Fashion Week(end): Lolita fashion – Classic Lolita

Dunque eccomi di nuovo sull’angolo della moda giapponese! Dopo la Fashion Walk a cui partecipai l’anno scorso come osservatrice, ho avuto modo di stringere qualche contatto con alcune delle ragazze presenti e di mantenere viva la mia curiosità riguardo la moda del quartiere di Harajuku a Tokyo. Perciò ho deciso di ampliare il discorso, non potendo essere sempre presente a questi eventi, con questa serie di approfondimenti riguardanti i singoli stili e, per quanto mi è possibile, di accompagnarli con le testimonianze di questi ragazzi per capire come il fenomeno della Harajuku Fashion si sia diffuso in Italia, dal Nord al Sud, e soprattutto per dimostrare che una passione può essere sempre seguita, non importa cosa il mondo circostante pensi di noi.
Pensavo da molto di cominciare questo progetto e ora sono felice di poter finalmente dare il via a questa serie di interviste raccolte apposta per voi!
La moda giapponese è qualcosa di speciale: è caotica e allo stesso tempo canonizzata, kawaii ma stravagante, coloratissima e semplicemente fuori dagli schemi. Per questo mi sono rimboccata le maniche e ho contattato più persone possibile per tirar fuori qualcosa di buono per questa rubrica!
Gli obbiettivi di queste interviste, per me, sono essenzialmente tre:
1) mostrare come vengano reinterpretati questi stili dai ragazzi italiani: la moda non è solo ciò che fa tendenza, ma anche qualcosa di personale e quello che volevo raccontare erano le esperienze dirette di ragazzi pressoché della mia età;
2) dare una guida a chi volesse iniziare a cimentarsi in uno stile particolare o semplicemente trarre ispirazione da chi ne sa di più. Grazie a queste interviste, un novellino può subito scoprire siti online dove comprare e gruppi fb dove chiedere consiglio e in cui si organizzano eventi, così da fare anche nuove amicizie!
3) far capire a tutti coloro che vorrebbero far qualcosa ma non la fanno per paura dei giudizi altrui che non devono lasciarsi frenare da niente e da nessuno. Se la moda, o qualunque altra cosa, è il vostro modo di esprimervi al meglio, allora seguitela e siate voi stessi, sempre.

Cercherò di dare una cadenza settimanale o bisettimanale, sempre nel weekend, finché ci sarà modo di parlare di queste mode colorate all’insegna del kawaii 🙂

Oggi comincio subito con uno degli stili più comuni e amati, il Lolita.

Lo stile Lolita è una moda ispirata all’estetica Rococò e Vittoriana e nacque circa negli anni ’80, quando iniziarono le prime vendite di capi d’abbigliamento oggi considerati Lolita.

 

 

Mana-sama-moi-dix-mois
Ora  questa moda è diffusa in Giappone anche grazie all’influenza di artisti come Mana, chitarrista dei Malice Mizer e dei Moi Dix Mois, il quale ha anche creato il proprio brand, Moi-Meme-Moitié.

Il fenomeno si è ampliato in vari sottogeneri, i quali seguono tutti più o meno il principio dell’essere eleganti e carine, invece che sexy e provocanti (dunque in forte contrapposizione con quanto il termine Lolita evoca ai più, cioè il personaggio del libro omonimo di Nabokov), e addirittura può diventare una sorta di filosofia di vita, votata alla bellezza e ad attività femminili “d’altri tempi”.

Ma come si crea un outfit Lolita?

Ci sono alcuni elementi di base che possono essere variabili a seconda del sottogenere seguito e del proprio gusto, oltre alla pura e semplice comodità.
Headdress: accessori per i capelli, che spaziano dai cappelli alle pinzette, ai fiocchi, ai cerchietti e via discorrendo. Possono anche essere fatti a mano, dando così sfogo alla creatività e riuscendo così ad abbinarli più facilmente agli abiti che già si possiedono.
Blouse (camicetta): la pelle viene scoperta il meno possibile in questo stile, per cui la camicetta è spesso presente negli outfit Lolita, anche perché spesso i vestiti sono fatti in modo che ne richiedano una.
Jumperskirt: letteralmente “scamiciato”, dunque che necessita di una camicia per essere indossato.
One piece: un vestito completo che copre almeno le spalle e quindi non necessita per forza di una camicetta sotto. La lunghezza della gonna arriva quasi alle ginocchia e ha una forma a campana che può essere aumentata grazie all’uso di petticoat (sottogonne) o bloomers (sorta di pantaloncini sottoveste).
Calze: autoreggenti fino alla coscia o al ginocchio, collant opachi con motivi e pizzi, calzini
Scarpe: le Mary Jane sono le più usate, ma una scarpa Lolita di solito basta che sia con la punta tonda e un tacco e un plateau spessi. Sono ammesse anche ballerine o stivali dei vari brand.
A tutto ciò si aggiungono gli accessori come borse, bracciali, collanine, orecchini, nail art, pupazzetti e così via, oltre ovviamente al make up adeguato.

