Italians do it better – Giacinto e Agape di Martina Masaya

Ieri era San Valentino e non si può celebrare il grande potere dell’amore al di sopra di tutte le cose senza parlare di un topos letterario che forse non tutti conoscono ma che è reso ancor più esemplare dalla mano di Martina Masaya, nel suo fumetto Giacinto. Ho conosciuto un po’ per caso questa autrice, il cui stile ad acquerello mi ha conquistata subito per la sua unicità. Ho dunque comprato al volo Giacinto non appena uscì al Lucca Comics 2016 e non ne sono assolutamente rimasta delusa, anzi, ho comprato di corsa anche Agape, uscito invece allo scorso Lucca, dove ho anche avuto il piacere di incontrare Martina di persona (ragazza gentilissima e carinissima!)

Disclaimer: nessuna di queste immagini mi appartiene, ma sono dell’autrice e di ManFont, esse vengono utilizzate a solo scopo illustrativo del fumetto in questione.

Personalmente ho frequentato il liceo classico, quindi il tema della mitologia greca mi è molto familiare. Devo ammettere, dunque, che mi piace moltissimo ritrovarlo anche nel fumetto italiano e che vengano scelti miti meno noti ma comunque significativi come quello dell’amore tra il principe spartano Giacinto e il dio del sole Apollo.

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Con un’eleganza e una delicatezza disarmanti, Martina ci introduce i due protagonisti e ci conduce per mano lungo lo sviluppo del loro rapporto “illecito” (poiché un dio non poteva amare un mortale, malgrado ci siano molti precedenti che dimostrino il contrario, ma in effetti quanti di questi amori si sono rivelati positivi e a favore del mortale?), senza lasciare nulla al caso. Infatti, l’idillio dei due, espresso tramite i loro incontri amorosi anche piuttosto espliciti, viene ben presto scosso dalla rabbia di un dio minore, Zefiro, il dio del vento anch’egli innamorato di Giacinto, finora rimasto in disparte. Tutto avviene secondo il mito, quindi non aspettatevi assolutamente un lieto fine: Martina rispetta la tradizione e allo stesso tempo la fa propria, suscitando sentimenti profondi nel lettore e nei pochi personaggi coinvolti con le sue pennellate delicate e intense al tempo stesso, anche nei momenti culminanti della storia.

Questo fumetto, dunque, per me è perfetto in ogni cosa.

A partire dai personaggi stessi, talmente affermati nell’immaginario delle leggende da risultare forse difficili da gestire e reimmaginare, nelle mani di Martina divengono “original characters” in tutto: il chara design sembra appena abbozzato, per via del tratto semplice dell’autrice, eppure è efficace grazie anche ai colori che contraddistinguono ogni personaggio. Martina tiene assolutamente in considerazione le descrizioni tradizionali di ciascuno di loro, senza però esserne condizionata completamente, donando loro la freschezza della novità.

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La scelta stessa del mito è stata azzeccata, a mio parere, perché sicuramente ha dato più libertà all’autrice nel presentarci la relazione tra i due amanti e la gelosia corrosiva di Zefiro. Addirittura è riuscita a inserire riferimenti a miti relativi al dio Apollo, come quello che coinvolgeva la ninfa Dafne, e alla dea Afrodite e al figlio Eros, che pur non comparendo viene giustamente accusato da Apollo di essere la causa del suo amore per Giacinto. Questo mito inoltre si distingue per essere un racconto di un amore omosessuale, in particolare un caso di pederastia, ovvero un rapporto tra due uomini di età diversa (solitamente uno dei quali è un adolescente, proprio come Giacinto). Ciò non viene assolutamente dimenticato da Martina, che infatti ci mostra come Apollo, oltre ad unirsi carnalmente al principe mortale, si prenda cura di Giacinto cercando di insegnargli le virtù di cui egli era patrono, ovvero la poesia e la musica, la caccia e il tiro con l’arco e del disco, tutte cose che servivano ad un giovane greco per esser considerato un uomo compiuto. La stessa presenza di Zefiro fa capire quanto Martina si sia informata sul mito, poiché questo è trattato in numerose fonti e se, per esempio, prendiamo come riferimento le Metamorfosi di Ovidio, Zefiro non è in alcun modo nominato né responsabile della fine di Giacinto, mentre in Filostrato il Giovane troviamo conferma delle azioni di Apollo nel fumetto, quando chiede a Giacinto di poter stare con lui in cambio dei suoi insegnamenti.

