MANGA REVIEW: Bakuman

Ho iniziato ad avvicinarmi sul serio ai manga intorno ai tredici anni e a quell’età ero a malapena riuscita a capire dove diavolo potessi comprarli. Fu quindi sorprendente per me, pochi anni dopo, la prima lettura di Bakuman, prodotto dai famosissimi autori di Death Note, Tsugumi Ohba e Takeshi Obata.

Bakuman ci parla della strada piena di ostacoli e fatica che Moritaka Mashiro e Akito Takagi decidono di affrontare per diventare mangaka famosi e pubblicare sul più importante settimanale di manga, Weekly Shōnen Jump.

bakuman-wallpaper_148057-1440x900
Saiko e Shujin

Mashiro, chiamato da tutti Saiko (lettura diversa dei suoi kanji che significa “il migliore”), è un ragazzo delle medie sfiduciato sul proprio futuro: in Giappone è cosa comune per gli studenti aspirare a entrare in una buona università e poi in una buona azienda, mentre Mashiro si sente estraniato da questa prospettiva che non lo stimola. L’unica cosa che sembra affascinarlo è la sua compagna di classe Miho Azuki, che osserva di sottecchi e di cui disegna ritratti sul proprio quaderno, alla quale però non riesce a dichiararsi. Un pomeriggio, Mashiro dimentica il quaderno in aula e andando a riprenderlo viene a contatto con Takagi, in seguito chiamato Shujin (anche in questo caso, leggendo diversamente i kanji del suo nome si ottiene il significato di “carcerato”), che ha visto i disegni di Mashiro e gli propone di diventare mangaka insieme a lui. Inizialmente Mashiro è molto scettico e rifiuta la proposta, poiché conosce bene il duro lavoro che comporta essere un fumettista: lo zio infatti era un mangaka e dopo il primo successo fece molta fatica a ottenere la pubblicazione di un’altra serie, tanto da morire per l’eccessiva dedizione al lavoro. Ma Takagi trova subito il modo per stimolare l’interesse di Mashiro e riesce a portare il compagno nei pressi della casa di Miho Azuki, dove Mashiro e la ragazza si scambieranno una solenne promessa: raggiunti i loro sogni, cioè quello di ottenere un anime dal manga di Mashiro e Takagi e che Miho diventi una doppiatrice per dar voce all’eroina di quell’anime, i due si sarebbero sposati.

050
La proposta di Saiko a Miho

Così, mantenendo sempre chiara in mente quella promessa, Saiko e Shujin inizieranno la strada che li porterà ad essere una delle colonne portanti di Jump.

Innanzitutto, seguendo Saiko e Shujin da vicino, scopriremo subito dove e come un manga ha inizio.

Saiko e Shujin penseranno immediatamente ad una storia e la disegneranno per presentarla ad un editor di Jump, con lo pseudonimo di Muto Ashirogi. Sono inesperti: Saiko non sa usare il pennino e ha uno stile di disegno non proprio shōnen, mentre Shujin sa scrivere belle sceneggiature ma mette troppa carne al fuoco. Ma quando Hattori, l’editor con cui più lavoreranno nel corso della storia, legge la loro prima opera, egli capisce che la coppia di amici ha delle poten

 

zialità e decide quindi di seguirli e presentare le loro opere future per le riunioni della redazione.

Bakuman - 149 - 03
Hattori, con i suoi labbroni lol

Ci viene quindi presentato l’edificio della Shueisha, casa editrice che pubblica Jump. Ci vengono mostrati gli uffici e la composizione gerarchica della redazione: il caporedattore è colui che ha l’ultima parola sulla pubblicazione di nuove serie, che vengono proposte dai capisezione che a loro volta le ricevono dagli editor che hanno lavorato a contatto coi mangaka. Attraverso cartelli e dialoghi veniamo anche a conoscenza di altre riviste: Akamaru Jump, dove si pubblicano gli esordienti che vincono premi quali il Treasure o il Tezuka; Jump Square, su cui si pubblicano i manga che non possono, per vari motivi, essere pubblicati su Weekly Shōnen Jump; Margaret, rivista di shōjo manga.

Quando un manga vince un premio con un episodio autoconclusivo, ecco che ha l’opportunità di essere pubblicato su Akamaru Jump o di ottenere una serie su Weekly. Questo sarà l’inizio delle vere difficoltà di un mangaka: prima di tutto la storia dovrà essere buttata giù sotto forma di name, ovvero dividendola grossomodo nelle vignette che occuperanno la pagina. Poi dovrà essere approvata dall’editor o modificata insieme a lui e infine essere disegnata in bella e consegnata entro la scadenza.