I sottogeneri rispondono quindi a questi elementi di base, per poi elaborarli secondo i propri canoni. Ne esistono davvero molti, spero di mostrarvene il più possibile:

  • Classic Lolita: mira all’essere eleganti e di classe, ispirandosi alla moda vittoriana e al senso di eleganza di quell’epoca, usando per esempio pattern floreali e colori tenui.
  • Sweet Lolita: al contrario del Classic, l’obbiettivo di chi indossa questo sottogenere è sembrare carina come una bambola. I colori dunque vanno dal bianco al rosa fino ai colori pastello e gli outfit spesso hanno come temi dolci, pupazzi, frutta, fiori e anche le favole. Il trucco quindi è anche leggero e spesso i capelli sono raccolti in codini o resi ondulati.
  • Gothic Lolita: i colori sono scuri, dal burgundy, al viola, al nero e il trucco può variare da uno leggero a smokey eyes intensi.
  • Country Lolita: derivato dallo Sweet Lolita, prevede cappelli, cestini e elementi di campagna come frutta e fiori.
  • Hime Lolita: l’idea di questo stile è di sembrare una principessa (hime appunto), quindi comprende accessori come piccole tiare o coroncine, accompagnate da fili di perle o fiocchi, pietre preziose e pizzi.
  • Kodona: uno stile maschile e giovanile indossato però anche da ragazze. Prevede pantaloncini al ginocchio, bretelle, papillon o cravatte, cappelli, calze lunghe e vuole che l’aspetto ricordi quello di un piccolo nobile (da non confondere quindi con l’Aristocrat, molto più maturo)
  • Wa Lolita: riconoscibile dai vestiti dalle maniche ampie che ricordano i kimono (Wa infatti era l’antico termine che indicava il Giappone). Include quindi anche gli obi (le cinture) e talvolta i geta (sandali di legno), ma mantiene la modestia dello stile Lolita con calze lunghe, spalle coperte e trucco naturale. Le stoffe hanno ricami e motivi floreali come i classici kimono e dunque non sono lucide come quelle cinesi e tra i capelli possono essere indossate pinzette floreali o kanzashi (ornamenti tradizionali per capelli quando si indossano kimono o yukata).

Questi sono solo alcuni dei vari sottogeneri che nascono gli uni dagli altri e che hanno raggiunto anche noi in Italia grazie al magico mondo di Internet. È molto più facile di quel che si pensi, al giorno d’oggi, poter arrangiare un primo outfit per questo stile e anche in Italia, ormai, si possono trovare fonti d’acquisto economiche per cominciare.

Vi propongo allora qui di seguito la prima intervista di una lunga serie a due ragazze che indossano spesso la moda Lolita, in particolare il Classic, le quali ci racconteranno la loro esperienza. Al fondo dell’articolo, lascerò tutti i link utili per seguire queste due ragazze e non solo, quindi leggete fino alla fine ^^

Disclaimer: le foto che mostrerò delle ragazze intervistate non mi appartengono, ma sono dei rispettivi fotografi. Se alcune foto senza logo sono di vostra proprietà, vi invito a contattarmi per mettere i vostri crediti.

La prima intervistata si chiama Beatrice. L’ho incontrata la prima volta alla Fashion Walk organizzata a Venezia e ho amato da subito i suoi outfit, è bellissima e raffinata! Insieme a lei, c’è Alice, conosciuta nella stessa occasione, una dolce fanciulla che risulta altrettanto dolce nei modi e nel vestire.

Ciao e grazie per avermi concesso questa intervista. Le domande sono tante, perciò vediamo di far scoprire subito qualcosa di più su come può essere seguita una moda giapponese in Italia!
Innanzitutto, come descrivereste in poche parole la moda di Harajuku?
Beatrice: Colorata, creativa, sperimentale.
Alice: Secondo me la moda di Harajuku è l’immediata conseguenza di una società rigorosa e, se vogliamo essere severi, un po’ repressa. I giapponesi sono famosi per trattenere la loro personalità e i loro sentimenti, ma adoro come i giovani di Tokyo siano riusciti a sfogare la loro creatività e voglia di esprimersi tramite la moda, convogliando tutte le tendenze più pazze e audaci in questo quartiere. Per me Harajuku Fashion è libertà senza freni, creatività e soprattutto divertimento!