I colori sono, come dicevo, intensi e delicati allo stesso tempo, perché gli acquerelli vengono intensificati ad esempio sì nei rossori dei personaggi e dal sapiente accostamento dei colori stessi, ma anche dai contorni meno incisivi e più vicini appunto ai colori principali dei personaggi. Il tutto risulta davvero piacevole in ogni santa vignetta, come se ogni cosa e ogni personaggio emanasse una propria aura.

Il messaggio finale del mito può essere inteso su diversi livelli: nemmeno gli dei hanno potere sul destino dei mortali, ma possono preservarne il ricordo sconfiggendone così la morte terrena: nel caso di Apollo, come avvenne per Dafne che divenne alloro e il dio ne porta le foglie sul capo, Giacinto diviene il fiore purpureo simbolo del dolore del dio, con inciso sui petali il suo lamento ai ai; per Zefiro invece Filostrato il Vecchio ci dice:Tu puoi vederlo, io penso, con le sue tempie alate e la sua forma delicata; egli indossa una corona di tutti i tipi di fiori, e presto intreccerà il giacinto con loro.”, anche se questo non ci viene mostrato da Martina, che penso volesse rendere centrale la scomparsa di Giacinto, simbolica poiché egli era più puro di quegli esseri divini che lo amavano e che si pensava fossero al di sopra di ogni cosa mortale. Ve lo dico, le pagine finali sono davvero struggenti e ho comunque adorato il modo in cui è stato rappresentato Zefiro in preda alla propria gelosia.
Giacinto insomma si è rivelato davvero una perla del fumetto italiano, ma Martina non era ancora soddisfatta e ci ha regalato anche Agape, una specie di spin-off a sé stante, che non richiede la lettura del volume precedente (ma ovviamente leggetelo!!!) e che approfondisce un altro aspetto dell’amore, ben diverso da quello che c’è stato tra Apollo e il principe spartano.

Come suggerisce il titolo, infatti, l’agape per gli antichi greci indicava l’amore incondizionato e disinteressato, quindi quello che può esserci tra fratelli o amici e che anche le divinità greche potevano provare per i loro protetti mortali. Infatti, in questo volume, Masaya vuole affrontare diversi punti di vista legati alla vicenda di Giacinto, esaltando il rapporto che ciascun personaggio coinvolto aveva col principe spartano.

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Ecco quindi che la prima riflessione sul tragico accaduto è quella di Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza che nulla ha potuto però contro il fato e le conseguenze del sentimento che essa stessa rappresenta. Ho adorato il capitolo dedicato a lei perché offre un’interpretazione particolare della dea, meno divina e più umana, in balia dell’amore anche lei, una visione differente di una dea che finora ho sempre visto essere associata alla vanità e che invece merita di essere considerata in maniera diversa, soprattutto perché legata indissolubilmente al dio della guerra Ares (non a caso, dato che perfino nell’antica Grecia si combatté per amore, se pensiamo ad esempio alle origini della guerra di Troia). Dalla loro unione nascono Eros e Anteros, che in verità sono i due lati della stessa medaglia, i quali però non sempre possono coesistere e questo giustifica il fatto che non sempre l’amore ci renderà felici. Anzi ci farà soffrire, come soffre infatti Cinorta, fratello maggiore di Giacinto, che però capirà quanto tutti siamo deboli quando si tratta di amare, perfino gli dei. E soprattutto capirà che l’amore serve anche a far sopravvivere qualcuno nei nostri ricordi.

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Ho letto in giro che qualcuno riteneva entrambi i volumi come troppo pieni di tragicità, mentre io ritengo che questa sia quasi d’obbligo, se teniamo presente che nell’antica Grecia essa era diffusa e apprezzata, fra teatro e letteratura. Ho trovato quindi i dialoghi e i pensieri molto poetici e allo stesso tempo molto personali. La qualità dello storytelling, insieme a quella dei disegni è pari in entrambi i volumi e praticamente non ho altro da aggiungere, se non che penso che lo stile di Masaya si adatti perfettamente alla narrazione dei miti greci.

Ma spero invece che lei possa dirci qualcosa in più nella seguente intervista, a cui si è gentilmente prestata!

Ciao Martina e grazie per aver deciso di rispondere a queste domande! Cominciamo!
Da dove nasce questo interesse per la mitologia? È rivolto solo a quella greca, che già è molto vasta e sfaccettata, o anche a quella di altri paesi?
In realtà non sono un’appassionata di mitologia, mi interessa, ma non più di altri argomenti. Sono arrivata a Giacinto e a Agape in modo abbastanza casuale.

