CULTURE CLUB: il gatto in Giappone

Nel cercare un libro nuovo da leggere per recensirvelo, mi sono ritrovata a scorrere una lista di libri di autori giapponesi che mi ha ispirato non solo per la mia lettura ma anche per questo post. Ho infatti notato che venivano elencati alcuni libri in cui c’era come soggetto o come elemento molto presente il gatto: Cronache di un gatto viaggiatore, Io sono un gatto, La gatta, Kafka sulla spiaggia… e riflettendoci sopra un attimo mi sono resa conto che in Giappone (ma anche in tutto il resto del mondo, grazie internet) la figura del gatto ha spopolato negli ultimi anni, dando vita a tantissimi fenomeni e curiosità. Perciò, perché non parlarne, vista la sua rilevanza sia nella tradizione che nella cultura pop giapponese?

bobtail giapponese

Innanzitutto bisogna dire che il gatto non è sempre stato presente in Giappone, ma è stato esportato dai cinesi nel corso degli scambi commerciali tra i due Paesi. Nel periodo Heian, dunque nel X secolo, hanno fatto la loro prima comparsa per diventare col tempo animali di compagnia, principalmente per la classe nobiliare. Tale è divenuto l’amore per questo felino che è venuta a crearsi la razza del Bobtail giapponese, dalla coda molto corta e arricciata. Questa caratteristica si è sviluppata per via di una leggenda su un demone-gatto con una coda lunga e biforcuta, del quale certo non si poteva desiderare la compagnia. Questa coda ritorta viene detta anche “a crisantemo”, fiore sacro simbolo della casata imperiale (se volete saperne di più sui fiori e sull’hanakotoba, qui ho scritto un articolo a riguardo!).

maneki neko
I colori dei gattini possono anche variare in base all’ambito della vita per cui portano fortuna

Il gatto quindi è divenuto pian piano parte del pantheon di innumerevoli kami dello shintoismo, fin anche ad assumere caratteristiche di portafortuna nelle sembianze di Maneki Neko: un particolare bobtail che talvolta regge una moneta con una zampa e con l’altra “saluta” i passanti. Questo aspetto benaugurante è nato anch’esso da leggende che coinvolgono personaggi storici quali addirittura Oda Nobunaga, l’uomo che diede inizio all’unificazione del Giappone. 

utagawa kuniyoshi catsInoltre, non è certo stato ignorato in ambito artistico: pittori come Hokusai e Utagawa Kuniyoshi lo hanno rappresentato nelle loro stampe in varie forme, quest’ultimo anche umanizzando i felini per via delle restrizioni sui soggetti rappresentabili per un breve periodo nell’epoca Edo (XVII-XVIII secolo), che impedivano di dipingere i piaceri dell’epoca come il teatro o i quartieri del piacere. Immaginatevi dei gatti vestiti come attori kabuki o con lunghi kimono in scene di vita quotidiana!

 

 

E a proposito di vita quotidiana, i gatti sono diventati così presenti che addirittura si sono formate espressioni e modi di dire che li riguardano: nekojita, che significa “avere la lingua di gatto” e dunque non sopportare pietanze molto calde; neko no te mo karitai, che per un astruso motivo linguistico significa “essere molto indaffarato”; nekonadegoe, ovvero avere una voce civettuola o, come diremmo noi all’italiana e rimanendo pure in tema, “fare la gattamorta”; nekobaba suru, altra espressione che nasce dal comportamento felino di nascondere le proprie feci (baba): questo viene usato come metafora per il significato di tale espressione, ovvero “chi lo trova, se lo tiene”; neko ni katsuobushi, che come significato intrinseco vuol dire “non aspettarti che fili tutto liscio se affidi qualcosa a qualcuno non adatto all’incarico”; nekoze, ovvero incurvare la schiena come un gatto; neko ni koban, che è come il nostro “gettare perle ai porci”, quindi dar qualcosa a chi non sa apprezzarne il valore; neko wo kaburu, che per me è facilmente traducibile in veneto (problemi di uno studente di lingue pt.1) con bronsa cuerta, ovvero avere in apparenza un carattere docile o cortese, nascondendo in realtà un temperamento molto più focoso o addirittura ipocrita; neko no shiri ni saizuchi, che letteralmente significa “prendere a bastonate sul sedere un gatto”, immagine metaforica esilarante per farci intendere quei casi in cui un oggetto non viene utilizzato in maniera appropriata; dorobou neko, ovvero semplicemente “ladruncolo”, ma con un’aria un po’ sorniona; karitekita neko, che sta ad indicare quando qualcuno si comporta meglio rispetto a come fa di solito, come per esempio quando siamo a casa di qualcuno magari ahah; neko mo shakushi mo, che vuol dire che tutti vogliono fare le stesse cose; neko no ko ippiki inai, un po’ come il nostro “non c’è un cane in giro” oppure “eravamo in quattro gatti”, cioè pochissimi; e ancora un sacco di altri proverbi e simili.

