My Bookshelf: Le quattro casalinghe di Tokyo

Ogni tanto, anche se costretti a leggere alcuni testi per via degli esami universitari, salta comunque fuori qualcosa di interessante. È così che ho trovato questo libro, mentre leggevo il manuale di letteratura giapponese, il capitolo dedicato al romanzo poliziesco.

In Giappone la fiction è stata per lungo tempo denigrata per i suoi contenuti fantastici e ad essa erano preferiti testi più realistici, spesso scritti in cinese. La lingua giapponese infatti si è sviluppata secondo dinamiche complesse e attraverso vari dibattiti sulla sua forma, perciò ci sono voluti diversi secoli prima che potesse essere considerata degna. Insomma, un po’ come successe con il latino e la lingua volgare in Italia, la letteratura e la lingua giapponese si sono sviluppate di pari passo tra esperimenti e affermazioni di nuovi generi.

Con lo sviluppo del romanzo, detto shōsetsu, grazie all’influenza occidentale che si fece strada in Giappone dopo la riapertura del paese al mondo, nel 1868, sono man mano nati i diversi generi, tra cui quello poliziesco, di cui Edogawa Ranpō è considerato l’iniziatore.

KIRINO_Natsuo
Natsuo Kirino

Tra i libri di questo genere citati sul mio manuale mi colpirono il titolo e la trama di questo romanzo di Natsuo Kirino. Quella piaga della mia prof ha il brutto vizio di spoilerare il contenuto dei romanzi che cita nel suo manuale, ma di questo accennava solo alle protagoniste e alla trama iniziale, dunque ho pensato potesse valer la pena di leggerlo (sì, ho voluto palesemente evitare uno dei testi obbligatori da leggere, che però sto leggendo con fatica ora).

Insomma, il titolo fa subito riferimento alle protagoniste: non le definirei esattamente “casalinghe”, poiché sono quattro donne, certo non più giovanissime, che lavorano tutte insieme part time al turno di notte di una fabbrica di colazioni preconfezionate, ma tutte e quattro sono accomunate dalla frustrazione e dalla tristezza delle loro vite tra le mura di casa, dove ciascuna ha i propri problemi.

Masako, una donna seria, razionale, risoluta, colei che si rivelerà quella con più autocontrollo di tutte, torna ogni mattina dal lavoro in una casa dove dorme in una stanza separata dal marito, col quale vive un matrimonio ormai inaridito, e dove c’è un figlio che non le rivolge più alcuna parola.

Yayoi, la più giovane, la più carina e indifesa, ha due bambini dei quali si prende cura mentre il marito Kenji sperpera i loro risparmi e il proprio stipendio al baccarat in un casinò.

Kuniko si illude di avere una vita di lusso, mentre invece è sommersa dai debiti e ha un compagno che d’un tratto scompare lasciandola senza denaro.

Yoshie deve badare da sola alla propria suocera invalida e ad una figlia liceale per la quale non riesce nemmeno a pagare la gita scolastica.

Ciò che le unirà oltre al loro rapporto di colleghe di lavoro sarà un atto cruento compiuto dalla più insospettabile delle quattro: Yayoi, in un impeto di rabbia, disperazione e sfinimento dopo che per l’ennesima volta tornava a casa ubriaco e senza più un soldo, strangola il marito Kenji con una cintura a sangue freddo. E con lo stesso sangue freddo, la donna, rendendosi conto di non poter costituirsi per il bene dei propri bambini e di doversi quindi sbarazzare del cadavere in qualche modo, si rivolge per prima a Masako, che accetta inspiegabilmente di compiere quel lavoro senza volere nemmeno una ricompensa. Di conseguenza, poiché tale lavoro di occultamento richiede una certa fatica, vengono coinvolte anche le altre che, spinte invece dal bisogno di denaro, si rendono complici del delitto.

Leggendo questa trama mi ero chiesta come potessero essere coinvolte ben quattro persone nell’occultamento di un cadavere e devo dire che la soluzione trovata dall’intelligente Masako spiega perfettamente tutto. Non la rivelerò per non togliere il malsano piacere di questa lettura, ma basti sapere che quello che Masako decide di fare con l’aiuto di Yoshie e Kuniko è a dir poco macabro e agghiacciante, soprattutto per la freddezza e la totale padronanza di sé con cui lo fa.

Da qui in poi si sviluppa il resto della storia durante la quale faremo la conoscenza di altri personaggi, quasi tutti rilevanti per il proseguimento dell’intreccio: Satake, gestore e proprietario di un casinò e di un hostess club; Akira Jumonji, usuraio col quale Kuniko è in debito e che conosce Masako dal suo precedente lavoro; i poliziotti che svolgono le indagini sull’uccisione di Kenji Yamamoto.

