CULTURE CLUB: Leggende metropolitane giapponesi e non solo

Eccomi a raccontarvi alcune tra le più paurose e inquietanti leggende metropolitane e non che circolano nel paese del Sol Levante. Vi giuro che cercarle, soprattutto le immagini, mi hanno messo tantissima inquietudine addosso… si vede proprio che non guardo horror!

Ma partiamo subito col botto parlando di Kuchisake Onna, la Donna dalla bocca tagliata.

La leggenda vuole che un samurai geloso della propria donna, bellissima e per questo secondo lui infedele, le abbia tagliato da parte a parte la bocca con la katana in un impeto di gelosia, chiedendole poi “Chi ti considererà bella adesso?”.

La Kuchisake Onna, dunque, gira con una mascherina sul volto per le vie, armata di grosse forbici, chiedendo ai malcapitati la fatidica domanda: “Pensi che io sia bella?” (in giapponese “Kirei da to omou?”). Se la tua risposta sarà affermativa, Kuchisake Onna si toglierà la mascherina chiedendoti “Anche così sono bella?”. In questo caso, se la risposta diventasse negativa, Kuchisake Onna ti ucciderebbe. Ma se invece risponderai di nuovo di sì, allora Kuchisake Onna sfigurerà con le proprie forbici il tuo volto nel suo stesso modo (l’uso delle forbici è dato dal fatto che “Kirei” col significato di “bella” è omofono di “Kire”, imperativo del verbo “tagliare”). Ci sono versioni in cui Kuchisake Onna insegue la vittima che le ha risposto affermativamente fino a casa, per poi ucciderla sulla soglia, e altre in cui porta le vittime che rispondono negativamente nella casa dove lei fu sfigurata. Infine ce ne sono altre ancora dove se rispondi positivamente, lei ti donerà un rubino e ti lascerà vivo.

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CULTURE CLUB: il gatto in Giappone

Nel cercare un libro nuovo da leggere per recensirvelo, mi sono ritrovata a scorrere una lista di libri di autori giapponesi che mi ha ispirato non solo per la mia lettura ma anche per questo post. Ho infatti notato che venivano elencati alcuni libri in cui c’era come soggetto o come elemento molto presente il gatto: Cronache di un gatto viaggiatore, Io sono un gatto, La gatta, Kafka sulla spiaggia… e riflettendoci sopra un attimo mi sono resa conto che in Giappone (ma anche in tutto il resto del mondo, grazie internet) la figura del gatto ha spopolato negli ultimi anni, dando vita a tantissimi fenomeni e curiosità. Perciò, perché non parlarne, vista la sua rilevanza sia nella tradizione che nella cultura pop giapponese?

bobtail giapponese

Innanzitutto bisogna dire che il gatto non è sempre stato presente in Giappone, ma è stato esportato dai cinesi nel corso degli scambi commerciali tra i due Paesi. Nel periodo Heian, dunque nel X secolo, hanno fatto la loro prima comparsa per diventare col tempo animali di compagnia, principalmente per la classe nobiliare. Tale è divenuto l’amore per questo felino che è venuta a crearsi la razza del Bobtail giapponese, dalla coda molto corta e arricciata. Questa caratteristica si è sviluppata per via di una leggenda su un demone-gatto con una coda lunga e biforcuta, del quale certo non si poteva desiderare la compagnia. Questa coda ritorta viene detta anche “a crisantemo”, fiore sacro simbolo della casata imperiale (se volete saperne di più sui fiori e sull’hanakotoba, qui ho scritto un articolo a riguardo!).

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CULTURE CLUB: Nikki, i diari giapponesi

Il 14 giugno era il “giorno del diario”, istituito in ricordo della piccola Anna Frank che col suo diario, regalatole dal padre, ci ha permesso di venire a conoscenza della sua esperienza.

Questo mi ha fatto pensare che, in Giappone, la letteratura ci offre proprio un genere dedicato a questi ricettacoli di ricordi, i cosiddetti nikki. Questo genere, nel corso dei secoli, insieme al monogatari e altri generi di narrativa, ha portato allo sviluppo dello shōsetsu, il romanzo giapponese. Inoltre, visto anche che, sempre su questo blog, ho iniziato a parlarvi del metodo bullet journal e di come utilizzarlo nella propria agenda, mi sembra giusto anche ricollegarmi all’attualità giapponese, che comprende in particolare le agende midori e hobonichi.

