CULTURE CLUB: la scuola giapponese

Il sistema scolastico giapponese è piuttosto diverso dal nostro sotto alcuni aspetti e per questo ci incuriosisce molto, poiché spesso i protagonisti dei manga che leggiamo sono liceali e noi lettori ne seguiamo la vita scolastica da vicino.

Oggi vorrei allora presentarvi più nel dettaglio le particolarità della scuola giapponese, con le sue bellezze ma anche i suoi “difetti” perché, come ben sappiamo, non è sempre tutto oro quel che luccica e ogni Paese ha le sue grane!

Innanzitutto, la scuola giapponese ha obbligo di frequenza fino all’età di 15 anni circa. I gradi di studio sono suddivisi diversamente dai nostri: le elementari durano sei anni, mentre le scuole medie e le scuole superiori durano ciascuna tre anni e, infine, l’università dura quattro anni circa, a meno che non si frequentino ulteriori programmi di dottorato o master, cosa che fanno in pochissimi perché si mira ad entrare il prima possibile nel mondo del lavoro.

Ma ora andiamo con ordine e partiamo da ciò che penso sia la cosa che più ci affascina di tutte, ovvero la divisa scolastica!
Le uniformi sono un tratto caratteristico degli studenti giapponesi e della scuola da loro frequentata. Sono state introdotte alla fine del XIX secolo e sono obbligatorie dalle elementari fino alle superiori. Ogni studente ne possiede ben tre versioni:

  • la versione estiva, con lunghezze e tessuti adeguati alle temperature variabili di zona in zona del Giappone;
  • la versione invernale, che può includere una giacca e un maglioncino;
  • la versione sportiva, che consiste in una tuta per l’inverno e in maglietta e pantaloncini per l’estate.

La divisa maschile è d’ispirazione militare ed è chiamata gakuran: di norma è nera ma può anche essere blu scuro ed è composta da una giacca dal collo rigido alla coreana, pantaloni e mocassini abbinati. Il suo corrispettivo femminile è la seifuku “sailor fuku”, ovvero la divisa alla marinaretta, con un ampio collo alla marinara e una gonna a plissé. Alcune scuole hanno però introdotto uno stile più occidentale come quello delle scuole cattoliche inglesi, in un’uniforme composta da camicia, blazer con lo stemma della scuola ricamato, cravattino e pantaloni per i ragazzi e gonna con motivo scozzese per le ragazze.

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Molto carine, non trovate? Negli ultimi anni comunque gli studenti hanno cercato di affermare i propri gusti individuali, personalizzando con qualche dettaglio le loro divise: i loose socks sono forse l’elemento più diffuso, una sorta di scaldamuscoli che però avvolgono anche il piede come una calza normale, che ricade sulla scarpa in pieghe morbide (come vedete in una delle foto qua in alto); sugli zaini vengono attaccati portachiavi e spille; le ragazze si truccano e si fanno acconciature, alcune più trasgressive si tingono anche i capelli (mantenerli neri sarebbe sinonimo di decoro, mentre tingerli di ribellione).

Invece ora passiamo a quello che personalmente mi affascina di più, ovvero i club!
Sono una specie di doposcuola auto-organizzato dai membri iscritti, che si svolge appunto dopo le lezioni e in cui si svolgono attività fino anche alle sei di pomeriggio.
Ogni club ha un insegnante come consulente, un’aula di ritrovo e una parte del budget della scuola per poter comprare attrezzatura e altri materiali per le sue attività, ma prima deve essere approvato dal Consiglio studentesco e avere almeno 4 o 5 membri interessati. I club rimangono attivi anche d’estate, specie quelli sportivi, e permettono addirittura di andare in ritiro in qualche posto per permettere un’esperienza più ampia, stimolante ed efficace.

