine, sono di nuovo in opposizione per quanto riguarda il finale: il racconto di Dai Sijie infatti ha un finale aperto che suscita emozioni contrastanti e domande che non avranno mai risposta, mentre quello proposto dalla Allende è un finale all’inizio rivelatore, per poi diventare semplicemente una realistica conclusione della storia di Alma.

Del primo romanzo non riesco a trovare difetti particolari: è scorrevolissimo, l’ho letto in tre giorni (ma si legge anche in meno tempo, io l’ho letto praticamente a Natale, dunque non ho avuto sufficiente tempo libero XD) ed è davvero piacevole, senza artifici retorici. Lo definirei quasi un inno alla letteratura e agli insegnamenti che possiamo trarne. Forse l’unica cosa che mi ha lasciato in disappunto è proprio il finale aperto, una cosa che in generale mi è difficile sostenere: non sopporto di non sapere cosa succede ai personaggi ai quali magari mi sono affezionata, preferisco trovarmi un finale con cui non sono d’accordo ma che pone una conclusione più o meno definitiva.

Per quanto riguarda il secondo libro, invece, posso dire che forse è stata messa troppa carne al fuoco, senza avere poi una certa utilità per la storia con la propria risoluzione (mi riferisco in particolare al personaggio di Irina, che secondo me aveva grandi potenzialità, ma che non sono state sfruttate appieno e la cui storia è stata conclusa in maniera frettolosa). Immagino che le storie secondarie parallele a quelle di Alma servissero ovviamente a dare un background più ampio per quanto riguardava i personaggi che la circondavano e Lark House, ma temo non abbia funzionato a dovere e che alla fine sia stata semplicemente avvantaggiata la sua linea narrativa.

Nonostante questi “buchi”, questa storia d’amore è godibilissima, anch’essa grazie ad uno stile che ho trovato elegante ma non insostenibile, come mi aspettavo un po’, a istinto, da Isabel Allende.

In conclusione, questi due libri sono un po’ come due biografie, il che giustifica anche le visioni forse ristrette di alcuni “angoli” delle storie che raccontano, che ho trovato affascinanti e mi hanno fatto realizzare come ognuno di noi venga condizionato per sempre dalle persone con cui viene a contatto. Consiglio entrambi vivamente e spero possiate passare delle piacevoli ore di intrattenimento e di riflessione.

Immaginatevi un ragazzotto di diciannove anni, digiuno di esperienze amorose, ancora assopito nel limbo dell’adolescenza, e che non aveva conosciuto altro se non le solite chiacchiere rivoluzionarie circa il patriottismo, il comunismo, l’ideologia e la propaganda. Di punto in bianco, come un intruso, quel piccolo libro mi parlava dell’insorgere del desiderio, della passione, delle pulsioni, dell’amore, tutte cose su cui, fino a quel momento, nessuno mi aveva mai detto niente.
(Balzac e la piccola sarta cinese)

Iniziamo a invecchiare nel momento in cui nasciamo, cambiamo giorno dopo giorni, la vita è un continuo fluire. Ci evolviamo. L’unica cosa diversa è che adesso siamo un po’ più vicini alla morte. E cosa c’è di male in questo? L’amore e l’amicizia non invecchiano.
(L’amante giapponese)

Vi ringrazio per la lettura di questa recensione e vi invito a mettere mi piace sulla pagina facebook del blog, Kotodama and Tea Time, dove ho creato gli album dedicati alla Manga Reading Challenge per quest’anno (qui sul blog trovate l’elenco completo dei titoli che ho scelto) e alle mie letture generiche, nel caso vogliate qualche spunto 😉

Alla prossima!

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