ANIME REVIEW: Shingeki no Kyojin

Sì, finalmente mi sono decisa. Ho guardato Shingeki no Kyojin. Ci sono voluti anni, eh, ma vi ho raggiunto, maledetto gregge di pecore. Ora finalmente faccio parte di voi. Dov’è il Levi che mi spetta?

Shingeki no Kyojin per me è stato una sorpresa. Finora l’avevo ignorato perché nella mia testa avviene questa discussione interiore:“È mainstream? Ah allora mi sa che non lo guardo… leggo commenti di gente troppo esaltata, mi passa la voglia”. Non so il perché, ma succede questo. Ma finalmente l’ho visto e posso dire di non esser rimasta delusa.

La trama penso la conosciamo ormai tutti, ma non si sa mai, magari qualcuno di voi si sta approcciando ora ad anime e manga, quindi farò una breve sinossi.

Ci troviamo in un mondo post-apocalittico dal mood vagamente medievale, in cui il genere umano è stato decimato e confinato dietro tre mura concentriche altissime, che servono per proteggere ciò che resta della popolazione da ciò che l’ha minacciata un secolo prima, i giganti. Questi sono delle creature deformi e goffe ma enormi e dalla forza distruttiva che si nutrono degli esseri umani. Per difendere le mura da eventuali attacchi del nemico, sono stati istituiti tre differenti corpi militari, in uno dei quali si arruoleranno i protagonisti: Eren, Mikasa e Armin, tre ragazzini che hanno perso tutto dopo un recente attacco dei giganti, il primo dopo cento anni. Eren, in particolare, è decisissimo ad eliminare quindi tutti i giganti, poiché ha visto la madre venir mangiata viva da uno di essi.

Attack on Titan Eren

Voglio sorvolare sul disegno di anime e manga, perché se nel primo è ancora ancora accettabile, nel secondo è a dir poco osceno e il prodotto, per quanto mi riguarda, deve la propria fortuna alla fantasia dell’autore nel creare questo mondo completamente diverso dal nostro sotto numerosi punti di vista. Perciò mi concentrerò appunto sugli altri aspetti che rendono questo anime meritevole di essere visto.

Innanzitutto, l’ambientazione.

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Struttura delle tre mura a protezione del genere umano

L’umanità, sulla quale regna un sovrano che noi non vedremo mai, è rinchiusa dietro le tre mura che nei secoli sono diventate oggetto di culto e vengono addirittura rappresentate con fattezze di donne simili alla Madonna: il Wall Maria, il Wall Rose e il Wall Shina. All’interno la vita è organizzata in maniera molto diversa: le città sono controllate da uno dei tre corpi militari, quello di Gendarmeria, e man mano che ci si addentra nelle mura, ci sono persone più o meno agiate, facendoci intuire che ci sono anche discrepanze sociali non indifferenti. Infatti, quelli messi peggio sono coloro che abitano nei pressi delle cinte esterne al Wall Maria: questa parte di popolazione ha il compito di fungere da esca nel caso di un attacco dei giganti. Una condizione piuttosto brutta, ma ci torneremo dopo.

Questa sistemazione risulta ancora più credibile e verosimile se vi aggiungiamo le tecnologie di difesa che il genere umano ha sviluppato, soprattutto poiché è costretto a mandare fuori dalle mura il Corpo di Ricerca per tentare di carpire informazioni maggiori sulla natura dei giganti. Uno di questi modi è il Movimento Tridimensionale, un dispositivo meccanico a gas che permette di spostarsi in aria con velocità per mezzo di rampini sparati all’altezza del bacino, riuscendo così ad evitare i giganti, di solito piuttosto lenti.

Gli umani hanno raccolto anche altre informazioni sui giganti, come per esempio il fatto che per ucciderli bisogna tagliare di netto la loro nuca, il loro unico punto debole, oppure il fatto che questi siano in grado di rigenerarsi o che interrompono la loro attività di notte. Tutte informazioni che però ancora non sono sufficienti per poterli sterminare e per poter liberare il genere umano.

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Tutto ciò è coerente con gli altri componenti della storia, a partire dai personaggi.
Eren per primo non sa quasi niente dei giganti ma conoscerà diverse persone al corrente di informazioni che gli saranno utili nella sua lotta e che hanno fronteggiato direttamente il nemico, in primis Mikasa e Armin, suoi compagni d’infanzia. Loro, come tutti gli altri del Corpo di Ricerca (quello che ovviamente seguiremo di più nel corso della storia) sono personaggi incredibilmente ben caratterizzati, tant’è che pur essendo parecchi non farete fatica a ricordarveli tutti. Ognuno di loro ha una storia e una personalità che, anche se appena abbozzate, riusciranno a farsi ricordare nonostante molti di loro periranno. E questo è importante quando basi il tutto su uno scenario apocalittico. In un’ipotetica apocalisse si muore e la morte sarà continuamente presente, aleggerà sempre nell’atmosfera, perché chiunque vorrebbe essere ricordato.

