ANIME REVIEW: Re:Zero

Ho concluso la visione di un nuovo anime, dopo secoli dall’ultimo che ho visto (ormai li guardo solo con il mio ragazzo, da sola riesco a vedere solo serie tv D:), quindi perché non parlarvene?

Si tratta di Re:Zero e se non lo conoscete, molto male.

Re:Zero kara hajimeru isekai seikatsu, “Ricomincio una nuova vita da zero in un nuovo mondo”, nasce dapprima come romanzo amatoriale di un certo Tappei Nagatsuki. Con romanzo amatoriale intendo proprio una sorta di fanfiction originale, come potreste trovarne sui nostri EFP e Wattpad per intenderci, pubblicata gratuitamente su un sito dedicato (giapponese ovviamente). Tappei ha avuto fortuna e la sua storia è stata notata ed apprezzata al punto da esser trasposta prima in una light novel (romanzo con illustrazioni) e ora in anime. La storia però non è assolutamente finita e l’autore continua a dar sfogo alla propria fantasia, tenendo i fan sulle spine con spoiler sui capitoli successivi. Io pure spero facciano una seconda serie per l’anime e che portino le light novel in Italia, sarei curiosa di vedere anche com’è scritto. Ma per ora vi parlerò della prima serie anime, che ho trovato comunque molto ben fatta.

Come protagonista abbiamo un ragazzo di nome Natsuki Subaru, un hikikomori (persona che isola sé stessa dal mondo, rifiutandosi di avere qualunque contatto umano con esso, con l’eccezione di internet, videogiochi e altri passatempi solitari) che di punto in bianco si trova in un mondo dall’atmosfera decisamente fantasy. Essendo esperto di giochi con questo tipo di ambientazione, crede di potersela cavare, agendo come farebbe in un mondo virtuale, ma presto scoprirà che non sarà così facile, anzi.

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Infatti Subaru imparerà presto che si può morire con una velocità disarmante e in molti modi diversi, che vivrà in prima persona. Già, perché quasi subito scoprirà che è in grado di tornare dalla morte in un punto esatto nel tempo, come una specie di checkpoint, e che deve superare l’ostacolo che lo ha fatto morire per poter cambiare quel punto a cui tornare dopo la morte. Non una bella prospettiva, in un certo senso, sapere che si dovrà andare sempre incontro ad una morte più o meno violenta senza avere mai pace. D’altro canto, Subaru cerca di prenderla dal verso migliore e vede questa “capacità” come un’opportunità per far sì che le cose si sistemino, sfruttando anche il fatto che nessuna delle persone alle quali si avvicina ricorderà niente di ciò che è successo.

Trovandosi in un nuovo mondo, come dice il titolo, Subaru comincerà effettivamente una nuova vita, al fianco di coloro che lo hanno aiutato in momenti di grave pericolo e con cui affronterà le avventure che seguiranno. Innanzitutto Emilia, la protagonista femminile della storia, una mezzelfa dai capelli bianchi che pare non goda di una gran reputazione a causa del suo aspetto e delle sue origini. È in grado di evocare alcuni spiriti tra cui Puck, che ha normalmente le sembianze di una sorta di gattino e con cui ha un rapporto molto stretto. Subaru ed Emilia si incontrano in un vicolo, quando lei interviene in aiuto di Subaru alle prese con dei piccoli delinquenti. Da quel momento Subaru, in segno di riconoscenza e, diciamocelo, anche a causa del fascino di Emilia, affianca la ragazza nella ricerca di un oggetto molto importante per lei.

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In seguito anche alle morti di Subaru, egli potrà conoscere sempre più approfonditamente anche gli altri personaggi, a loro insaputa ovviamente. A prima vista ho subito pensato che ci fossero elementi harem, poiché c’è una gran presenza di personaggi femminili, ma poi questi verranno equilibrati da altrettanti personaggi maschili degni di nota.