Perché hai scelto proprio il mito di Giacinto? Penso sia stato molto coraggioso, considerando che tratta di un amore omosessuale, che per il suo contesto era considerato la norma, mentre ora potrebbe far storcere il naso per tanti motivi (omofobia ma anche per una sorta di “feticismo” per lo yaoi che di recente si è molto diffuso).
Come dicevo, è stato un po’ casuale. Ero in un periodo di blocco e il mio vecchio editor mi spinse a cercare di creare una storia partendo da una favola o un mito. Pochi giorni prima mi ero casualmente imbattuta su quello di Giacinto girovagando per Facebook e la scelta è ricaduta su di lui. Mi sono sempre trovata a mio agio con il boy’s love, quindi ho trovato fosse una buona idea partire da qui.

So che hai già lavorato per altre testate dove il tuo tema era l’erotismo, dunque sei già piuttosto esperta. Cosa ami di questo genere e perché ti piace disegnarlo?
Sì, ho partecipato a “Curami” di Cyrano comics e a Sexy Tales special di Cronaca di Topolinia. Attualmente sto realizzano delle illustrazioni erotiche, magari da inserire in un artbook. Non so bene perché mi piaccia, forse perché lo trovo semplicemente libero, divertente. Che sia omosessuale, etero e quant’altro, esprimere l’amore con l’erotismo- talvolta tenero, talvolta più volgare- è forse la cosa che non mi stanca mai rappresentare.

Qual è la tua divinità greca preferita e perché?
Mmmmh, bella domanda! Forse Anteros, l’amore corrisposto. Cosa assai rara, quindi prezioso.

Come sei riuscita a conferire personalità e individualità a figure così impresse nell’immaginario generale includendo il tuo stile e la tua sensibilità?
Penso che ogni autore metta un po’ di se stesso nei personaggi che crea. Da Giacinto, Apollo, Afrodite, Zefiro e tutti gli altri, ho messo un piccolo frammento di me. Non per forza caratteriale, ma magari emozionale. Quando qualcuno legge Giacinto e Agape, in un certo senso mi sta leggendo nell’anima. A volte è un po’ imbarazzante, aha!

Come si è svolta la ricerca del mito? Per ogni mito ci sono più versioni raccontate da storici, poeti et similia, quindi come ti sei districata fra tutte le fonti e come hai scelto quali dettagli includere e quali escludere perché superflui?
Ho letto tutte le varie versioni trovate su internet, ho scelto le parti che più pensavo potessero, come detto sopra, dare vita a qualcosa che ho provato. Penso che per rendere un’opera credibile una piccola percentuale d’immedesimazione da parte dell’autore sia necessaria. Ho poi aggiunto altre cose io, di testa mia.

Devo dire che a me come personaggio, soprattutto la resa delle sue espressioni e del suo carattere geloso, Zefiro è piaciuto moltissimo. Cosa ne pensi del suo modo di amare (cito:”Amare come amo io è straziante!… è così dannatamente difficile e io l’ho fatto solo per te! Quello che fa lui invece lo sanno fare tutti!”)?
Zefiro è l’amore nobile che diventa morboso e malato. Penso anche io che sia interessante proprio per questo suo lato dark e assolutamente non condivisibile. Tuttavia, anche solo in minima parte, tutti hanno vissuto qualcosa di simile: amare in silenzio e soffrire. Certo, senza necessariamente (fortunatamente) sfociare in qualcosa di malato, ma spesso esperienze simili segnano.
C’è da dire che nemmeno il modo di amare di Apollo è sano, tutto ciò che lo muove è se stesso, dopotutto.

I pensieri sull’amore e sul desiderio espressi dai personaggi corrispondono ai tuoi? Sono domande e dubbi che ti sei posta anche tu?
Ecco, come dicevo sopra, sì. Soprattutto Agape nasce proprio dal bisogno di sfogare questi pensieri sull’amore.

So che hai un altro progettino in cantiere, di cui hai dato qualche anticipazione sulla tua pagina facebook, ce ne puoi parlare?
Arcobaleno avrà uno stile grafico molto vicino alle illustrazioni per bambini e vuole dare proprio l’idea di favola. Tuttavia parlerà di temi piuttosto profondi, nel suo sotto testo. Per ora non dico altro!

Sai già cosa farai dopo? Che tipo di fumettista sei?
Non saprei, ci sono molte cose che vorrei fare, ma non ho ancora ben capito cosa. Direi la fumettista confusa, a questo punto! Aha!

Ahahah grazie Martina per il tuo tempo e per averci dato questa bellissima storia da leggere! Noi altri spero ci ritroveremo presto su questa rubrica perché voglio intervistare ancora un sacco di gente 😉

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