Un lavoro per niente facile e, anzi, molto stressante, come viene testimoniato non solo dai protagonisti e i loro colleghi, ma anche dai riferimenti ai mangaka reali come, uno per tutti, Eichirō Oda, autore di One Piece. Si rischia di perdere il sonno per poter consegnare in tempo le tavole, di vedere la propria serie cancellata per via dei sondaggi poco soddisfacenti, di dover fare tutto da soli se non si hanno assistenti. I mangaka si trovano a dover fare almeno una ventina di pagina alla settimana, magari alcune delle quali a colori, e a fare sempre i conti con il tasso di gradimento dei lettori che esprimono le loro preferenze con un sondaggio. Questo determinerà la posizione in classifica del manga, che se si troverà in posizioni a due cifre per troppo tempo, rischierà presto la cancellazione.

Insomma, come viene ripetuto alcune volte nel manga, diventare mangaka è come giocare d’azzardo. Nel titolo stesso è contenuta la parola baku che vuol dire “gioco d’azzardo”, ma anche “esplosione” o “tapiro”, animale che si dice si nutra di sogni (pensate dunque a Drowzee in Pokemon!) e ognuno di questi significati rappresenta appieno il manga: la scommessa sul proprio futuro che fa chi vuole diventare mangaka, la forza dirompente con cui Saiko e Shujin sapranno affermarsi in Jump e la metafora del tapiro che si nutre di sogni, così come loro traggono la forza dai loro sogni per disegnare manga sempre migliori.

In realtà si può dire che il titolo rispecchi tutti i mangaka che compaiono su Bakuman, caratterizzati sia dal punto di vista grafico che caratteriale in maniera egregia, come ci si aspetterebbe dagli autori di Death Note.

Ecco quindi che facciamo presto la conoscenza di Eiji Niizuma, un liceale-genio che riuscirà a rimanere sempre in vetta alle classifiche di Jump; Fukuda, che sembra un teppista ma ha principi morali solidi e una grande voglia di fare; Ko Aoki, autrice di shōjo un po’ snob che decide di cimentarsi negli shōnen; Hiramaru, un ex impiegato scansafatiche che decide di diventare mangaka totalmente a caso; Nakai, eterno assistente, esperto di disegni ma incapace di prendere in mano la propria vita; e tanti altri che ci daranno diverse visioni della stessa professione, insieme ai numerosi editor: i due Hattori Akira e Yujiro, Miura, Aida, Yoshida, eccetera.

bakuman_clash_by_nerokatze-d555802
I manga di Muto Ashirogi e Eiji Niizuma: PCP Perfect Crime Party, Trap, Reversi e Crow
Bakuman_II_kjanime_
Da sx: Miyoshi, la ragazza di Shujin; Hiramaru; Niizuma; Azuki; credo Yoshida; Shujin, Fukuda, Aoki e Saiko

Il grande numero di personaggi e personalità permette inoltre ai lettori di avere una visione, seppur minima, della società giapponese. Prima fra tutte, il lettore percepisce l’opinione generale che la società ha dei mangaka, ovvero un mestiere per niente sicuro e nemmeno utile alla grande ed efficiente macchina che è lo stato giapponese: un lavoro precario come quello del mangaka non garantisce un profitto che possa poi permettere di costruirsi una famiglia economicamente stabile. Poi viene anche presentato uno dei casi sociali che più hanno colpito il Giappone, ovvero quello degli hikikomori, coloro che decidono di recidere ogni contatto con la società, addirittura con la loro stessa famiglia, per vivere nella solitudine della loro stanza dedicandosi ai loro hobby, spesso appunto manga e anime, e viene persino accennato il fenomeno del karoshi, ovvero la morte per il troppo lavoro, in riferimento allo zio di Saiko.

Queste situazioni sociali sono in realtà mostrate in maniera del tutto casuale, senza alcun intento di denuncia. Il caso di Shizuka, hikikomori che fa davvero molta fatica a rapportarsi anche col suo editor, è semplicemente un esempio del fatto che chiunque può diventare un mangaka e dimostra che questa condizione è superabile, se si viene stimolati in maniera positiva: Shizuka infatti uscirà dalla sua comfort-zone per potersi misurare con gli altri mangaka di Jump.

