#NostalgiaPortamiVia: Aida degli Alberi

Ok, ora voglio che torniate con la mente alle elementari circa. Squilla la campanella e voi cacciate fuori dallo zaino la vostra bella Kinder Brioss o in alternativa una Colazione Più o una PaneCioc (la mia preferita tra queste tre).

Bene. Chi di voi ricorda ancora il loro sapore perché non costretto a darne un pezzo ad ogni compagno senza merenda, ricorderà anche che, per un periodo, nelle confezioni di queste droghe che davano dipendenza merendine buonissime venivano distribuite anche delle VHS (e se siete così tanto giovani da non sapere cosa sia una VHS forse non dovreste stare su internet) di cartoni animati dai nomi improbabili, ai quali poi erano ispirati anche videogiochi per il pc e figures da collezionare. Dopotutto è la Kinder, con gli ovetti Kinder Sorpresa ci hanno fatto il grano per decenni, dunque ne avevano molto da spendere anche su questo tipo di merchandising. Dicevo, videocassette. Posso dire con una certa fierezza di averne visti più della metà ed è di uno di questi che vi voglio parlare, quello che a quanto pare mi ha colpito di più di tutti da essermi tornato in mente come un lampo qualche giorno fa.

Non vi sentite attanagliati dai feels?

Aida degli Alberi
in realtà pare non sia da considerarsi parte della serie ufficiale dei cosiddetti “cartoni di Kinder e Ferrero”, ma tra i Roteò, i Magotti, i Lunes (nomi improponibili come vi dicevo) e compagnia bella, secondo me spiccava più di tutti. Riguardarlo col senso critico che ho adesso, però, non me lo ha fatto apprezzare allo stesso modo.

Già il titolo è qualcosa che dà un senso di imponente, maestoso, importante. E tale sarebbe stato un cartone del genere se solo avesse potuto esser sviluppato in maniera migliore. Non dico una roba alla Avatar, col cui regista, Cameron, pare sia stata aperta una causa perché i due prodotti erano molto somiglianti, però insomma. Apro qui una parentesi: Cameron deve avere delle manie di persecuzione evidentemente, visto che Aida degli Alberi è del 2001 mentre Avatar uscì nel 2009, pur avendo iniziato a pensarlo già negli anni ’90. Ma direi che il problema non sussiste dato che la sua pre-produzione è comunque iniziata solo nel 2006, oltre a non dover temere niente da un filmetto prodotto da uno studio sconosciuto ai più.

E insomma, Aida degli Alberi, avrete ben capito ormai, ha un ambientazione divisa tra due mondi, uno naturale e incontaminato e un altro di pietra e artificiale.

L’intero intreccio è liberamente ispirato all’opera Aida di Giuseppe Verdi, a partire dai personaggi principali: Aida, principessa guerriera del regno di Arborea, e Radamès, guerriero di Petra; Amneris, figlia del sovrano di Petra Diaspron, Ramfis il consigliere e il padre di Aida, Amonastro.

Aida e Radamès si innamorano, pur essendo di due mondi diversi, e cercheranno di far terminare la guerra che c’è tra i loro popoli, una guerra che sta portando distruzione e schiavitù.

Al contrario dell’opera verdiana, questo cartone ha ovviamente un lieto fine, ma certi difetti sono talmente osceni che fosse stato per me sarebbe stato meglio che Aida e Radamès si fossero davvero chiusi in una cripta.

264689__00_33_01
Ssssh amor mio, chiudiamoci qui dentro forever, forse così non rovineranno tutto. Ah no, troppo tardi.

Mantenendo ancora l’attenzione sui personaggi, troviamo per esempio Kak, figlio del malvagio consigliere Ramfis. Il padre vuole eliminare Radamès per fare in modo che sia Kak a sposare la principessa Amneris, per poi ottenere il potere come effettivo reggente. Kak però è il migliore amico di Radamès e non vuole collaborare ai piani del padre. Fin qui tutto ok, se non fosse che hanno reso questo personaggio idiota e insopportabilmente inutile, come fosse stato inserito per riempire gli evidenti buchi di trama (come il coccodrillo, ma ci arriveremo tra poco). Il culmine di idiozia con questo personaggio è stato raggiunto col suo intermezzo canterino dedicato AI PANINI. Sì dai, il personaggio ciccione con la fissa per il cibo non solo non è stereotipato ma ci stava anche benissimo a livello di trama, no?

Andiamo avanti.

Amneris è una sassy bitch che, miseriaccia, solo ceffoni si meriterebbe. Capricciosa, volubile e piatta in tutti i sensi. Fissata con Radamès, la fanno poi finire insieme a Kak, totalmente a random. E vbb, si vede che volevano a tutti i costi mettere a posto le ship così che tutti fossero felici e contenti.