So che ne siete molto appassionate. Abitualmente che stile indossate? Quale sottogenere?
Beatrice: Vesto lo stile conosciuto come Lolita kei, in particolare il sottogenere Classic Lolita.
Alice: Al momento lo stile che mi appassiona di più è senza dubbio il Lolita kei. Da piccola non ero molto femminile, mentre crescendo ho iniziato a rivedere i miei gusti in fatto di moda. Il sottogenere che preferisco vestire è il Classic per la sua eleganza e sobrietà, ma se avessi abbastanza tempo e denaro non mi dispiacerebbe provare anche il Gothic e lo Sweet!

Da quanto tempo indossate lo stile Lolita?
Beatrice: Ho comprato il mio primo vestito Lolita nell’agosto 2012, anche se solo verso la primavera del 2013 ho cominciato a creare i primi outfit veramente definibili come Lolita.
Alice: Sono relativamente una novellina: ho vestito per la prima volta Lolita nel settembre 2013, ma per un lungo periodo non ho creato nessun outfit un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché mi sentivo troppo insicura per farlo. Nel dicembre 2014 ho partecipato al mio primo meeting con le ragazze del Veneto e da allora sono abbastanza costante, prendo parte agli incontri il più possibile e cerco di indossare coord semplici anche nella sfera quotidiana.

Per tutti c’è stato quel momento di folgorazione in cui la nostra passione è esplosa. Voi come avete scoperto la moda giapponese e in particolare il vostro stile?
Beatrice: Ho iniziato a scoprire la moda Harajuku attorno al 2009, leggendo i primi manga con riferimenti alle mode Gyaru, Aristocrat e Gothic in generale. Solo due anni dopo su Tumblr ho trovato un master post di abiti del brand Classic Lolita Mary Magdalene, e fu subito amore a prima vista.
Alice: Grazie alla mia passione per la cultura giapponese che non mi abbandona da quando avevo circa 12 anni! Non ricordo esattamente il momento in cui ho realizzato cosa fosse Harajuku e cosa il Lolita kei, ma dev’essere successo in uno di quegli uggiosi pomeriggi davanti al computer, mentre giravo per i forum quando Facebook non era ancora popolare. Passavo il mio tempo tra un forum di anime/manga e l’altro, così devo essere incappata in qualche discussione off topic riguardante Harajuku. L’interesse per il Lolita in particolare però è cresciuto in seguito al viaggio a Tokyo, nel settembre 2013: l’amica con cui mi ero messa in viaggio, all’epoca più ferrata di me sul Lolita, mi fece fare il giro di moltissime boutique di brand e da allora me ne sono follemente innamorata!

Beatrice1
Beatrice, elegantissima!

Perché avete scelto di indossare lo stile Lolita?
Beatrice: Non sono stata tanto io a scegliere il Classic Lolita, quanto questo stile a rispondere esattamente a tutti i miei desideri estetici e di creatività.
Alice: Non è stata una scelta vera e propria, è stato più un lasciarsi trasportare. Quando ho comprato i primi indumenti Lolita non pensavo che avrei coltivato questa passione a tal punto da iniziare a costruirci un guardaroba intorno. Con il tempo ho capito molte cose sul Lolita, come l’importanza di appartenere ad una community. Forse è dal momento in cui ho partecipato al mio primo meeting che possiamo parlare di scelta vera e propria. Avevo voglia di entrare in quel mondo dai colori tenui e gli orli merlettati, conoscere persone più esperte da cui trarre ispirazione e sentirmi parte di un gruppo.

