HOME CINEMA – Full Metal Alchemist Film Live Action

Ok, non si tratta di una produzione americana come è stato per il film di Death Note. Ma diamine.

Pare che di recente si divertano in tutto il mondo a fare live action di altri media di successo internazionale. Non bastava la Disney, lo fanno anche in Giappone. In particolare, stavolta, la vittima è stato Full Metal Alchemist, gentilmente offertoci dall’onnipotente Netflix anche nelle sue due versioni animate. Avendo apprezzato molto il manga tanto da averci già fatto molto tempo fa una recensione qui sul blog, non potevo esimermi dalla visione di questo film, che si è rivelata essere un’agonia quasi al pari di Death Note. Dico quasi perché perlomeno fino ad un certo punto, la storia è la stessa. Per il resto, anche in questo caso, è un disastro.

Ritroviamo dunque i nostri fratelli Elric nel corso della loro ricerca della fantomatica pietra filosofale. Come ben sappiamo ormai tutti, essa serve loro per poter ridare almeno un corpo umano al povero Alphonse, la cui anima è installata in un’armatura, dopo il tentativo fallito dei due fratelli di riportare in vita la madre defunta andando contro le leggi dell’alchimia. E già a proposito della trasmutazione umana della madre ho da ridire.

Trisha Elric muore per malattia quando i due fratelli sono piccoli ma già piuttosto in gamba con l’alchimia, così decidono di raccogliere gli “ingredienti” necessari per ricreare un corpo umano. Sanno di star per compiere una trasmutazione eticamente vietata e considerata tabù dalla comunità di alchimisti e infatti questa non va a buon fine, con il “corpo” di Trisha completamente tumefatto e disarticolato. Una visione mostruosa che ha richiesto ad Edward e Alphonse un pagamento fisico e che fossero loro stessi a sopprimere quella creatura così distante dalla madre.

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HOME CINEMA: Tokyo Godfathers

Anche sotto Natale, non ci facciamo mancare nulla quindi eccomi con un commento dedicato ad un’altra opera di Satoshi Kon (se ve lo siete persi, leggete anche l’articolo dedicato a Paprika e recuperate anche quello!).

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Proprio nella vigilia di Natale, sotto il cielo di Tokyo, ha inizio questa storia, che vede coinvolti tre barboni: Hana, un omosessuale travestito un po’ grottesco e ridicolo; Gin, un ex ciclista che ha perso la propria famiglia, burbero ma dal cuore tenero; Miyuki, una ragazzina scappata di casa, scontrosa e irritabile. I tre si sono ritrovati per andare a cercare tra i rifiuti i rispettivi regali di Natale, quando sentono all’improvviso il pianto di una bambina abbandonata. Solo Hana vorrebbe occuparsene e tenerla con loro, mentre Miyuki e Gin insistono per portarla alla polizia. Il giorno di Natale inizia quindi per loro un percorso alla ricerca dei veri genitori di Kiyoko, questo il nome dato alla bambina dai tre compagni, e alla riscoperta dei “fantasmi” del loro passato (no, non quelli del signor Scrooge!)

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HOME CINEMA: Paprika

Anche stavolta lascio qui una vecchia recensione che feci per un altro sito, dal quale sembra essere sparita. Volevo che venisse inclusa sul mio blog, poiché si tratta di un film d’animazione e fantascienza di un famoso regista giapponese, Satoshi Kon.
Questo film mi è stato consigliato da un senpai all’università e non sapevo davvero cosa aspettarmi ma ha insistito così tanto che alla fine ho dovuto guardarlo e non me ne sono di sicuro pentita!

Paprika prende il via mostrandoci colei che dà nome al film, una ragazza che, scopriremo presto, viaggia nei sogni altrui con incredibile agilità e sicurezza. Ella non è altri che un alter ego onirico della dottoressa Atsuko Chiba, una psicoterapeuta che, in collaborazione con i colleghi studiosi Tokita e il dottor Shima, sfrutta la tecnologia della DC Mini per penetrare il subconscio dei pazienti attraverso i loro sogni. La DC Mini, però, è uno strumento pericoloso, poiché ancora in fase sperimentale, e se usato da mani sbagliate può causare indicibili danni psicologici e annullare l’identità di chi viene colpito dai suoi effetti.

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La dottoressa Atsuko Chiba alias Paprika

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HOME CINEMA: Death Note Netflix

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Eccomi qui con questa recensione dalla quale non potevo proprio esimermi. Questa è innanzitutto parte di una bella novità, ovvero la mia prima collaborazione con un altro blog, Cats&Chats della mia amica Ale! Inoltre, con questa recensione, apro anche la serie di articoli per lo speciale di Halloween che caratterizzerà tutto il mese di ottobre, quindi spero apprezzerete anche i prossimi!
Ho deciso di includere questa collaborazione nello speciale di Halloween per questo mese perché, a parte il titolo che, dopotutto, contiene la parola “morte”, il film di cui vi parliamo oggi io e la mia collega non è altro che un abominio.

Considerando inoltre la natura di questo articolo, ovvero la collaborazione, sento di dovermi trattenere dal fare un commento scena per scena come ho fatto durante l’intera visione del film, creando qualcosa come 7 pagine in una nota sul telefono. Quindi cercherò di essere più concisa nel descrivere quello che di fatto, per me, è un flop colossale, sia a livello di contenuti, sia a livello tecnico. Però sarò comunque piuttosto prolissa, purtroppo è così quando ho da criticare qualcosa.