Questi riferimenti poco lusinghieri significano allora che il gatto non è molto ben visto dai giapponesi? Affatto! Basti pensare anche nella cultura pop quanta presa fanno quel bel musetto e quelle orecchiette e zampette rosee, vendute come gadget da indossare o come forme per cibi di tutti i tipi, specialmente dolci., o anche al gioco Neko Atsume, che ha spopolato per un periodo!

nekoatsume
In Neko Atsume bisogna comprare e posizionare gli oggetti nel giardino o nella casa per far venire allo scoperto tutti i gatti presenti nel gioco. Un gioco per persone pazienti, quindi non per me xD

E vogliamo parlare di Hello Kitty? Creata da Yuko Shimizu e personaggio mascotte per Sanrio (a proposito di mascotte, eccovi un po’ un articolo sugli yuru kyara!). Anche negli anime poi il gatto è spesso e volentieri compagno di qualche protagonista, se questi addirittura non ne possiedono le capacità: penso a Luna, Artemis e Diana di Sailor Moon; Doraemon (anche se è un robot); Kurochan (divenuto cibernetico, ma pur sempre un gatto vero in origine); Giuliano in Kiss Me Licia; Strawberry in Mew Mew a cui compaiono orecchie e coda da gatto selvatico Iriomote; Chi di Chi’s Sweet Home; Happy e Carla di Fairy Tail; Jiji in Kiki consegne a domicilio; Jybanyan dal recente Yokai Watch (tra l’altro ha la coda biforcuta, come il demone che vi dicevo prima!); il Nekobasu ne Il mio vicino Totoro; Shampoo che si trasforma in gatto con l’acqua, in Ranma ½; le ragazze in NekoPara e un sacco di altri meno conosciuti ma comunque presentissimi sulla scena animata!

Questo slideshow richiede JavaScript.

E per chi non può tenere un gatto in casa? Il Giappone ha pensato perfino a questo!

Come tutti ben sappiamo, la vita giapponese è a dir poco frenetica, soprattutto nelle grandi città. Poiché ci si concentra soprattutto sul lavoro, in pochi hanno la possibilità di badare ad un animale domestico (e ancora meno, secondo me, possono proprio permetterselo economicamente). Dunque, per chi avesse comunque voglia di stare in compagnia di qualche felino ci sono due possibilità:

  1. gli ormai famosissimi Neko Café, che sono arrivati perfino qui da noi, anche se non ancora numerosi come in Giappone (almeno un centinaio e una trentina concentrati solo a Tokyo): luoghi dove potrete essere accolti dai gatti ospitati e giocare con loro, pagando una tariffa oraria. Ovviamente qui i gatti vengono trattati col massimo rispetto e la massima cura, anche perché già in primis questi locali non si trovano nel bel mezzo della strada come dei comuni café, ma sono più appartati e intimi;

    cat cafe

  2. andare nelle due isole del Giappone conosciute come le isole dei gatti, ovvero Aoshima e Tashirojima. In entrambi i casi, i gatti furono introdotti con l’intento di combattere i topi presenti sulle isole, le cui comunità si vedevano minacciate le attività produttive dai roditori.
gatti-aoshima
*judging you in Japanese cat language*