Il Lolita in Italia non è diffuso come in Giappone, quindi come avete iniziato ad indossare questo tipo di abbigliamento?
Beatrice: Ho costruito il mio guardaroba poco a poco, partendo dalle calze, dalle Oxford e Mary Janes e dalle camicette vintage più “lolitabili” che già avevo in casa. Dopo un acquisto sbagliato sull’ingannatore Milanoo (da evitare assolutamente), mi sono regalata un primo signor abito di un brand cinese da Taobao per la laurea. Per un anno ho altalenato tra acquisti su Taobao e compere dalle pagine Facebook dedicate all’usato Lolita, finché non ho scoperto le aste giapponesi e con loro l’usato di brand a prezzo modico.
Alice: Man mano che mi innamoravo del Lolita, raccoglievo più informazioni possibile su tutto ciò che lo riguardava. Alla fine del 2014 sono incappata in un gruppo su Facebook che aveva lo scopo di pubblicizzare meeting nel nord Italia e così ho deciso di prendere parte ad un incontro che si teneva a Padova. Ho conosciuto le ragazze della community veneta, tutte bellissime e molto più esperte di me. Le ho ammirate molto quando rispondevano con gentilezza ai passanti curiosi che si avvicinavano a noi per chiederci come mai fossimo vestite in quel modo. Quel meeting ha acceso la mia creatività e voglia di mettermi alla prova, così ho preso più a cuore questo hobby e ho accumulato i miei risparmi per poterli spendere in indumenti Lolita. Con il tempo ho imparato a creare coord adatti anche alla vita di ogni giorno e ad indossarli senza provare imbarazzo, con sicurezza e spensieratezza.

Alice4
Alice, che sembra una bambolina!

Indossate quotidianamente questo stile o solo in occasioni particolari? (per esempio meeting, eventi, fiere, feste, etc.)
Beatrice: Fin da subito ho iniziato a vestire abiti Lolita in ogni tipo di occasione, dall’appuntamento alla lezione all’università alla giornata con gli amici; solo dopo sei mesi ho avuto l’occasione di partecipare alla prima Harajuku Fashion Walk a Venezia e solo dopo un anno ho preso parte al mio primo meeting Lolita, a Milano. Per la vita quotidiana indosso pochi accessori e un minimo di petticoat, mentre ai raduni internazionali o ai meet locali sfogo tutta la mia creatività sobbarcandomi di accessori a tema, parrucche e stampe vivaci.
Alice: Per ora riesco ad indossarlo soprattutto per partecipare ai meeting in maniera più ricercata, con una maggiore cura per gli accessori, più raramente per uscire per conto mio utilizzando capi più “casual” abbinati a indumenti non prettamente Lolita ma che creano un bell’abbinamento armonioso. Dipende sempre dal tempo e dalle circostanze, ma se fosse per me lo vestirei sempre!

Alice1Beatrice2

Secondo voi cosa non può mancare in un outfit Lolita per essere considerato tale? E si possono inserire elementi personali senza snaturarlo?
Beatice: Ogni abbinamento Lolita che si rispetti deve essere caratterizzato da tessuti di buona qualità, abbinamenti cromatici ben bilanciati, spalle coperte e gonna ben gonfia. Sta poi alla singola persona decidere se basare il proprio outfit sulle cromie o su un tema, puntare agli accessori o vestire un abito molto importante, coprirsi le spalle con bolero, o cardigan,o camicie, o anche giacche, scialli e pellicciotti. Al di fuori delle poche regole basilari su qualità e silhouette il resto è una scelta singola.
Alice: Il Lolita kei è forse lo stile Harajuku con più canoni. Alcuni di questi canoni si possono anche “infrangere” (a patto di creare ad ogni modo un buon coord), altri sono essenziali per far sì che lo stile venga definito Lolita. L’elemento fondamentale è la silhouette della gonna: lunga fino al ginocchio, ampia e ben sostenuta da una petticoat, cioè una sottogonna in tulle o organza che serve a dare agli abiti la caratteristica forma a cupcake (o ad “A”, dipende dal taglio della gonna!). L’altra regola fondamentale è di tenere sempre le spalle coperte! Per i giapponesi mostrare le spalle equivale a mostrare il decolleté per gli occidentali, perciò è importante mantenere un’immagine pudica, soprattutto se si tratta di uno stile così innocente e talvolta fanciullesco. Per ultima cosa, un outfit non è considerato Lolita se non si indossa nulla fra i capelli! Fiocchi, bonnet, cappelli, ecc completano il coordinato e danno armonia ed equilibrio al tutto!
Anche se non si trattano di canoni veri e propri, a parer mio, perché un outfit venga su bene non bisogna trascurare trucco e parrucco! È vero che il Lolita non richiede un trucco pesante, ma ciò non vuol dire che non ci debba essere. Secondo me basta anche un tocco di fondotinta, cipria, blush e mascara per fare la differenza, ma ovviamente dipende da persona a persona. Personalmente, adoro truccarmi e non mi sentirei a mio agio nel vestire un coord meraviglioso senza almeno un filo di make-up. La stessa cosa vale per i capelli: a me piace utilizzare i miei capelli naturali, ma anche le parrucche sono una valida soluzione, purché siano di buona qualità.