Solitamente scene di sangue e di violenza sono per me difficili da sopportare, a causa della mia fervida immaginazione. Sono comunque riuscita a leggere questo romanzo perché d’un tratto il delitto sembra quasi passare in secondo piano, dando spazio al passato dei personaggi e ai loro tormenti. Per esempio seguiremo spesso Masako durante le sue riflessioni o anche Satake impegnato a tenersi buona la sua hostess migliore.

Finché non comparirà un nemico, qualcuno che ha scoperto chi ha fatto fuori Kenji e che vuole in qualche modo vendicarsi. Allora le pagine tornano a raccontare scenari ancora più oscuri dei precedenti e Masako inizierà a vacillare, così come le sue compagne, messe sotto torchio dalla polizia. Masako capirà di dover affrontare il pericolo da sola, capendo che forse l’unica via di salvezza da tutto, dall’anonimo nemico e dalla sua vita senza soddisfazioni, è solo la fuga.

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Da un poliziesco ci si aspetta che l’assassino sia uno e che si dia solo a lui la caccia. Qui invece tutti sono braccati, tutti sentono in qualche modo il fiato sul collo di nemici che non conoscono e tutti hanno compiuto misfatti per i quali sanno che verrebbero puniti pesantemente. Questo aspetto mi ha davvero colpita, è ciò che mantiene la suspense lungo tutta l’opera.

I temi affrontati sono più profondi di quanto si creda e ovviamente vanno oltre l’omicidio in sé: la posizione in società della donna, che ancora non può considerarsi indipendente da marito e famiglia e anzi, viene incoraggiata a stare in casa e a non prendersi il peso e la responsabilità di un lavoro, perché il suo ruolo deve essere quello di moglie e madre; di conseguenza vengono messi in dubbio i valori della famiglia; il gioco d’azzardo e l’alcol sono onnipresenti nelle città giapponesi, tra hostess club, sale di pachinko e quartieri esclusivamente dedicati a questo tipo di intrattenimento (come ben sappiamo non è raro vedere i tipici salary men, storti per le troppe bevute, giacere per strada mezzi addormentati); la prostituzione, che spesso coinvolge ragazze provenienti dal continente asiatico; e altri che potrete scoprire leggendo questo romanzo.

Ovviamente, comunque, il tema centrale è la morte.

Vi è mai capitato, sentendo le notizie di cronaca, di chiedervi come si riesca a livello psicologico ad uccidere una persona? E come sia possibile poi riuscire anche a pensare come nascondere le prove e poi continuare a vivere come se niente fosse?

Siamo sommersi dalle notizie di fatti di questo tipo e per chi non studia psicologia criminale credo che queste siano davvero domande complesse. Perché di mezzo c’è anche la visione che ognuno di noi ha nei confronti della morte. Masako, che possiamo praticamente considerare la vera protagonista di tutto il romanzo, è l’esempio lampante della freddezza che si può avere di fronte ad un cadavere, forse condizionata dalla sua ormai completa apatia verso la propria vita. Masako non sa spiegarsi perché ha accettato di fare quel lavoro sporco e nemmeno come abbia fatto a svolgerlo e secondo me ciò è dovuto al fatto che in cuor suo sentiva di non aver più niente da perdere. La sua situazione familiare addirittura la spinge a pensare di voler andare via dal Giappone, dunque cosa poteva essere in fondo la condanna a morte se fossero state scoperte? Masako stessa si trova a dover fronteggiare la morte, seppur in maniera diversa, e sarà proprio la sua risolutezza anche in situazioni rischiose a salvarla alla fine.

Il titolo italiano, perciò, trovo sia riduttivo sotto molti punti di vista. Quello originale era OUT e credo si adatti molto meglio a ciò che possiamo trovare tra le pagine di questo romanzo: viene appunto FUORI una delle tante sfaccettature della mente umana, che riguarda come ci approcciamo alla morte, e vengono FUORI le verità e i rancori, rompendo i silenzi che impediscono di uscire da una vita insoddisfacente.

Lo consiglio vivamente perché l‘introspezione e la caratterizzazione dei personaggi e il climax distribuito lungo tutto il romanzo mi hanno catturata. Penso proverò a leggere ancora qualcosa di Natsuo Kirino e forse mi toccherà ringraziare la prof di letteratura per non aver spoilerato nulla, per una volta!

Spero la trama vi abbia un minimo incuriosito, in questo libro c’è molto di più di quello che ho detto che ho evitato di dire per permettervi di godervelo, qualora voleste leggerlo!
Fatemi sapere se vi è piaciuto 😀

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Alla prossima!

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