Partendo dalla vera e propria definizione di nikki, la parola significa letteralmente “cronaca giornaliera, diario”, ma in realtà non sempre riporta fatti in ordine cronologico e quotidiano. Infatti, i nikki nascono come una ricerca estetica per la ricreazione della storia della propria vita. Il nikki si distingue da altri generi del suo periodo, cioè l’epoca Heian, per diverse caratteristiche:

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CULTURE CLUB: Hanakotoba

Nella profonda e vasta cultura giapponese, la natura ha sempre avuto un ruolo importante, sia nelle arti che nelle filosofie e nelle religioni del Paese, rappresentando simbologie che sono arrivate fino a noi. In particolare, i fiori sono una presenza frequente nei dipinti tradizionali (tanto che nella prima metà del ‘700 si diffusero dei “libri” che mostravano esempi su come dipingere diversi elementi naturali e tra questi anche vari tipi di fiori), come anche nella letteratura, tra poesia e prosa, fino a essere motivi decorativi per gli indumenti e le stanze, creando un’arte a sé, l’ikebana.

L’hanakotoba, letteralmente “parole dei fiori”, è il linguaggio che i giapponesi associano a queste bellezze della natura ed essendo oggi è l’equinozio di primavera, voglio parlarvi proprio dei fiori giapponesi. E no, non parlerò assolutamente del fiore di ciliegio, ormai trito e ritrito in tutte le salse su tantissimi blog, pagine facebook e quant’altro. Voglio parlarvi di altri fiori, altrettanto belli e significativi per i giapponesi e, perché no, anche per noi. Infatti non escluderò di raccontarvi miti e leggende legati ai fiori che ho scelto, che siano occidentali o orientali.

Hanakotoba.png

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CULTURE CLUB: Festività giapponesi

Saaaalve a tutti!! Da oggi il blog riprende l’attività e io cercherò di impegnarmi a mantenere una schedule di pubblicazione il più regolare possibile. Inoltre, ho deciso che non voglio più limitarmi solo al Giappone come argomento generale, avendo veramente un sacco di interessi ed essendo sempre alla ricerca di cose nuove da provare ho intenzione di aggiungere due ulteriori rubriche dedicate allo studio (e parlerò anche dello studio della lingua giapponese!) e al bullet journal. Ma prometto che il Giappone sarà comunque il tema principale del blog e della pagina facebook omonima (quindi mi raccomando, mettete mi piace! 😉 ), dove cercherò di scegliere ogni mese un tema per i post e spero di poter pubblicare giornalmente o quasi anche lì ^^ voglio davvero impegnarmi, quindi spero sarete con me!

Allora, riprendiamo cominciando con le festività tipiche giapponesi. Ho pensato potesse essere carino, visto che tra poco si avvicina San Valentino, una festa piuttosto commerciale ma molto apprezzata dai giapponesi! Quindi scopriamo insieme le altre feste nel corso dell’anno 🙂

GENNAIO
1: Shōgatsu (Capodanno)
è considerato un giorno di rinascita e rinnovamento e quindi il giorno delle “prime cose”. Per questo si praticano diversi riti e attività:
-si fa la prima visita dell’anno (hatsumode) ai templi buddhisti o ai santuari shintoisti, esprimendo desideri, comprando e regalando omamori (amuleti per lo studio, la felicità, il denaro, ecc.) e bevendo sake;
-si suonano le campane dei templi buddhisti per 108 volte, una per ognuna delle 108 passioni di cui l’uomo deve liberarsi per raggiungere il Nirvana secondo il Buddhismo;
-si rinnova il guardaroba e si indossano nuovi capi d’abbigliamento;
-si fanno le prime pulizie, molto a fondo, in modo da eliminare lo “sporco” dell’anno passato, poiché una casa pulita è di buon auspicio per l’anno nuovo;
-si spediscono cartoline d’auguri (nengajō);
-si guarda la prima aurora (hatsuinode);
-si tiene molto presente il primo sogno che si è fatto, per sapere se sarà di buon auspicio per l’anno nuovo, propiziato dalla scrittura di una poesia palindroma;

fma-mochi-si mangiano cibi beneauguranti come l’alga konbu, patate dolci, la toshikoshisoba (spaghetti in brodo che augurano lunga vita perché molto lunghi) o il mochi (un dolcetto di riso glutinoso ripieno di marmellata di fagioli azuki che, paradossalmente, per la sua consistenza viscosa, è causa di molti decessi, soprattutto tra gli anziani) e il giorno dopo si fa colazione con il fukucha, un the servito insieme ad una prugna agrodolce, l’umeboshi.
-si gioca in società a badminton, karuta (gioco di carte molto popolare, ve ne ho parlato in un altro articolo sui giochi tradizionali, leggetelo!) e altri giochi da tavolo;
-gli adulti regalano soldi ai bambini a seconda della loro età (otoshidama);
-si decora la porta di casa con il kadomatsu (rami di pino) o lo shimezakari (una fune di paglia con striscioline di carta che allontana gli spiriti maligni);
-è spesso eseguita in tutto il Giappone la Nona Sinfonia di Beethoven, diffusasi sin dal periodo della Prima Guerra Mondiale per promuovere il sentimento nazionalista per il Paese.

inuyasha-shogatsu

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CULTURE CLUB: Maid Café Kiseki

Dopo molta attesa, ritorno anche sulla rubrica culturale, per portare a conclusione la serie di interviste fatte ai Maid Café italiani! Questa volta è il turno del Kiseki, un gruppo veramente super kawaii! Ci parla di loro Madoka, il loro leader ^^

Ciao Madoka! Da quanto è attivo il Kiseki Maid & Butler Café e come è nato?
Siamo attivi da marzo 2015. In principio, con altri membri che poi sono diventati parte del Kiseki avevo fondato un piccolo Maid cafè indipendente. Tramite conoscenze sono venuta in contatto con il ragazzo che attualmente è il nostro manager, che condivideva in pieno la nostra idea di progetto, ed insieme abbiamo iniziato a fare provini per formare il gruppo originario.