So che esistono diversi marchi con collezioni dedicate a questa moda, avete quindi qualche marchio preferito?
Beatrice: Tra i miei brand preferiti annovero ai primi posti il cinese Krad Lanrete, il primo brand da cui abbia mai comprato qualcosa, e il giapponese Mary Magdalene. Altri brand che adoro (questi tutti giapponesi) sono: Victorian Maiden, Innocent World, Triple Fortune, Juliette et Justine, Jane Marple – anche se di quest’ultimo non ho ancora avuto l’occasione di comprare alcunché.
Alice: Amo i design di Innocent World, un brand giapponese famoso per il genere Classic, ma non potendo sempre permettermi degli abiti IW, ho imparato ad apprezzare anche i brand più modesti, come quelli cinesi (Infanta, Magic Tea Party, Surface Spell) e il famigerato Bodyline (un “brand” giapponese noto per la qualità altalenante dei suoi prodotti). Com’è vero che l’abito non fa il monaco (proverbio che casca a fagiolo), un abito di brand non assicura la buona riuscita di un coord. Tutto sta nella capacità di creare abbinamenti tra colori e textures!

BeatriceAbiti
Panoramica degli abiti di Beatrice!

Un problema del seguire una moda particolare è saper scegliere cosa indossare e quando. Cosa condiziona in particolare la scelta dei vostri outfit?
Beatrice: Se mi devo vestire per una giornata normale mi lascio spesso ispirare dall’umore della giornata, da un colore che in quel periodo mi vedo bene addosso o da un capo che non indosso da molto tempo o che ho voglia di risfoggiare. Se invece devo preparare un outfit per un evento importante mi preparo con largo anticipo mediante varie prove dell’outfit in questione, seguendo il tema dell’evento (molto spesso meet, feste e raduni Lolita seguono temi precisi) o scelgo come base un abito importante per stampa e materiali che ho di rado occasione di vestire nella vita di tutti i giorni.

Beatrice3
Beatrice e il suo outfit per l’evento Regalia, tenutosi a Londra! D’ispirazione sherlockiana, direi!

Alice: Il Lolita, per quanto odi ammetterlo, è uno stile piuttosto dispendioso. Uno dei primi consigli che le ragazze più esperte danno alle newbies è di scegliere un sottogenere e una palette di colori ricorrenti e costruire il guardaroba attorno a quegli elementi per risparmiare soldi. Ad essere sincera, all’inizio non ho preso molto in considerazione questa preziosa dritta, ma con il tempo il mio guardaroba ha preso una forma sempre più definita. Perciò nei miei outfit, oltre allo stile Classic sempre presente, ricorrono spesso i colori del nero, vinaccia, blu scuro, rosso, bianco e beige.

Come ogni passione, anche la moda Lolita richiede una spesa. Quanto spendete mediamente per seguire questo stile?
Beatrice: Ordinando abiti in blocco dal Giappone circa tre volte l’anno ci possono essere mesi in cui non spendo nulla e altri dove la spesa si impenna. Generalmente, tenendo conto sia di elementi off brand che brand e non tenendo conto delle spese di spedizione, spendo sui 20-40€ per una camicia, 10-30€ per cardigan e bolero, sui 30-50€ per le gonne (fatta eccezione per una gonna di Juliette et Justine) e tra i 30 e i 150€ per jsk (jumperskirt) e op (one piece). Borse, scarpe e accessori sono acquisti che compio quasi esclusivamente in negozi locali e che utilizzo sia nei miei outfit Lolita sia nella mia vita di tutti i giorni.
Alice: Come dicevo, vestire Lolita non è come vestire da H&M, purtroppo. Gli abiti di brand arrivano a costare anche cifre esorbitanti, per chi non ha un lavoro può essere difficile riuscire a permettersi vestiti simili. Per ora ricorro a qualsiasi espediente per risparmiare quanto più mi è possibile. Come molte ragazze fanno, acquisto gli abiti di seconda mano perché costano meno dei nuovi, compro gli accessori non di brand nei negozi della mia città, rivendo ciò che non indosso più e in questo modo riesco a permettermi di comprare abiti nuovi. I miei coord, compresi di ogni accessorio, scarpe, eccetera, possono avere un costo complessivo tra i 120 e i 200 euro, molto poco rispetto alla media che di solito si aggira intorno ai 400-450 euro. Non ho una spesa mensile fissa destinata al Lolita perché la mia disponibilità economica può variare molto a seconda dei periodi dell’anno, quindi cerco di approfittare dei periodi “floridi” oppure delle festività come il Natale o il mio compleanno.