Il Death Note proposto da Netflix, fin dalle primissime scene, sembra volerci sbattere in faccia la dura e triste realtà: scordatevi del Giappone, scordatevi della storia originale da cui noi abbiamo solo preso il titolo e il concept principale per stravolgere completamente tutto il resto.

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HOME CINEMA: Jiro e l’arte del sushi

Sono sempre stata convinta del fatto che mangiare sia una delle cose più belle di questo mondo. Da profana che non sa nulla di cucina, semplicemente mi piace godere della fortuna che ho di poter mangiare molti cibi diversi, anche “esotici” e che non appartengono alla tradizione culinaria italiana.

Così come in Italia, anche in Giappone ci sono tradizioni dure a morire, fortunatamente, e una di queste è l’arte del sushi. Ho deciso di guardare un documentario dedicato su Netflix al posto del solito film e sono rimasta molto colpita dalla filosofia dietro la produzione di questo piatto, quindi mi sembrava valesse la pena condividere con voi le mie impressioni.

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Jiro Ono, shokunin

Il documentario ci parla del lavoro svolto da Jiro, un signore di ben 85 anni, con borse sotto gli occhi talmente evidenti da poterci portare la spesa, che possiede un piccolo ristorante a Ginza, il Sukiyabashi, specializzato esclusivamente in sushi. Il suo locale è davvero piccolo, molto piccolo, infatti può ospitare solo dieci coperti, ma l’arte del sushi in esso praticata è grande, tanto da esser meritevole delle rinomate tre stelle Michelin. Il locale di Jiro ci viene introdotto anche grazie all’aiuto di Yamamoto, un critico gastronomico che ci fa sapere di aver mangiato in ogni ristorante di Tokyo, dichiarando che quello di Jiro è di gran lunga il migliore. E non stento a crederlo, vedendo ciò che fa ogni giorno per il suo locale.

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HOME CINEMA: La storia della principessa splendente

Quando ricordo questa vita
La gioia che ho provato quando ti ho toccato è stata molto, molto profonda,
ed è filtrata in ogni angolo e in ogni piega di questo corpo.
Anche se sono lontana e non capisco più nulla,
perfino quando arriverà il momento in cui questa vita avrà fine.
Tutto ciò che c’è ora è tutto il mio passato, ne sono certa.
Ci incontreremo ancora, in qualche luogo pieno di nostalgia.

Lo Studio Ghibli non è solo Miyazaki e questo film d’animazione ne è la dimostrazione, poiché è stato diretto da Isao Takahata, dopo un lungo ritiro dal suo ultimo lavoro di regia. Non conosco questo regista e altri suoi lavori, ma questo lungometraggio mi è piaciuto moltissimo per come è riuscito a trasmettere le emozioni che doveva comunicare anche l’opera da cui è stato tratto.

2FF_LSDPS_STRILLO_GHIBLI_2-page-001La storia della principessa splendente è infatti basato sul Taketori monogatari, “Storia di un tagliatore di bambù”. Il monogatari è un genere letterario giapponese caratterizzato dai suoi contenuti prettamente fantastici e immaginari, insomma un racconto di fiction e non realistico e per questo considerato per lungo tempo di bassa lega. Tuttavia, dal X secolo, si diffusero moltissimo e il Taketori fu uno di questi, seguito poi per esempio dal più emblematico del genere, ovvero il Genji monogatari.

È quindi, a mio parere, necessario sapere quali erano i temi e i contenuti tipici del monogatari e del periodo in cui si diffusero, per poter così comprendere anche il film stesso, che porta con sé tutti gli elementi dell’opera letteraria.

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HOME CINEMA: Hotarubi no mori e

Ogni tanto riesco a trovare il tempo di guardare qualcosa, di tempo ne avevo poco quindi ecco che la mia scelta è ricaduta su Hotarubi no mori e.

Ok, parliamo innanzitutto del fatto che questo mediometraggio di 45 minuti mi è stato suggerito da quella che si suppone debba essere la mia migliore amica. Dunque colei che dovrebbe volere solo la mia felicità. E invece no. Perché dopo la visione di Hotarubi no Mori e (letteralmente “Verso la foresta della luce delle lucciole”) tutto ho provato meno che la felicità.

La mia suddetta amica ha dovuto sorbirsi la mia frustrazione tramite Whatsapp, adesso tocca a voi.

La Brain’s Base è la casa di produzione di questo breve film d’animazione tratto da un manga dell’autrice Yuki Midorikawa. Il tankobon originale include quattro one-shot, ognuna dedicata ad una stagione, nel caso di Hotarubi l’estate.

La protagonista è una bambina di nome Hotaru, che ogni estate va a stare dagli zii in un villaggio di montagna. La Montagna del Dio, vicino cui sorge il villaggio, è un luogo pericoloso in cui nessuno degli abitanti osa addentrarsi. Ma le dicerie e superstizioni non sono sufficienti per fermare la curiosità di un bambino e Hotaru un giorno decide di avventurarsi ed esplorare la foresta, perdendovisi. Per la stanchezza e la disperazione, inizia a piangere, attirando così uno yōkai (uno spirito) di nome Gin. Gin ha aspetto umano ma porta sul viso una maschera di volpe e mette da subito in guardia Hotaru sulla maledizione che pende su di lui: se verrà toccato da un umano, scomparirà. Tra i due nascerà una particolare amicizia che continuerà anche col passare degli anni e la crescita di Hotaru, finché entrambi inizieranno a provare qualcosa l’uno per l’altra.

Ed è qui che adesso vi voglio.

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