Per concludere questo excursus lunghissimo, non posso non citare due curiosità un tantino fuori dalle righe con al centro i nostri felini (ma poi che cos’altro potremmo aspettarci dai giapponesi?).
station-master-tama-2
La prima riguarda un gatto di nome Tama (corrispondente giapponese del nostro “Palla”, “Pallino/a” come nome per un animale domestico) a cui si attribuisce la sopravvivenza di una linea ferroviaria, la Kishigaza. Fu nominato per questo capostazione e quando morì, vista tutta la scaramanzia dei giapponesi e la simbologia portafortuna del gatto stesso, venne sostituito da un altro gatto rinominato Nitama, cioè Tama II, mentre il suo predecessore ha ora un suo santuario shinto in cui viene venerato come kami!

La seconda curiosità invece tratta della recente uscita di un libro fotografico chiamato Painyan, parola che nasce dall’unione di oppai, “tette”, e nyan, onomatopea del verso del gatto. Ebbene sì, il fotografo Aoyama Yuki ha unito le due cose che oggigiorno “movono il Sole e l’altre stelle” per creare questo album che, a sua detta, dovrebbe avere effetto terapeutico, poiché i gatti, al contrario dell’uomo, sanno rimanere calmi di fronte ad un bel decolleté. Ah beh.

painyan.png
A me non sembra proprio proprio indifferente eh xD


Infine, nel caso voleste celebrare in qualche modo anche voi l’amore per questo affascinante animale, sappiate che il giorno del gatto in Giappone è il 22 febbraio, poiché questa data può essere letta proprio NIan NIan, NIan!

Vi saluto ricordandovi che qua sotto trovate qualche link spassoso per il vostro diletto e soprattutto di mettere mi piace alla pagina facebook del blog! Se inoltre voleste seguirmi su instagram, il mio main account è ora bujosenpai, dove principalmente pubblico cose inerenti al bullet journal (di cui sul blog ho una rubrica apposta, leggetela se vi incuriosisce!) e allo studio o al disegno (anche per lo studio presto aprirò una rubrica apposita, per parlarvi di come si studia il giapponese all’università!). 

E, per la cronaca, alla fine ho scelto di leggere Io sono un gatto di Natsume Soseki e, in alternativa nel caso il primo non mi piaccia o subito dopo, Kafka sulla Spiaggia di Haruki Murakami. Vediamo se ne recensirò almeno uno di questi due!

Annunci

CULTURE CLUB: Nikki, i diari giapponesi

Il 14 giugno era il “giorno del diario”, istituito in ricordo della piccola Anna Frank che col suo diario, regalatole dal padre, ci ha permesso di venire a conoscenza della sua esperienza.

Questo mi ha fatto pensare che, in Giappone, la letteratura ci offre proprio un genere dedicato a questi ricettacoli di ricordi, i cosiddetti nikki. Questo genere, nel corso dei secoli, insieme al monogatari e altri generi di narrativa, ha portato allo sviluppo dello shōsetsu, il romanzo giapponese. Inoltre, visto anche che, sempre su questo blog, ho iniziato a parlarvi del metodo bullet journal e di come utilizzarlo nella propria agenda, mi sembra giusto anche ricollegarmi all’attualità giapponese, che comprende in particolare le agende midori e hobonichi.

Partendo dalla vera e propria definizione di nikki, la parola significa letteralmente “cronaca giornaliera, diario”, ma in realtà non sempre riporta fatti in ordine cronologico e quotidiano. Infatti, i nikki nascono come una ricerca estetica per la ricreazione della storia della propria vita. Il nikki si distingue da altri generi del suo periodo, cioè l’epoca Heian, per diverse caratteristiche:

Continua a leggere

CULTURE CLUB: Hanakotoba

Nella profonda e vasta cultura giapponese, la natura ha sempre avuto un ruolo importante, sia nelle arti che nelle filosofie e nelle religioni del Paese, rappresentando simbologie che sono arrivate fino a noi. In particolare, i fiori sono una presenza frequente nei dipinti tradizionali (tanto che nella prima metà del ‘700 si diffusero dei “libri” che mostravano esempi su come dipingere diversi elementi naturali e tra questi anche vari tipi di fiori), come anche nella letteratura, tra poesia e prosa, fino a essere motivi decorativi per gli indumenti e le stanze, creando un’arte a sé, l’ikebana.