Da dove comprate fisicamente vestiti e accessori per il Lolita? Li fate anche a mano?
Beatrice: A parte gli accessori e le scarpe che acquisto in negozi locali (Accessorize, H&M, Pittarello, Deichmann, negozietti dell’usato per alcune camicie e cardigan) i miei acquisti Lolita li ho sempre fatti da Taobao mediante lo shopping service Clobba Online, dalle aste giapponesi per acquisti di brand mediante lo shopping service fromjapan, e sporadicamente da mercatini occidentali su Facebook e su siti dedicati, come Lacemarket.
Alice: Il più delle mie spese Lolita le faccio online, in gruppi di vendita di seconda mano su Facebook, su siti specializzati (come Closet Child, Bodyline), su Taobao (una sorta di Ebay cinese). Per gli accessori, come accennato prima, ricorro ai negozi della mia città come Accessorize, Bijou Brigitte e Stella Z, è incredibile la quantità di roba adatta al Classic Lolita si può trovare in questi posti!

Alice3bis
Infatti i fiocchetti ti rendono super carina, Alice!

Quale accessorio o dettaglio non può mancare nei vostri outfits?
Beatrice: Nei miei outfit non faccio mai mancare qualche decorazione al collo, che sia data da collane, chokers, spille o fiocchi, e qualche fiore o perle tra i capelli.
Alice: Non ho mai pensato all’accessorio che potesse caratterizzare i miei coord, ma riflettendoci su, direi che ho un debole per i fiori ed i fiocchetti. Sono degli accessori molto versatili che posso riutilizzare in molti outfit, quindi sono presenti nella maggior parte di essi.

Harajuku è famosa per la varietà di stili e mode che vi si possono trovare. Se non indossaste questo stile, quale altro indossereste?
Beatrice: Se non indossassi il Classic Lolita vestirei di sicuro il suo fratello da cui è nato, l’Otome kei – ma il portafoglio costringe a scegliere tra i due!
Alice: C’è più di uno stile, Harajuku e non, che mi piacerebbe o mi sarebbe piaciuto provare. Tra quelli che mi attirano di più ci sono il Pastel Goth (amo i capelli color lavanda o baby pink!), il Gyaru per i make-up super elaborati e femminili, il Larme kei per la delicatezza dei colori e delle textures, il decora per la moltitudine di accessori e colori che è possibile abbinare in un solo outfit. Potrei andare avanti per molto. Purtroppo non so se mi sarà possibile sperimentare con questi bellissimi stili, quindi per ora mi tengo stretto il Lolita kei!

Ne avete provati altri?
Beatrice: Oltre al Classic ogni tanto vesto altri sottogeneri del Lolita, quali il country, il Gothic e persino il Pirate per qualche evento sopra le righe. Parlando di stili Harajuku ho spesso indossato outfit Shironuri, Cult Part kei, Otome kei, Pastel Goth, vari tentativi di Romantic Gyaru e al momento sto preparando anche un outfit Uchuu kei.
Alice: Poco prima di innamorarmi del Lolita kei mi ero innamorata dell’Aomoji kei, uno stile molto particolare e non troppo definito. Il principio dell’Aomoji è quello di indossare vestiti per piacere a se stesse e non ai ragazzi. Il modo di vestire può essere sì femminile, ma molto stravagante e a volte “fuori moda”. È uno stile che trovavo perfetto per essere indossato ogni giorno anche a scuola o per uscire il pomeriggio, e quello che mi piaceva di più era che non dovevo per forza comprare online, potevo benissimo adattare ciò che vendono nei negozi occidentali e mixare il tutto tatticamente assieme ad elementi vintage. Una delle mie modelle Aomoji preferite è la famosissima Seto Ayumi.