Parlando invece dello sviluppo del carattere dei personaggi, mi concentrerei di più proprio sulla coppia di felini piccioncini (in questo mondo diviso i personaggi hanno infatti sembianze vagamente feline o serpentesche). Aida e Radamès, più che incontrarsi, si scontrano e in questo modo avviene il classico colpo di fulmine, perché altrimenti non mi spiego proprio come possano definirsi innamorati. Non sanno nulla l’uno dell’altro, Aida addirittura nasconde il fatto di essere figlia del re di Arborea, e non hanno modo di trascorrere abbastanza tempo insieme, fatta eccezione per un breve dialogo dove i due si confrontano sulle loro città, scoprendone le differenze. Radamès poi ha la personalità del solito ragazzino desideroso di fare l’eroe ma è l’unico che in qualche modo subisce un’evoluzione, cambiando idea sulla guerra e facendo davvero qualcosa di concreto per cambiare le cose. Inoltre, ci si aspetterebbe da Aida un ruolo più attivo ma sembra che il film prenda da lei il titolo solo per il fatto di essere stata lei l’innesco del cambiamento e per via dell’ispirazione verdiana. E poi Radamès delle Pietre suonava brutto.

Infine, vengono inserite le mascotte di turno: un coccodrillo, che perlomeno è utile ai fini della trama poiché sul riflesso delle sue lacrime è possibile vedere ciò che lui ha visto (“Piangi, piangiiiii!” cit., capito il giochino sul detto “Lacrime di coccodrillo”?); una sottospecie di babbuino incrociato con il pokemon Aipom, cavalcatura tipica degli Arborei; i cammelli degli abitanti di Petra che dovrebbero dare anche loro una vena comica per i momenti noiosi e senza senso.

coccodrillo

Se tutto ciò non basta per scatenare un grosso WHAT THE FUCK, allora ci possiamo aggiungere le canzoni. Messe per non so quale motivo, non danno alcun apporto né visivo né tecnico al film ma sono sequenze messe lì così, per imitare male i film Disney. Non sono orecchiabili e tranne quella di Kak, che è semplicemente ridicola, sono tutte dedicate ai momenti tristi dei personaggi. Alegriaaaaa.
Tutto è poi accompagnato da animazioni di qualità non proprio elevatissima, però va beh, posso anche sorvolare un po’ dato che stiamo parlando del 2001, quindici anni fa, AIUTO SONO VECCHIA.

Allora cosa c’è di bello in questo mediometraggio (?) da guardare mentre ci facevamo fuori l’intero pacco di merendine?

Di sicuro i messaggi che vuole mandare: rispettare l’ambiente, perché l’uomo lo sta distruggendo sempre di più per costruire “i palazzi”, come dice Radamès per giustificare le azioni di Petra ad Aida; rispettare e accettare il diverso: a Petra e ad Arborea si vive in maniera diversa ma i due stili di vita e gli abitanti possono coesistere pacificamente. Entrambi due messaggi che rimangono molto attuali.
Per un osservatore un po’ più attento e che conosce l’opera Aida, è apprezzabile il fatto che i personaggi abbiano sembianze da rettili o felini, poiché oltre che essere visivamente un modo piacevole per distinguere le razze, è un chiaro riferimento all’ambientazione originale, ovvero l’Egitto: certi soldati per esempio sono proprio disegnati come dei cobra, serpenti adatti alla vita desertica della città di Petra; la mascotte della reggia di Petra è un coccodrillo e il re Diaspron, con un aspetto meno serpentesco ma comunque che fa pensare a un rettile, è evidentemente la personificazione alternativa del Faraone; Aida e Radamès fanno pensare a dei gatti, che come sappiamo venivano venerati nell’antico Egitto.
Curioso è il fatto che
Aida degli Alberi sia stato creato dallo studio torinese Lanterna Magica, che si è occupato anche della produzione de La Gabbianella e il Gatto, film amatissimo, e sempre in quel di Torino venne affidato il doppiaggio, egregiamente svolto dalla Cooperativa ODS. È un peccato che il doppiaggio risenta della scarsa qualità dell’animazione ma, in compenso, Aida degli Alberi fu il primo lungometraggio italiano a sfruttare tecniche 3D, che vediamo infatti esser state utilizzate soprattutto per gli ambienti.
È infine notevole che la colonna sonora sia stata composta niente meno che da Ennio Morricone, il nostro neo premio Oscar! Penso che, con un compositore del genere e l’ispirazione lirica da cui si è attinto, il tutto avrebbe potuto essere molto più maestoso. Ma forse mi sto confondendo con Avatar, spero Cameron non mi faccia causa.

In conclusione, viste le premesse, avrebbe potuto essere un film migliore, adatto davvero alla grande distribuzione. L’ho riguardato con l’occhio critico velato di nostalgia, ma credo penso meriti giusto un rewatch per colmare questa “mancanza” della nostra infanzia, per poi semplicemente andare avanti.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...