MANGA REVIEW: Full Metal Alchemist

Finalmente torno a scrivere sul blog, la sessione è finita yeeeee 😀 sono pronta a scrivere di un mucchio di cose quindi tenetevi pronti!
Partiamo subito con la recensione di oggi ^^

Ritorniamo sui manga, questa volta con uno dei più conosciuti: Full Metal Alchemist di Hiromu Arakawa.

Avendolo inserito nella mia Manga Reading Challenge (la trovate qui sul blog) per il 2016, non potevo non commentarlo dopo una lettura fresca fresca: finora non avevo ancora avuto modo di leggerlo e dopo averlo comprato in fiera lo avevo messo da parte in attesa del momento buono. Quel momento è arrivato ed eccoci qua.

Credo sia leggermente superfluo spiegare la trama di questo manga ma la riassumerò comunque brevemente per completezza.

Ci troviamo nel paese di Amestris, dove l’alchimia è uno studio portato avanti da molti anni e ormai affermato. Esistono addirittura le figure degli alchimisti di Stato, al servizio dunque del governo militare che si è instaurato dopo una lunga guerra contro il popolo di Ishbar. Edward Elric, protagonista insieme al fratello Alphonse e portatore del titolo di Alchimista d’Acciaio, è uno di loro ed è in viaggio con uno scopo: trovare la pietra filosofale, un artefatto leggendario che potrebbe aiutare Ed e Al a riavere i loro corpi: i due fratelli, infatti, hanno tentato di compiere un atto vietatissimo dalle leggi dell’alchimia, ovvero resuscitare la madre trasmutandone l’anima. Purtroppo i loro sforzi non vanno a buon fine e Al scompare completamente, come anche la gamba di Ed. Questi, per riportare indietro almeno l’anima del fratello, ricorre alla legge dello scambio equivalente, dando il proprio braccio e legando così l’anima del fratello ad una grossa armatura.

Nel corso del loro viaggio alla ricerca della pietra, i due si troveranno invischiati in misteri legati ai piani alti dell’esercito, nonché in battaglie piuttosto sanguinose con molte altre persone interessate alla pietra, primi fra tutti gli Homunculi, creature con un aspetto umano ma quasi immortali, con intenti poco chiari.

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Edward Elric e il fratello Alphonse.

Nonostante la semplicità di questo incipit, Full Metal Alchemist si rivela essere un manga dalla trama complessa e possiede una gran quantità di personaggi.

Edward Elric e suo fratello Alphonse sono i protagonisti indiscussi e, anche se molto giovani, non solo hanno raggiunto un’alta padronanza dell’alchimia tanto da diventare “cani dell’esercito”, ma hanno un passato quanto mai oscuro, macchiato da un errore che è stato per loro quasi fatale. Tentando di compiere una trasmutazione umana, hanno violato un tabù e questo segnerà per sempre la loro vita, poiché anche il loro rapporto fraterno sarà condizionato da esso.

La loro presenza scenica è senza dubbio molto forte, ma non tanto da non lasciar spazio a personaggi ben studiati e caratterizzati come il colonnello Roy Mustang e la sua assistente, il tenente Riza Hawkeye: i due hanno un rapporto di estrema fiducia l’uno nell’altra, oltre che di stima, e anche nella loro individualità sono personaggi molto interessanti. Anche Mustang e Hawkeye hanno dei trascorsi infelici, in particolare entrambi hanno partecipato alla guerra di Ishbar che, in un modo o nell’altro, ha lasciato cicatrici invisibili nell’animo di tutti coloro che l’hanno vissuta. Specialmente in Scar, un uomo originario proprio di Ishbar, in cerca di vendetta per il suo popolo e che usa l’alchimia esclusivamente per distruggere.

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Il colonnello Roy Mustan e il tenente Hawkeye

E a proposito di distruzione, proprio questo è stato fatto a Ishbar: la popolazione è stata sterminata e le città rase al suolo. Da qui si diramano i delicati temi che la Arakawa decide di affrontare nel suo manga.

Innanzitutto, la guerra stessa. Fonte di disperazione e di grandi perdite, i suoi sviluppi hanno molto in comune con la Seconda Guerra Mondiale e non solo: la persecuzione di un popolo, simile a quello ebreo, che rifiutava l’uso dell’alchimia e poi condannato ad essere diviso nei distretti di Amestris, e anche un riferimento all’etnia Ainu, presente nel nord del Giappone e che, nel corso dei secoli, ha subito molte espropriazioni del proprio territorio venendo inglobato nell’impero giapponese; un governo militare a dir poco restrittivo, con a capo un comandante supremo spietato in battaglia e dalla calma inquietante, King Bradley, e Zolf J. Kimbly, l’Alchimista Scarlatto, tra i collaboratori più malvagi; il rimorso di coloro che vi parteciparono, come Mustang, che fu costretto dal suo ruolo di alchimista di stato e che per redimersi decide di scalare la vetta del potere militare, e come il tenente Hawkeye che porta sulla schiena il segreto dell’alchimia del fuoco usata largamente per uccidere e distruggere.