L’hanakotoba, letteralmente “parole dei fiori”, è il linguaggio che i giapponesi associano a queste bellezze della natura ed essendo oggi è l’equinozio di primavera, voglio parlarvi proprio dei fiori giapponesi. E no, non parlerò assolutamente del fiore di ciliegio, ormai trito e ritrito in tutte le salse su tantissimi blog, pagine facebook e quant’altro. Voglio parlarvi di altri fiori, altrettanto belli e significativi per i giapponesi e, perché no, anche per noi. Infatti non escluderò di raccontarvi miti e leggende legati ai fiori che ho scelto, che siano occidentali o orientali.

Hanakotoba.png

Continua a leggere

CULTURE CLUB: Festività giapponesi

Saaaalve a tutti!! Da oggi il blog riprende l’attività e io cercherò di impegnarmi a mantenere una schedule di pubblicazione il più regolare possibile. Inoltre, ho deciso che non voglio più limitarmi solo al Giappone come argomento generale, avendo veramente un sacco di interessi ed essendo sempre alla ricerca di cose nuove da provare ho intenzione di aggiungere due ulteriori rubriche dedicate allo studio (e parlerò anche dello studio della lingua giapponese!) e al bullet journal. Ma prometto che il Giappone sarà comunque il tema principale del blog e della pagina facebook omonima (quindi mi raccomando, mettete mi piace! 😉 ), dove cercherò di scegliere ogni mese un tema per i post e spero di poter pubblicare giornalmente o quasi anche lì ^^ voglio davvero impegnarmi, quindi spero sarete con me!

Allora, riprendiamo cominciando con le festività tipiche giapponesi. Ho pensato potesse essere carino, visto che tra poco si avvicina San Valentino, una festa piuttosto commerciale ma molto apprezzata dai giapponesi! Quindi scopriamo insieme le altre feste nel corso dell’anno 🙂

GENNAIO
1: Shōgatsu (Capodanno)
è considerato un giorno di rinascita e rinnovamento e quindi il giorno delle “prime cose”. Per questo si praticano diversi riti e attività:
-si fa la prima visita dell’anno (hatsumode) ai templi buddhisti o ai santuari shintoisti, esprimendo desideri, comprando e regalando omamori (amuleti per lo studio, la felicità, il denaro, ecc.) e bevendo sake;
-si suonano le campane dei templi buddhisti per 108 volte, una per ognuna delle 108 passioni di cui l’uomo deve liberarsi per raggiungere il Nirvana secondo il Buddhismo;
-si rinnova il guardaroba e si indossano nuovi capi d’abbigliamento;
-si fanno le prime pulizie, molto a fondo, in modo da eliminare lo “sporco” dell’anno passato, poiché una casa pulita è di buon auspicio per l’anno nuovo;
-si spediscono cartoline d’auguri (nengajō);
-si guarda la prima aurora (hatsuinode);
-si tiene molto presente il primo sogno che si è fatto, per sapere se sarà di buon auspicio per l’anno nuovo, propiziato dalla scrittura di una poesia palindroma;

fma-mochi-si mangiano cibi beneauguranti come l’alga konbu, patate dolci, la toshikoshisoba (spaghetti in brodo che augurano lunga vita perché molto lunghi) o il mochi (un dolcetto di riso glutinoso ripieno di marmellata di fagioli azuki che, paradossalmente, per la sua consistenza viscosa, è causa di molti decessi, soprattutto tra gli anziani) e il giorno dopo si fa colazione con il fukucha, un the servito insieme ad una prugna agrodolce, l’umeboshi.
-si gioca in società a badminton, karuta (gioco di carte molto popolare, ve ne ho parlato in un altro articolo sui giochi tradizionali, leggetelo!) e altri giochi da tavolo;
-gli adulti regalano soldi ai bambini a seconda della loro età (otoshidama);
-si decora la porta di casa con il kadomatsu (rami di pino) o lo shimezakari (una fune di paglia con striscioline di carta che allontana gli spiriti maligni);
-è spesso eseguita in tutto il Giappone la Nona Sinfonia di Beethoven, diffusasi sin dal periodo della Prima Guerra Mondiale per promuovere il sentimento nazionalista per il Paese.