Ci sono club sportivi, che spaziano dal calcio, al baseball, alle arti marziali, e club culturali, come quelli di letteratura, ikebana, musica o disegno. I club sportivi partecipano alle gare che portano fino ai nazionali: un esempio famoso è quello del torneo di baseball allo stadio Koshien, che viene addirittura trasmesso in tv nazionale per due settimane (e un riferimento a questo in particolare potete trovarlo nel manga spokon Touch di Mitsuru Adachi, noto in Italia come Prendi il mondo e vai!); i club culturali invece mettono in mostra opere e altri risultati del loro lavoro al festival della cultura organizzato dalla scuola annualmente.

Ammetto che avrei scelto di sicuro un club culturale, se ci fossero in Italia, magari uno dedicato alla lettura e/o uno al disegno. Insomma sarei stata una studentessa impegnata ahahah

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Trovo che ci sia una differenza sostanziale rispetto alle scuole italiane, perché anche se nel mio liceo esistevano alcuni gruppi di carattere sociale-culturale-sportivo (squadre per tornei tra scuole, la redazione del giornalino scolastico e quella per l’annuario, il consiglio studentesco con rappresentanti scelti dagli studenti ecc.), i club in Giappone hanno un’aria meno “esclusiva” e più di aggregazione. Partecipare a un club significa essere attivi come studenti e diciamo che, parlando della mia esperienza scolastica, non mi sono mai sentita troppo partecipe delle attività svolte nella mia scuola. Forse il motivo è che non avevano una sede fissa e mi davano l’impressione di essere lasciate un po’ allo sbaraglio (anche se so che erano seguite da qualche professore). Immagino che ciò sia anche dovuto al fatto che abbiamo una mentalità e riceviamo insegnamenti un tantino diversi.

Ed è così, infatti, che voglio introdurvi un altro aspetto molto interessante delle scuole giapponesi, ovvero la pulizia!

Fin da bambini, gli studenti si occupano di mantenere puliti e in ordine gli spazi di cui usufruiscono, che siano le aule, la palestra, la piscina o i bagni, organizzati in turni settimanali o mensili, così che ognuno faccia la propria parte. Le pulizie sono considerate parte integrante dell’educazione impartita dalla scuola e credo questo sia molto importante, considerando lo stato in cui spesso sono le nostre! Ricordo bene i muri e i banchi scarabocchiati (e ammetto di aver disegnato sul mio banco io per prima) ed è troppo facile fare così sapendo che ci sarà qualcun altro a pulire al posto nostro (quante volte ci è stato chiesto se scrivevamo anche sui muri di casa nostra, eh?). Ricevere questo tipo di educazione credo faccia sviluppare un maggior rispetto per un ambiente in cui passiamo gran parte delle nostre giornate e soprattutto penso ci renderebbe cittadini più consapevoli!

Ma come è fatto esattamente il complesso scolastico?

Nell’ingresso, gli studenti hanno i loro armadietti, dove riporre libri e soprattutto il cambio di scarpe per mantenere la scuola pulita. Oltre alle aule, all’ufficio dei professori, dove ciascuno ha la propria scrivania, e l’ufficio del preside, la scuola può essere fornita di un’infermeria (cosa quasi inesistente da noi, o almeno nel mio liceo), di campi sportivi e piscina, dove si svolgono le lezioni di ginnastica e di nuoto. Non tutte le scuole hanno gli spogliatoi, quindi gli studenti si cambiano anche in classe, indossando la divisa sportiva sotto quella classica, però ci sono tutte le attrezzature per fare ogni tipo di disciplina sportiva: gli ostacoli per la corsa, testimoni per la staffetta, mazze e guantoni da baseball ecc.

Mi piace un sacco l’idea di fare lezioni di nuoto a scuola! Se i miei non mi avessero fatto fare un corso, non so quanto sarei stata in grado di nuotare ora, non avendo spesso occasione di andare in piscina. Trovo che sia quindi utile e anche divertente poter fare questo tipo di lezione con gli amici.