Tra i miei preferiti figurano per prime le sorelle Ram e Rem, due oni, “orchi”, al servizio del protettore di Emilia, il conte Roswaal, come cameriere (sì, è come pensate, sono vestite proprio da maid alla vittoriana!). Poi c’è Beatrice, una ragazzina sempre immersa nella libreria della tenuta di Roswaal, si scoprirà essere una maga e infatti fa spesso cambiare stanza alla libreria, facendo in modo che non sia mai nello stesso posto! Ci sono Crusch, una candidata al trono, e una delle sue guardie, Felix, che pare sia un uomo a cui piace avere l’aspetto da nekomimi (ragazza gatto, lol). Anche il maggiordomo di Crusch, Wilhelm van Astrea, è un personaggio molto valido, di cui ho trovato molto particolare la storia passata. E infine quello più inquietante e disagiato di tutti, l’arcivescovo Betelgeuse Romanee-Conti, un pazzoide invasato del Culto della Strega, che si morde le mani a sangue, con gli occhi sgranati e movimenti del corpo sgraziati e contorti.

Ci sono un sacco di altri personaggi e il bello è che tutti sono molto ben caratterizzati, ognuno con il proprio vissuto a contraddistinguerlo e a renderlo unico. Di quelli principali vengono anche approfondite le sottotrame, rendendo il tutto più completo e senza buchi di sceneggiatura.

Tra tutti, credo sia proprio Subaru quello che mi piace meno. Sorvolando la delusione che mi ha causato verso la fine della serie, in generale penso sia un tipo di protagonista che o piace o non piace, non c’è via di mezzo. Provo a giustificare il suo comportamento anche con ciò che ha passato: ha visto la morte di molte persone, ha vissuto e rivissuto la propria nelle maniere peggiori e ad una certa, giustamente, stava veramente rasentando la pazzia. Normalissimo. Ma anche nella sua forma migliore, Subaru non fa che sbattere in faccia a tutti, compreso lo spettatore, i propri sentimenti, il proprio volere e le proprie azioni. E sì che un protagonista è tale per un motivo, ma trovo che il suo sia un comportamento talmente esagerato che talvolta rischia di non lasciar spazio a coloro che in fondo vogliono solo aiutarlo. Si atteggia a eroe e la cosa diventa quasi una fissa, totalmente egoista per di più, poiché lo scopo intrinseco rimane comunque conquistare Emilia, di cui si è cotto perdutamente. E quando si rende conto di non esser più al centro dell’attenzione, dà di matto, litigando con chi gli sta intorno.

Allo stesso tempo però bisogna ammettere che è un personaggio a tutto tondo: sappiamo, come vi ho detto, che è un hikikomori ma nient’altro della sua vita nel mondo reale. Quindi è interessante vedere questo lato di Subaru, ovvero quello che non sa come rapportarsi con gli altri e come esprimere il proprio affetto, svilupparsi nel corso della storia. Inoltre impara a riconoscere i propri errori e si adatta ad ogni situazione, anche quando questa richiede di cavalcare una sottospecie di dinosauro o brandire una spada. Per questo, ritengo che possa piacere davvero solo a chi ama protagonisti passionali, testardi, che si gettano di petto contro tutto e tutti.

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Invece ho apprezzato tantissimo il fatto che per una volta sia stato un personaggio secondario a risaltare di più della protagonista, che però probabilmente avrà più spazio nella prossima serie. Sto parlando ovviamente di Rem, la cameriera dai capelli blu, che diventerà molto importante nel corso della storia, man mano che vengono a crearsi situazioni che non coinvolgono solo gli abitanti della tenuta di Roswaal, molto di più di quanto ci si aspetterebbe dal personaggio di Emilia (immagino si sia dovuto stringere di molto la trasposizione della storia da novel ad anime).

Non posso raccontarvi ogni particolare di ciò che farà Subaru dal momento in cui arriverà a Lugunica (questo è il nome del regno) o vi toglierei il piacere della visione. Man mano che i misteri riguardanti Emilia, Subaru e il suo “puzzo di strega” e la contesa al trono si infittiscono, rimarrete col fiato sospeso, nella curiosità di sapere come ne uscirà Subaru e di come si svilupperanno anche i rapporti tra lui e gli altri personaggi in virtù di quel che accade.

In questo anime c’è tutto quello che potreste cercare: mistero, fantasy, azione mista a un po’ di splatter, un tocco di romance non troppo invadente che lascia spazio anche ai sentimenti umani e, a mio parere, anche un po’ di filosofia riguardo la visione della morte e del destino. Per essere l’opera di un dilettante, Re:Zero è sicuramente un anime molto valido che vale la pena di esser visto!

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