inuyasha-shogatsu

Continua a leggere

CULTURE CLUB: Maid Café Kiseki

Dopo molta attesa, ritorno anche sulla rubrica culturale, per portare a conclusione la serie di interviste fatte ai Maid Café italiani! Questa volta è il turno del Kiseki, un gruppo veramente super kawaii! Ci parla di loro Madoka, il loro leader ^^

Ciao Madoka! Da quanto è attivo il Kiseki Maid & Butler Café e come è nato?
Siamo attivi da marzo 2015. In principio, con altri membri che poi sono diventati parte del Kiseki avevo fondato un piccolo Maid cafè indipendente. Tramite conoscenze sono venuta in contatto con il ragazzo che attualmente è il nostro manager, che condivideva in pieno la nostra idea di progetto, ed insieme abbiamo iniziato a fare provini per formare il gruppo originario.

Dai una tua personale definizione di Maid/Butler Café, descrivendo anche cos’è per te il lavoro della maid/del butler e che cosa rappresenta per te dal punto di vista affettivo e professionale il Maid/Butler Café di cui fai parte.
Il Maid/butler café per me, altro non è che una tipologia di locale in cui ragazzi e ragazze fanno il classico servizio di caffetteria intrattenendo la clientela con giochi, balletti e piccole magie, ed indossando abiti particolari che ricordano le divise delle cameriere Francesi. Per me, il lavoro della Maid, è semplicemente far divertire le persone, cercando di interpretare al meglio il mio personaggio e facendo trascorrere momenti indimenticabili immersi in un mondo di fantasia e Moe.
Difficile descrivere cosa il Kiseki rappresenti a livello affettivo per me, siamo una grande famiglia, ci aiutiamo a vicenda per rendere unico il nostro lavoro e per me, come per gli altri, più che un lavoro è una passione che coltiviamo giorno per giorno.

madoka
Ecco a voi la biondissima e super moe Madoka!

Perché hai deciso di fare la maid? Quali fattori ti hanno spinto in questa direzione?
E’ iniziato tutto per gioco, essendo appassionata di cultura Pop Giapponese ed avendo vissuto in prima persona l’esperienza dei veri Maid Cafè di Akihabara ho voluto provare a riproporre anche in Italia questa tipologia di intrattenimento, dato che mi aveva colpita particolarmente per la sua originalità nell’unire, ballo, canto e servizio di caffetteria.

Come è strutturato il Kiseki? Quanti siete, che ruoli avete, che cosa proponete (quali giochi, quali spettacoli, quali cibi ecc.)
Attualmente siamo in 10 Maid e 3 Butler.. Ci sono io che sono la Leader/Capo Maid, 2 vice capo Maid, il nostro manager ed un collaboratore (fotografo, assistente generale). Generalmente proponiamo vari giochi tra classici come giochi da tavolo o rompicapo e altri inventati da noi, quindi original. Per quanto riguarda gli spettacoli eseguiamo performance di ballo (para para e cover dance j-pop e K-pop) e canto (j-pop e anime cover) I cibi invece, variano a seconda dell’evento /location e del locale che ci ospita e spaziano dai dolci genereci al cucchiaio, alle crepes salate ecc.

Continua a leggere

CULTURE CLUB: Giochi tradizionali giapponesi

L’estate sta finendo! (cit.) E io finalmente riesco di nuovo a scrivere qualcosa qui dopo.. boh, secoli? Sono in pieno rush finale per gli esami, ma non resistevo più e volevo scrivere qualcosa! Spero di riuscire a metter su qualcos’altro  anche durante quei giorni di fuoco, perché il blog mi manca troppo T^T

Oggi mi piacerebbe parlarvi di una serie di giochi tradizionali che delle volte vengono anche rappresentati su stampe o addirittura fumetti.