È proprio la competizione, insieme all’inseguimento dei propri sogni, ad essere il motore di questo manga. I mangaka sono in costante tensione non solo perché devono consegnare le tavole ma anche perché vogliono dare il meglio di sé stessi, lottando contro gli altri a colpi di manga. Ognuno ha il suo metodo e si impegna per non farsi superare dagli altri. Questa determinazione è contagiosa, tanto che alcuni degli assistenti dei mangaka principali vorranno avere anche loro una serie e smetteranno di fare gli assistenti per dedicarvisi anima e corpo. La competizione che muove gli animi di tutti questi giovani autori creerà tra loro forti legami d’amicizia che si manifesteranno nelle diverse situazioni.

Sono molti gli apprezzamenti che ho da fare su Bakuman.

I disegni sono, a mio parere, perfetti per la storia che, come Death Note, si svolge nel mondo reale ma, a differenza di questo, non ha elementi sovrannaturali. Viene tutto lasciato nelle mani dei protagonisti che con la forza della loro creatività riescono a dare animo alla storia, grazie alle loro espressioni con tratti che li caratterizzano e si adattano non solo ai personaggi ma anche ai manga inventati da loro: è molto interessante infatti vedere come Obata riesca a modificare il proprio stile quanto basta per fingere che sia di Muto Ashirogi piuttosto che di Fukuda o Aoki, mantenendoli tutti shōnen.

Otters11-3
una vignetta di Lontra 11, il manga di Fukuda con protagonista un  uomo con la testa di lontra ahahahahah WTF

Penso che i due autori poi abbiano inserito molto della loro esperienza personale, rendendo Saiko e Shujin i loro alter ego e accennando ad altri colleghi, manga famosi e persone della redazione reali: Oda, Kishimoto, Toriyama ecc. Questo fa sì che il tutto risulti molto realistico e niente venga lasciato al caso. Sono nominati tantissimi manga che hanno fatto la storia di Jump: a partire dai più recenti Naruto, Bleach e One Piece, per passare all’autocitazione con Death Note, ad altri titoli come Dottor Slump e Arale, Gintama, con qualche accenno agli shōjo come Kimi ni todoke o gli jōsei come Nodame Cantabile o Nana, riferimenti a vecchi manga come Kamen Rider o Doraemon, fino agli ecchi come To Love-ru o 100% Fragola, senza tralasciare così alcun genere.

Mi è piaciuto tantissimo che alcune pin-up per l’apertura dei capitoli fossero i risultati dei sondaggi fatti in Giappone tra i lettori su quali dei manga presenti in Bakuman avrebbero voluto leggere: durante la lettura infatti saremo sempre catapultati nelle riunioni che i mangaka fanno con gli editor, in particolare quelle degli Ashirogi con Hattori, e ci sembrerà davvero di seguire, almeno in parte, la creazione del manga, riuscendo a carpirne le linee guida. Tutto questo non fa altro che alimentare la curiosità dei lettori e devo ammettere che anche io sarei curiosa di leggere i manga di Saiko e Shujin, molto cupi e colmi di battaglie psicologiche (esattamente come quelli degli autori!), come il loro Soldi e idee sono tutto o Trap (a proposito del primo, lo stanno serializzando per davvero!!).

I rapporti tra i personaggi si evolvono così come crescono i loro obbiettivi, mantenendo il realismo che permea tutto il manga ma senza dimenticare qualche scenetta umoristica: mi hanno fatto sghignazzare tutte le scene in cui Yoshida, editor subdolo ma che sa fare il suo lavoro, cerca di trovare espedienti per far continuare a disegnare Hiramaru, che ha iniziato a fare manga senza averne mai letto uno e senza immaginare che sarebbe stato un lavoro sfiancante che gli avrebbe impedito di sollazzarsi come avrebbe voluto. oh-noes-not-the-teaPare che gli autori applichino esattamente quello di cui scrivono: spiegano cos’è un gag manga e cos’è un manga di nicchia e mostrano come i due protagonisti riescano ad unirne i punti di forza per creare il loro manga di nicchia serio ma con scenette comiche, esattamente come accade in tutto Bakuman.

Si può dire quindi che Bakuman sia un manga di formazione che sfrutta la propria metaletterarietà per mettere a nudo il mondo dell’editoria manga e le emozioni che un mangaka e un lettore provano usufruendo di questo prodotto ormai conosciuto in tutto il mondo.

Ne sono rimasta piacevolmente colpita e consiglio anche la lettura del character book uscito insieme ai 20 volumi, che non solo approfondisce i personaggi ma anche i manga da loro scritti, rendendo l’esperienza di Bakuman davvero intensa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...