DRAMAtique: Terrace House

Oltre ai programmi divertenti di cui ogni tanto ci capita di vedere spezzoni su Facebook, anche in Giappone pare piaccia il genere reality in tv. Netflix sembra aver intuito il potenziale che soprattutto Giappone e Corea hanno in fatto di serie tv e intrattenimento in generale ed è per questo che mi trovo qui a parlarvi di Terrace House! Lo inserisco nella mia categoria “DRAMAtique” poiché, anche se non è una vera e propria serie tv, è comunque composta da più stagioni.

Possiamo paragonare Terrace House al nostro Grande Fratello. Ma meglio! I giapponesi hanno preso un format e non lo hanno semplicemente copiato, ma lo hanno reso migliore di quello ormai colmo di trash a cui siamo abituati.

Come avrete capito, dunque, ci troviamo in una casa super bella con inquilini che non si conoscono tra loro. Cosa c’è di diverso?

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CULTURE CLUB: Nikki, i diari giapponesi

Il 14 giugno era il “giorno del diario”, istituito in ricordo della piccola Anna Frank che col suo diario, regalatole dal padre, ci ha permesso di venire a conoscenza della sua esperienza.

Questo mi ha fatto pensare che, in Giappone, la letteratura ci offre proprio un genere dedicato a questi ricettacoli di ricordi, i cosiddetti nikki. Questo genere, nel corso dei secoli, insieme al monogatari e altri generi di narrativa, ha portato allo sviluppo dello shōsetsu, il romanzo giapponese. Inoltre, visto anche che, sempre su questo blog, ho iniziato a parlarvi del metodo bullet journal e di come utilizzarlo nella propria agenda, mi sembra giusto anche ricollegarmi all’attualità giapponese, che comprende in particolare le agende midori e hobonichi.

Partendo dalla vera e propria definizione di nikki, la parola significa letteralmente “cronaca giornaliera, diario”, ma in realtà non sempre riporta fatti in ordine cronologico e quotidiano. Infatti, in realtà, i nikki nascono come una ricerca estetica per la ricreazione della storia della propria vita. Il nikki si distingue da altri generi del suo periodo, cioè l’epoca Heian, per diverse caratteristiche:

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ANIME REVIEW: Shingeki no Kyojin

Sì, finalmente mi sono decisa. Ho guardato Shingeki no Kyojin. Ci sono voluti anni, eh, ma vi ho raggiunto, maledetto gregge di pecore. Ora finalmente faccio parte di voi. Dov’è il Levi che mi spetta?

Shingeki no Kyojin per me è stato una sorpresa. Finora l’avevo ignorato perché nella mia testa avviene questa discussione interiore:“È mainstream? Ah allora mi sa che non lo guardo… leggo commenti di gente troppo esaltata, mi passa la voglia”. Non so il perché, ma succede questo. Ma finalmente l’ho visto e posso dire di non esser rimasta delusa.

La trama penso la conosciamo ormai tutti, ma non si sa mai, magari qualcuno di voi si sta approcciando ora ad anime e manga, quindi farò una breve sinossi.

Ci troviamo in un mondo post-apocalittico dal mood vagamente medievale, in cui il genere umano è stato decimato e confinato dietro tre mura concentriche altissime, che servono per proteggere ciò che resta della popolazione da ciò che l’ha minacciata un secolo prima, i giganti. Questi sono delle creature deformi e goffe ma enormi e dalla forza distruttiva che si nutrono degli esseri umani. Per difendere le mura da eventuali attacchi del nemico, sono stati istituiti tre differenti corpi militari, in uno dei quali si arruoleranno i protagonisti: Eren, Mikasa e Armin, tre ragazzini che hanno perso tutto dopo un recente attacco dei giganti, il primo dopo cento anni. Eren, in particolare, è decisissimo ad eliminare quindi tutti i giganti, poiché ha visto la madre venir mangiata viva da uno di essi.

Attack on Titan Eren

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