Questa guerra è anche fonte di corruzione e, diciamocelo, di manie di grandezza: i piani alti dell’esercito non vogliono che una sola cosa, la pietra filosofale e l’immortalità che regala ai suoi possessori e per crearne una sono disposti a lasciare che vengano usati sacrifici umani da tutto il paese per attivare il procedimento, il tutto gestito quasi fosse un’organizzazione mafiosa. Gli Homunculi in realtà tirano le fila di questo piano eseguendo gli ordini del Padre, colui che li ha creati e che vuole fare sua la Verità per rendersi perfetto come un dio, lui che inizialmente era solo un “omino nell’ampolla”.

Allo stesso tempo però la guerra insegna i valori della famiglia e dell’altruismo: Edward e Alphonse non rimangono da soli dopo la morte della madre e l’abbandono del padre, ma crescono insieme all’amica Winry Rockbell e a sua nonna Pinako, entrambe costruttrici di automail, ovvero protesi artificiali in acciaio molto resistenti. Le due meccaniche divengono dunque la famiglia dei fratelli Elric, che sapranno di poter sempre contare su di loro, come anche sulla maestra alchimista Izumi Curtis, che li tratta come figli suoi. L’altruismo e le preoccupazioni di Winry per i fratelli Elric sono sicuramente eredità dei suoi genitori, entrambi medici che curarono i feriti della guerra, che fossero di Amestris o di Ishbar. I signori Rockbell sono un grande esempio di valore morale che dovrebbe contraddistinguere ogni medico e che invece vede il suo opposto nel dottor Marcoh, che contribuì agli esperimenti con la pietra filosofale e che, pentitosi, vive una vita nascosta e in continuo timore di essere scoperto e punito per i suoi misfatti.

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I fratelli Elric e Winry Rockbell da piccoli :3

Inoltre, è interessante la proposta di un grande tema affrontato spesso da filosofi e studiosi: il ruolo dell’uomo nel mondo. Da sempre l’uomo ha cercato di essere artefice di se stesso e di migliorarsi attraverso la scienza, ma in Full Metal Alchemist questa, sotto la veste di alchimia, è usata per la ricerca della perfezione, qualcosa di impossibile per un essere imperfetto e che può produrre soltanto altre cose più o meno imperfette (in questo caso, gli Homunculi).

Ma oltre a questi temi, che di sicuro hanno subito un forte impatto sul lettore e che nascondono una ricerca e uno studio non indifferenti da parte dell’autrice, cosa mi è piaciuto in particolare di questo manga?

Innanzitutto il suo punto focale, ovvero l’alchimia. Molti dei riferimenti nel manga a questa disciplina si rifanno a quelli che un po’ tutti conosciamo: i cerchi alchemici che servono per compiere la trasmutazione del mondo circostante, la pietra filosofale che dona la lunga vita e che non si trova per forza allo stato solido, le ricerche compiute scritte in forma allegorica e che vanno interpretate per non farle cadere nelle mani di chi non può comprenderle, e così via. Viene inoltre esposto il principio dello scambio equivalente, secondo cui non si può ottenere nulla senza un ritorno dello stesso valore: una legge troppo riduttiva per essere applicata a tutto il mondo al di fuori dell’alchimia e i fratelli Elric lo capiranno a loro spese. È un po’ un peccato che questo principio e anche i meccanismi veri e propri dell’alchimia non vengano approfonditi nel corso della storia: vediamo Ed e Al, come altri alchimisti, studiare e fare ricerche ma non sapremo mai bene cos’è che leggono e che cosa ci sia dietro questo studio, se non che richiede conoscenze di biologia, fisica e chimica. Sarei curiosa di leggere un eventuale “quaderno” con gli appunti di alchimia di Edward, potrebbe essere un volumetto interessante perfetto per la vendita e che penso entusiasmerebbe i fan della serie.

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Dal potere alchemico della pietra filosofale nascono gli homunculi, creature quasi immortali. Presenti anche nella tradizione alchemica, in Full Metal Alchemist nascono dai sette peccati capitali del cosiddetto Padre, che vuole liberarsi di questi vizi che lo rendono imperfetto per avvicinarsi alla condizione di dio. La creazione stessa degli homunculi era considerata dagli alchimisti una sfida alle leggi divine, così come quella delle chimere, che vengono create mescolando un corpo umano ad uno animale. Riceviamo un esempio di quanto tremendo sia produrre una di queste creature già dai primi volumi in una scena che, devo dire, mi ha davvero segnata.

Gli homunculi nati dal Padre, tuttavia, hanno poteri fuori dal comune, si rigenerano in fretta e soprattutto sono senzienti e capaci di ragionare, pur rimanendo al servizio di chi li ha creati.