Dai una tua personale definizione di Maid/Butler Café, descrivendo anche cos’è per te il lavoro della maid/del butler e che cosa rappresenta per te dal punto di vista affettivo e professionale il Maid/Butler Café di cui fai parte.
Il Maid/butler café per me, altro non è che una tipologia di locale in cui ragazzi e ragazze fanno il classico servizio di caffetteria intrattenendo la clientela con giochi, balletti e piccole magie, ed indossando abiti particolari che ricordano le divise delle cameriere Francesi. Per me, il lavoro della Maid, è semplicemente far divertire le persone, cercando di interpretare al meglio il mio personaggio e facendo trascorrere momenti indimenticabili immersi in un mondo di fantasia e Moe.
Difficile descrivere cosa il Kiseki rappresenti a livello affettivo per me, siamo una grande famiglia, ci aiutiamo a vicenda per rendere unico il nostro lavoro e per me, come per gli altri, più che un lavoro è una passione che coltiviamo giorno per giorno.

madoka
Ecco a voi la biondissima e super moe Madoka!

Perché hai deciso di fare la maid? Quali fattori ti hanno spinto in questa direzione?
E’ iniziato tutto per gioco, essendo appassionata di cultura Pop Giapponese ed avendo vissuto in prima persona l’esperienza dei veri Maid Cafè di Akihabara ho voluto provare a riproporre anche in Italia questa tipologia di intrattenimento, dato che mi aveva colpita particolarmente per la sua originalità nell’unire, ballo, canto e servizio di caffetteria.

Come è strutturato il Kiseki? Quanti siete, che ruoli avete, che cosa proponete (quali giochi, quali spettacoli, quali cibi ecc.)
Attualmente siamo in 10 Maid e 3 Butler.. Ci sono io che sono la Leader/Capo Maid, 2 vice capo Maid, il nostro manager ed un collaboratore (fotografo, assistente generale). Generalmente proponiamo vari giochi tra classici come giochi da tavolo o rompicapo e altri inventati da noi, quindi original. Per quanto riguarda gli spettacoli eseguiamo performance di ballo (para para e cover dance j-pop e K-pop) e canto (j-pop e anime cover) I cibi invece, variano a seconda dell’evento /location e del locale che ci ospita e spaziano dai dolci genereci al cucchiaio, alle crepes salate ecc.

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CULTURE CLUB: Giochi tradizionali giapponesi

L’estate sta finendo! (cit.) E io finalmente riesco di nuovo a scrivere qualcosa qui dopo.. boh, secoli? Sono in pieno rush finale per gli esami, ma non resistevo più e volevo scrivere qualcosa! Spero di riuscire a metter su qualcos’altro  anche durante quei giorni di fuoco, perché il blog mi manca troppo T^T

Oggi mi piacerebbe parlarvi di una serie di giochi tradizionali che delle volte vengono anche rappresentati su stampe o addirittura fumetti.

Comincerei subito da giochi che a qualcuno di voi sono sicuramente familiari: il Go, lo Shogi e il Mah Jong.

Il Go e il Mah Jong hanno avuto origine in Cina, con cui il Giappone ha avuto molti rapporti diplomatici e commerciali, mentre lo Shogi è giapponese al 100%.

go

Il Go viene giocato da due avversari che posizionano pedine tonde, dette pietre, rispettivamente nere e bianche, sulla griglia disegnata sul tavolo da gioco, detto goban. Ci sono diversi tipi di goban, per permettere anche ai principianti di allenarsi su un goban più facile, ma per le partite tra giocatori professionisti si usa un goban con griglia 19×19. Le pietre vengono posizionate sui punti d’incrocio della griglia e l’obiettivo è quello di conquistare un territorio che impedisca all’avversario di espandere il proprio catturando le nostre pietre. Poiché le pietre dell’avversario si catturano circondandole con le proprie, la difficoltà strategica sta proprio nel sapere giocare in maniera equilibrata le proprie pietre: metterle vicine tra loro riduce il rischio di cattura, ma cercare di allargarsi mettendole lontane permette di creare un territorio più vasto. Il gioco quindi va avanti finché entrambi i giocatori passano il turno, decretando di non poter espandere il proprio territorio o diminuire quello avversario.

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