In questo scenario, i problemi che affliggono la nostra attualità più o meno non esistono: non c’è razzismo (Mikasa, per esempio, viene specificato che viene da un luogo chiamato “Oriente” ma l’ambientazione ha un che di nord-europa, dato che Isayama si è ispirato alla città di Nordlingen) né discriminazione, perché tutti sono sulla stessa barca, una barca che sta rischiando di affondare.
Tutti sono uniti da una sola cosa: il terrore. Per quanto possa sembrare il contrario, non sono i giganti in sé a far paura, altrimenti non ci sarebbe alcun Corpo di Ricerca che potrebbe solo pensare di lasciare la sicurezza delle mura. Fa paura l’idea della morte che questi portano con loro, di trovarsela davanti quando meno si è pronti, fa paura l’incomunicabilità col diverso, così estraneo e alieno da non farci vedere altre vie d’uscita se non morire nel tentativo di affrontarlo.

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Ammetto che la prima volta che ho provato a vedere SnK ho fatto fatica ad andare oltre il primo episodio, perché non mi aspettavo così tanta crudezza.

Ed è qui che i personaggi rivelano a noi spettatori la loro umanità: cercano di vincere la loro paura ma piangono, scappano, urlano in preda all’orrore di vedere divorati i propri compagni, supplicano per aver salva la vita, perché alla fine è solo quello che rimane da fare. Shingeki no Kyojin ci mostra che la paura può avere il sopravvento e qualcosa che secondo me è anche peggiore: l’istinto di sopravvivenza ci fa abbassare a livelli infimi di vigliaccheria, omertà e egoismo. Non mi spiego in altro modo il privilegio dei primi dieci migliori nell’addestramento che possono assicurarsi il posto in Gendarmeria per poter rimanere all’interno delle mura; o il dover considerare come sacrifici umani necessari le persone che abitano sui confini delle mura; o il re che non si fa mai vedere e se ne sta bello al sicuro; o semplicemente i componenti dei diversi Corpi militari, chi più chi meno preparato ad affrontare situazioni orrende.

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La rappresentazione delle mura e gli stemmi dei Corpi militari.

Se questo ancora non basta a convincervi a vedere questo anime, allora posso passare all’ultimo suo importante elemento, ciò che manda avanti di fatto la baracca, ovvero i misteri.

Shingeki no Kyojin è costellato da enigmi irrisolti. Non si sa una sola cosa con certezza, metafora direi azzeccata della nostra intera esistenza. Non si sa da dove vengano i giganti, perché divorano gli uomini, perché possono agire solo di notte; non si sa perché all’improvviso c’è un gigante Colossale che supera in altezza le mura che finora avevano resistito ad ogni attacco; non si sa perché il padre di Eren, mostratoci all’inizio, sia scomparso e a che cosa porta la chiave che egli a lasciato a Eren in custodia; non si sa perché il re sembra fregarsene dei propri sudditi; non si sa come sia effettivamente il mondo esterno alle mura ecc. E ancora tante altre domande verranno a galla nel corso della storia, poiché numerosi tasselli si incastreranno man mano con quel poco che sappiamo. E il bello è che lo spettatore non è onnisciente, ma viene a scoprire tutto insieme ai personaggi stessi!

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da sx: Levi, Eren, Mikasa e Armin

Insomma, i punti forti di quest’opera sono personaggi molto verosimili, un’ambientazione del tutto nuova e il mistero, tre pilastri che sostengono una trama che altrimenti potrebbe sembrare piuttosto banale, simile a molti altri shonen. È un peccato che non possa vantare anche un ottimo disegno, perché l’anime è anche accompagnato da un’ottima colonna sonora, adatta allo scenario, per non parlare poi delle due opening.

Se cercate qualcosa che vi tenga incollati allo schermo, contro ogni aspettativa, Shingeki no Kyojin fa al caso vostro! Consiglio comunque la lettura del manga (che in Giappone esce mensilmente) se non sapete resistere alla tentazione. Se siete come me, non saprete sostenere l’attesa tra un capitolo e l’altro!

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