Di norma, in Giappone si studiano all’incirca le nostre stesse materie, fatta eccezione per cose come latino e greco ovviamente ahahah! Inoltre, proseguono le attività tecniche per i maschi, mentre alle ragazze vengono impartite lezioni di “economia domestica”, che di solito consistono nell’imparare a cucinare alcuni piatti semplici e magari preparare anche il cioccolato per s. Valentino, che in Giappone ha una certa presa commerciale. Ci sono comunque anche indirizzi più specifici come da noi, che ovviamente prevedono materie di un ambito particolare.

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Vorrei aver avuto lezioni di economia domestica! Forse così non avrei paura di scottarmi ogni volta che uso il forno o i fornelli e saprei cucinare più cose. Sarebbe utile farlo fare anche ai ragazzi, ne ho conosciuti troppi che nemmeno sanno fare le lavastoviglie o le lavatrici!

A parte queste lezioni particolari che richiedono anche strumenti adeguati, ogni classe ha la propria aula e sono i professori a spostarsi da classe a classe. Le sezioni sono divise praticamente come le nostre, talvolta vengono usati numeri, e non lettere, anche per indicare la singola classe (es. 1-2: primo anno, seconda sezione, al posto di 1B).

Le classi possono essere piuttosto numerose, anche circa 30 studenti o più (ma questo capita anche qui, nella mia classe eravamo in 27 e siamo rimasti questo numero fino alla maturità ^0^), ognuno col proprio banco con scomparto interno, al contrario del nostro “sottobanco”, e il proprio nome nell’elenco per le presenze, su cui son segnati prima i cognomi in kanji e poi quelli in kana.

Ma è da qui che inizierò a parlarvi del lato brutto delle scuole giapponesi. Fino adesso vi ho presentato gli aspetti, secondo me, più positivi del loro sistema scolastico, ma come dicevo all’inizio, ogni Paese ha dei difetti e il Giappone, anche se noi lo amiamo lo stesso, non fa eccezione.

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Gli studenti definiscono questo sistema shiken jigoku, ovvero “inferno degli esami”. Eh già, perché, pur non avendo un esame di maturità o di terza media come noi, hanno nell’arco dell’anno diversi esami da superare per non dover poi frequentare dei corsi di recupero o, peggio, rischiare la bocciatura. Se in parte questo può servire a essere costanti nello studio, dall’altra è una continua fonte di stress che mette a dura prova gli studenti sotto tutti i punti di vista, poiché in Giappone se sei bravo nello studio, potrai accedere con più facilità ad una scuola privata di prestigio (le scuole pubbliche, al contrario di come avviene in Italia, sono considerata di bassa qualità) e poi all’università più rinomata. Infatti, un altro aspetto particolare è che gli esami appunto si fanno per entrare e non per uscire dalla scuola xD e aver frequentato scuole e università di buon livello farà avere più facilmente un buon lavoro, come fossero una garanzia del duro lavoro che già avete svolto per costruirvi un futuro. Per assicurarsi di entrarvi, si frequentano anche corsi extra a pagamento, magari anche serali, di potenziamento e integrazione di argomenti. Una specie di corso avanzato di AlphaTest, dove si apprendono nozioni in modo però piuttosto meccanico e un po’ decontestualizzato, senza occasioni di discussione e confronto.

Un altro brutto aspetto delle scuole giapponesi è il bullismo. Ovviamente sappiamo tutti che questo fenomeno sociale è presente dappertutto e ha cause diverse a seconda delle situazioni.

In Giappone è grandemente diffuso il concetto di gruppo unico, in cui l’individuo sacrifica se stesso per gli altri. Questo allocentrismo, su cui anche alcuni letterati come Natsume Sōseki hanno disquisito, fa sì che l’individuo “diverso” venga messo da parte e lasciato solo, diventando così inutile al gruppo e per questo disprezzabile. Questo bullismo di esclusione viene chiamato ijime, dal verbo ijimeru “tormentare, perseguitare”, poiché la vittima viene appunto tormentata dal gruppo poiché incapace di reagire. Le violenze possono essere verbali e fisiche (insulti e botte) e consistere in minacce e costrizioni (minacce di morte o costringere a rubare o a consegnare dei soldi o altri oggetti di valore), tutto quasi nella totale indifferenza di altre persone vicine, come compagni di classe e professori, un comportamento assunto nell’ottica del “non causare problemi”.