Mi piace che ognuno rappresenti uno dei peccati capitali: il mio preferito in particolare è Greed, l’Avarizia (sarà che anche a me piace possedere cose?) ma devo dire che trovavo altrettanto interessante Wrath, l’Ira, molto più di Pride, l’Orgoglio o la Superbia, che rivestiva un ruolo più importante all’interno della loro gerarchia; Gluttony, la Gola, era probabilmente il più inquietante, forse perché l’idea che si mangiasse tutti indistintamente è qualcosa di semplicemente raccapricciante in qualunque modo lo si veda; Lust, la Lussuria, che accompagna Gluttony quasi a voler significare che i due peccati vanno spesso a braccetto, è fascinosa e intrigante; Sloth, la Pigrizia, è un gigante forzuto ma con poca voglia di fare qualunque cosa e infatti viene usato per svolgere il lavoro più faticoso e lungo per portare a termine il piano del Padre; infine Envy, l’Invidia, è ciò che più di disgustoso possa essere nella sua forma originale, esattamente come il peccato che rappresenta, che ti consuma e ti rende brutto dentro e fuori (Envy sarà sempre infastidito, infatti, di dover assumere la forma originale al posto di quella di giovane ragazzo che mantiene di solito). È curioso come tutti loro siano nati dal Padre, che a sua volta ha potuto acquisire un corpo solo grazie al sangue del padre di Ed e Alphonse, Van Hohenheim, il cui nome è un chiaro riferimento a Paracelso, famoso medico e alchimista del XIV secolo.

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È interessante come gli Homunculi siano riusciti ad infiltrarsi fino al top del governo militare, tanto da influenzarne le azioni politiche e addirittura a coinvolgere indirettamente anche personaggi che vengono da un altro paese (Ling Yao e i suoi sottoposti, provenienti da Xing, per esempio). Il regime che hanno costruito nell’ombra è così radicato da riuscire a tenere in scacco Edward e compagni man mano che scoprono i suoi segreti. Con simili rivelazioni è impossibile non sentirsi altro che pedine sfruttate e la guerra avvenuta assume così un significato ancora più devastante, poiché tutto era in virtù di un desiderio egoista. La rivelazione di questo grande mistero rende il popolo di Ishbar un simbolo di martirio e ciò che poi subiscono quando la guerra finisce è simile, secondo me, a quel che toccò ai giapponesi immigrati in America e alla seconda generazione (che dunque era a tutti gli effetti di nazionalità americana), i quali venivano deportati in baraccopoli per evitare che si rivoltassero contro l’America e collaborassero col nemico: uomini di Ishbar e giapponesi imparano la sopportazione, a chinare il capo davanti a qualcosa più grande di loro e a essere considerati un pericolo per il paese in cui vivono da sempre ma per le motivazioni sbagliate.

Ma la guerra non è fatta solo dagli uomini, seppur coraggiosi (un grande esempio sono Hughes e Havoc), e la Arakawa lo sa.

Le donne di Full Metal Alchemist sono forti in tutti i sensi: dalla mamma di Ed e Al, che pazientemente attende il ritorno del marito e accudisce da sola i figli piccoli nonostante la salute cagionevole, a Winry, alla maestra Izumi, al general maggiore Olivier Milla Armstrong, queste ultime due entrambe donne di carattere sia in battaglia sia nel rapportarsi con alleati e nemici. In particolare mi piace moltissimo proprio la Armstrong: pur essendo una donna (e possiamo immaginare quanto debba lottare una donna per compiere una carriera militare di successo), ha raggiunto un alto titolo militare ed è a capo di Briggs, la fortezza al nord di Amestris costruita per evitare invasioni dal paese confinante. È bella, intelligente, forte, autoritaria e ha saputo conquistarsi la fiducia dei suoi uomini, che seguono ciecamente i suoi ordini. Ho dunque gradito il ruolo affidato alle donne in questa serie: attive, intraprendenti e coraggiose.

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La adoro, è troppo cazzuta! ❤

Infine, c’è sempre un’ironia che alleggerisce il tutto senza risultare forzata. Le gag spesso si riferiscono alla statura di Ed ma io mi mettevo semplicemente a ridere solo all’apparizione del maggiore Alex Louis Armstrong, uomo enorme, muscoloso e forzuto ma di gran cuore e con una certa vena di narcisismo!

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Lui fa spanciare ahahahah

Insomma, Full Metal Alchemist possiede insieme un’ottima trama e relativo sviluppo, personaggi degni di questa e ben caratterizzati sia dal character design sia dal loro background e temi importanti affrontati con la dovuta serietà. Consigliatissimo se si vuol leggere uno shonen che rispetta i canoni del genere e allo stesso tempo li rinnova, grazie a disegni dinamici e a una storia coinvolgente fino all’ultimo.

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