Questo tipo di interessi sono considerati “strani” in occidente e spesso comportano la difficoltà di farsi accettare dagli altri. Cosa ne pensano del vostro stile amici e parenti?
Beatrice: Molti amici apprezzano la mia creatività nel vestire; il loro motto è “questo vestito/ecc. ti sta d’incanto, ma io non lo indosserei MAI”. A volte genitori e sorella sbuffano nel vedere quanti accessori riesco a indossare nello stesso momento (spesso più di dieci) ma non si sono mai opposti alle mie sperimentazioni, limitandosi a qualche consiglio oculato.
Alice: Mia madre è colei che mi supporta di più in questa mia passione, mi dà consigli, mi sprona a vestirmi Lolita anche al di fuori del contesto “meeting”, mostra orgogliosa le mie foto alle sue colleghe (anche se ogni volta la prego di smetterla…). Il mio ragazzo pensa che sia un hobby un po’ stravagante, ma non ha mai avuto problemi con questo. Quando usciamo insieme ed io sono in Lolita è come se fossi vestita in jeans e maglietta, per lui non cambia nulla. I miei amici sono molto curiosi al riguardo, mi fanno spesso domande sul perché vesto in questo modo, mi fanno i complimenti. A volte cerco di trascinare le mie amiche nel baratro del Lolita kei, ma con scarsi risultati…

Siete mai state prese in giro per il vostro modo di vestire? E come avete affrontato le critiche?
Beatrice: Certo, può capitare spesso girando per strada o per negozi, ma non è niente a cui la mia adolescenza da “goticona” non mi abbia già temprata. Queste prese in giro vengono sempre da individui che non riescono a immaginare la moda come un’espressione di arte o di bellezza; sono sempre ben disposta a spiegare lo stile che indosso a chi mi chiede delucidazioni ma per i gretti che sanno solo che insultare non perdo nemmeno un minuto del mio tempo.
Alice: E’ successo solo una volta. Era ancora un periodo incerto, quando avevo giusto qualche main piece e la petticoat, e cercavo di abbinare il tutto con quello che avevo nell’armadio. Riguardando le foto di quell’outfit non lo definirei nemmeno Lolita, ma nel complesso non era un brutto abbinamento. Avevo deciso di sfoggiare quel look eccentrico a scuola, per capire come ci si sentisse ad essere così appariscenti, cosa che per una come me, allora timida e insicura, era totalmente ignota. I miei compagni di classe mi fecero tutti un sacco di complimenti, alcune ragazze mi chiesero se potevano toccarmi la gonna e vederla più da vicino. A ricreazione, incrociai gli sguardi di un paio di ragazze che non conoscevo. Mi guardavano come se fossi un alieno, ed io avevo già capito che avrebbero detto cattiverie su di me. Poco dopo, camminando per il cortile, me le ritrovai un po’ più avanti di me che confabulavano su come sembrassi una pazza disagiata vestita in quel modo. Le loro facce quando si accorsero che ero dietro di loro furono impagabili! Si dissero a voce troppo alta “Ops, mi sa che abbiamo fatto una figura di m***a…” e fu dura non ridergli in faccia. L’accaduto non ebbe nessun impatto su di me, anzi, forse mi aiutò a capire che in fondo non è così difficile affrontare i pareri della gente, soprattutto di quella ignorante.

MeetingInVeneto
Meeting a tema Alice nel Paese delle Meraviglie, organizzato tramite il gruppo veneto dedicato agli incontri Lolita!

In qualunque caso, per ogni cosa esistono piccole comunità dove si possono conoscere altri appassionati e in cui ci si può sentire meno soli. Conoscete altre persone che indossano questo o altre mode giapponesi?
Beatrice: Frequentare l’ambiente Lolita e delle Fashion Walk mi ha permesso di conoscere decine, se non centinaia, di persone con i miei stessi interessi e provenienti da tutto il mondo. Alcune di queste persone sono anche diventate mie care amiche, mentre con molte altre ci si ritrova piacevolmente in raduni e meet che spesso contribuisco ad organizzare per una scorpacciata frillosa e quattro chiacchiere in compagnia – vedi la mia pagina fb Lolita Kei meetings in Veneto.
Alice: Nell’ultimo anno ho conosciuto molte persone che vestono la moda di Harajuku, il tutto grazie ai meeting a cui ho partecipato: alle Harajuku Fashion Walk, dove ragazzi e ragazze si riuniscono sfoggiando i loro migliori outfit per “sfilare” nelle vie della città, e ai meeting Lolita, dove noi donzelle vestite di pizzi e merletti ci incontriamo per prendere il tè, passeggiare e parlare delle ultime releases dei brand Lolita più in voga. Fare parte di una community Harajuku e Lolita è una bella sensazione perché sei circondato da persone con la tua stessa passione e ti senti libera di essere te stessa!

 

MeetingRegalia
Il meeting di Londra. Erano tantissime!