Comincerei subito da giochi che a qualcuno di voi sono sicuramente familiari: il Go, lo Shogi e il Mah Jong.

Il Go e il Mah Jong hanno avuto origine in Cina, con cui il Giappone ha avuto molti rapporti diplomatici e commerciali, mentre lo Shogi è giapponese al 100%.

go

Il Go viene giocato da due avversari che posizionano pedine tonde, dette pietre, rispettivamente nere e bianche, sulla griglia disegnata sul tavolo da gioco, detto goban. Ci sono diversi tipi di goban, per permettere anche ai principianti di allenarsi su un goban più facile, ma per le partite tra giocatori professionisti si usa un goban con griglia 19×19. Le pietre vengono posizionate sui punti d’incrocio della griglia e l’obiettivo è quello di conquistare un territorio che impedisca all’avversario di espandere il proprio catturando le nostre pietre. Poiché le pietre dell’avversario si catturano circondandole con le proprie, la difficoltà strategica sta proprio nel sapere giocare in maniera equilibrata le proprie pietre: metterle vicine tra loro riduce il rischio di cattura, ma cercare di allargarsi mettendole lontane permette di creare un territorio più vasto. Il gioco quindi va avanti finché entrambi i giocatori passano il turno, decretando di non poter espandere il proprio territorio o diminuire quello avversario.

Continua a leggere

CULTURE CLUB: Maid Café – Maidolls

Rieccoci su questa miniserie dedicata ai favolosi maid café!
Come avete già visto la scorsa volta, anche in Italia ci sono gruppi di ragazzi che cercano di portare questo tipo di intrattenimento nelle nostre fiere del fumetto e non solo.

Oggi faremo la conoscenza del Team Royal del Maidolls, capitanato dalla meravigliosa Miio Eclaire Fraise, che ho avuto il piacere di incontrare personalmente! Questa di oggi sarà una lunga intervista, grazie alla partecipazione di due delle maid del gruppo, quindi cominciamo subito da Miio!

Ciao e grazie per aver partecipato! Dicci qualcosa del Maidolls, da quanto è attivo e come è nato?
Il Maid Cafè per cui lavoro è il Team Royal Maidolls Maid Cafè di Milano, si potrebbe definire un “distaccamento” del Maidolls Maid Cafè che nasce in Sicilia.
Il progetto Maidolls è stato creato nel 2011 ed è il primo Maid Cafè ad essere stato creato in Italia, il Team Royal è nato invece nel 2014 grazie alla collaborazione tra Ex Cogito, l’associazione creatrice di Maidolls, e Yamato Video.
In seguito all’esperienza con Yamato Video il Team Royal si è preso un “anno sabbatico” per poi tornare, con la formazione che potete vedere oggi, a Novembre 2015.

Team Royal quasi al completo
Il Maidolls quasi al completo!

Dai una tua personale definizione di Maid/Butler Café, descrivendo anche cos’è per te il lavoro della maid/del butler e che cosa rappresenta per te dal punto di vista affettivo e professionale il Maid/Butler Café di cui fai parte.
Personalmente ritengo che un Maid Cafè sia principalmente un gioco, un modo per evadere dalla vita di tutti i giorni, sentirsi coccolati e divertirsi abbandonando le problematiche quotidiane. Per questo ritengo che il nostro lavoro come Maid sia importante, perchè ci permette di dare gioia alle persone. Tengo molto al mio Maid Cafè, ci investo tutto il tempo che riesco e ogni fiera nuova alla quale partecipiamo per me è un grande passo in avanti; professionalmente parlando il Team Royal Maidolls Maid Cafè mi da tante soddisfazioni, è gratificante quando gli organizzatori di una fiera ci fanno i complimenti per il lavoro svolto e ci chiedono di ritornare l’edizione successiva, lavorando qui sto imparando moltissimo sia dal punto di vista lavorativo, dovendomi occupare della gestione degli eventi, del budget, dei contatti con fiere e locali e del marketing, sia dal punto di vista personale, inoltre sto incontrando persone splendide.

Continua a leggere