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In un certo senso succede allo stesso modo anche in Italia, non possiamo assolutamente negarlo. E qui apro una piccola parentesi: se per qualunque motivo, qualcuno vi giudica, vi maltratta, vi fa star male per ciò che siete o ciò che fate, qualunque cosa sia, parlatene con qualcuno, fatevi sentire, non fatevi mettere i piedi in testa. Mi rendo conto che sono solo parole le mie, che non è facile e che richiede una grande forza e un grande coraggio, ma nessuno ha il diritto di dirvi che non potete essere quello che volete essere e di non poter fare quello che volete fare. NESSUNO.

Dopo questo paragrafo un po’ triste, vorrei invece concludere più allegramente questo excursus sulla scuola giapponese con qualche piccola curiosità:

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  • tenere sulla scrivania dove si studia una statuina o un pupazzo di un tako, cioè un polipetto, può essere una specie di porta fortuna per passare gli esami. Il termine inglese “octopus”, infatti, in giapponese viene traslitterato okutopasu in katakana, che scritto oku to pasu può significare “lo poggi [sulla scrivania] e passi [l’esame]”, formando quindi una frase di buon augurio!
  • alla consegna dei diplomi, alcuni ragazzi donano il secondo bottone della giacca della loro divisa alle ragazze di cui sono innamorati, poiché si crede che, essendo quello più vicino al cuore, abbia accumulato in sé le emozioni e i sentimenti del ragazzo nel corso della sua carriera scolastica;
  • non è raro che incontriate in treno qualche bambino che va a scuola da solo, poiché già a quell’età si cerca di insegnare loro ad essere indipendenti. Io invece sono stata accompagnata sempre fino alle medie ahahah
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  • c’è un signore di nome Hideaki Kobayashi a Tokyo che gironzola per i quartieri vestito con una divisa alla marinaretta. Ormai è famosissimo ma anche se sembra un po’ matto, non fatevi ingannare: ha due lauree conseguite all’università Waseda, una delle università più rinomate della città!

Conoscete altre curiosità che non ho detto? Avete avuto esperienza di studio in una scuola giapponese? 😀

Spero vi sia piaciuto scoprire qualcosa sulla vita scolastica giapponese (e di avervi un po’ disillusi se pensavate fosse solo rose e fiori ahahah mi raccomando, studiate sempre con impegno!), qui di seguito vi lascio qualche link carino, come al solito, per poter approfondire e vi ricordo di mettere mi piace alla pagina Kotodama and Tea Time su Facebook e di condividere, perché al raggiungimento dei 200 mi piace organizzerò un giveaway per festeggiare :3

Uniformi da tutto il Giappone: http://www.thejapanesedreams.com/uniformi-femminili-nella-scuola-giapponese-foto/

Ora delle pulizie (raga, ‘sta roba da noi ce la sogniamo! E se invece ce lo avessero fatto fare, forse ora sarei meno disordinata xD): https://www.youtube.com/watch?v=jv4oNvxCY5k

Il momento del pranzo in una scuola elementare di Saitama (davvero interessante, questi bambini sono una gioia da guardare!): https://www.youtube.com/watch?v=hL5mKE4e4uU

La scelta dei club: https://www.youtube.com/watch?v=JmnZApPihPI

Il festival dello sport (i commenti di ragazzi e ragazze mi hanno fatto spanciare dal ridere!): https://www.youtube.com/watch?v=KIzJB0IQ0lM

Youtube in generale è pieno di video sulla vita scolastica in inglese, quindi navigate, navigate, non cincischiate!

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