Prendete qualcuno in particolare come modello per il vostro stile? Altrimenti a cosa vi ispirate?
Beatrice: Non ho delle vere e proprie icone di stile, quanto numerose ragazze (tra cui molte conosciute di persona) i cui abbinamenti mi fanno venire voglia di vestirmi elegante di rimando. Preferisco ispirarmi a periodi storici nei miei abbinamenti, come l’eleganza di fine Ottocento, guardare a correnti artistiche come il Preraffaellismo e lasciarmi consigliare dai richiami che le stampe stesse mi suggeriscono. Un tema ricorrente nelle mie ispirazioni è il contesto libresco, tra amanuensi d’altri tempi e bibliotecarie oxoniensi!
Alice: Mi lascio ispirare dalle ragazze “comuni” che condividono le foto dei loro coord online. Non si tratta di modelle professioniste o ragazze popolari, ma di ragazze come me, con un forte senso estetico e una grande capacità nel creare abbinamenti armoniosi.

Come vi fa sentire indossare questo stile?
Beatrice: Bella e a mio agio, libera di esprimere tutta la mia creatività. Alla fin fine il mio motto è “Se non puoi essere un’opera d’arte, indossane una”.
Alice: Ogni volta che indosso un coord Lolita c’è sempre un’iniziale senso di insicurezza e inadeguatezza. Ciò è dovuto alle mie mille insicurezze e per fortuna è una sensazione che scompare una volta uscita di casa, lasciando il posto a sensazioni molto più belle. Mi sento me stessa, mi sento carina e appariscente, sento che la creatività e le idee che avevo in testa hanno preso forma e si sono trasformate in vestiti. Paradossalmente, sono più sicura di me rispetto a quando indosso vestiti semplici ed è qualcosa che tuttora non riesco a spiegarmi al 100%.

Concludiamo questa splendida intervista doppia con un consiglio a chi vorrebbe cominciare ad indossare questa o altre mode giapponesi.
Beatrice: Per prima cosa documentarsi sullo stile in questione, farsi consigliare da altre navigate nell’ambiente per bilanciare i primi outfit ed essere aperti a suggerimenti per migliorare in fretta. Ormai i siti di informazione sono numerosissimi, parlando di Lolita si trovano tutte le guide base sui sottogeneri e regole corredate di immagini sul sito Hellolace (in inglese), le foto di tutte le release di brand internazionali su Lolibrary, e si possono porre quesiti e chiedere consigli sul gruppo italiano su Facebook Lolita Mentor Italia (domande sul Lolita Kei). Seconda cosa, non scoraggiarsi mai di fronte alle possibile incomprensioni di familiari o passanti: si sa che una moda alternativa e kawaii non passa mai inosservata, quindi è meglio indossare il proprio migliore sorriso e tutta la propria autostima e fare le prime uscite in contesti che ci fanno sentire a nostro agio, in compagnia di persone a cui vogliamo bene o vestite sempre secondo stili Harajuku. Terza cosa: sperimentare, non limitarsi mai, e divertirsi, divertirsi, divertirsi!
Alice: Il consiglio chiave è sempre uno: raccogliete informazioni prima di comprare. Non solo risparmierete denaro che altrimenti spendereste senza cognizione di causa, ma partirete molto avvantaggiati, salterete lo step “noob” che spesso ci si trova a vivere quando si tratta di Harajuku fashion, sarete identificati facilmente con il vostro stile ed ispirerete voi a vostra volta le persone che vogliono avere un primo approccio con questa moda. Inoltre non dimenticate di divertirvi e mettervi alla prova. Tutti gli stili di Harajuku sono molto “giocosi” e particolari, a volte anche bizzarri. Sono fatti apposta per far sorridere sia chi li indossa, sia chi li vede!

Grazie mille ragazze! Siete state super esaustive!
Proseguirò col genere Lolita anche nella prossima intervista, quindi se non volete perdervi nulla, mettete mi piace alla pagina facebook del blog, Kotodama and Tea Time!

Alla prossima!!

Link utili:
Pagina di Beatrice Bias – at the core of my dreams:  https://www.facebook.com/Bias-at-the-core-of-my-dreams-481924865288370/
Profilo Instagram di Alice: porcelainlimbs
Pagina Meeting Lolita kei in Veneto: https://www.facebook.com/lolitakeimeetingsinveneto/?fref=ts
Pagina della Harajuku Fashion Walk veneta: https://www.facebook.com/Harajukufashionwalkvenezia/?fref=ts
Next event Haru Walk in Verona: https://www.facebook.com/events/1078828355463173/
Video A Classic Lolita’s Wardrobe: https://www.youtube.com/watch?v=O3Ia65HOO-E  (appreciate *^*)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...