My Bookshelf: Kafka sulla spiaggia

Finalmente, dopo numerosi tentativi, ho trovato un libro che valesse la pena di recensire per questa rubrica. Come da regola che mi sono autoimposta, qui tratterò un libro per autore, soprattutto per non trovarmi incastrata negli stessi temi ogni volta che vi propongo qualcosa. Nel caso abbiate suggerimenti, non fatevi scrupoli, le uniche condizioni sono le seguenti: recensisco appunto un libro per autore, quindi date un’occhiata alla cronologia della rubrica per farvi un’idea di chi ho già trattato; possono essere libri scritti da autori giapponesi, cinesi o coreani oppure da autori di altre nazionalità, in tal caso l’importante è che almeno le tematiche o l’ambientazione o qualche personaggio siano giapponesi, cinesi o coreani; nessun limite di generi, che siano romanzi o (auto)biografie, basta che siano validi e rispondano alle precedenti caratteristiche.

Bene, stavolta tocca all’osannato Haruki Murakami, di cui avevo già letto Norwegian Wood. Questo non mi colpì come invece ha fatto Kafka sulla spiaggia e per tale motivo il momento per questo scrittore è arrivato solo ora. Ciò non significa, però, che io sia riuscita a comprendere appieno questa lettura, in quanto Murakami è un vero e proprio maestro nel mescolare realtà e fantasia, in un vortice onirico da cui difficilmente si riesce a uscire lucidi.

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Questa è la copertina che mi piace di più tra le varie edizioni del libro

Lungo tutto il libro seguiremo le vicende dei due protagonisti che non si incontreranno mai, ma le cui vite si intrecceranno indissolubilmente fino alla risoluzione finale degli eventi che li vedono coinvolti.

Tamura Kafka scappa di casa il giorno del suo quindicesimo compleanno, dopo aver pianificato la fuga per due anni. Essa è dovuta ad una sorta di profezia, o piuttosto maledizione, dai tratti edipici, enunciatagli da suo padre: Tamura ucciderà il padre e giacerà con la madre e la sorella. Per questo il ragazzo decide di mettere una distanza di sicurezza prima che questa profezia si compia, partendo senza una meta precisa.

Il signor Nakata, invece, da bambino fu al centro di uno strano incidente: in gita in montagna con la sua classe delle elementari, lui e tutti i suoi compagni all’improvviso persero misteriosamente i sensi. Dopo poco però i bambini si risvegliarono, immemori dell’accaduto. L’unico a subire dei danni permanenti e evidenti fu proprio Nakata, risvegliandosi dal coma dopo due settimane con un’amnesia totale e la perdita delle conoscenze fino ad allora acquisite. Così ha vissuto tutta la vita con un sussidio, senza saper leggere né scrivere, ma riuscendo inspiegabilmente a parlare con i gatti.

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My Bookshelf: Il magico potere del riordino

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Sono disordinata praticamente da sempre, come probabilmente molti di voi. Ho passato anni nel dare un posto e un ordine sensato alle mie cose. Per un periodo l’unica cosa realmente sistemata con un criterio rimasto immutato sono stati i fumetti. Ora che anche questi strabordano dalle librerie, insieme ai libri che finalmente ho ripreso un po’ a comprare in cartaceo (però il Kindle è tipo un salvavita), tutto è andato a sommarsi al casino circostante, fatto di vestiti, carte e oggetti vari.

Ma finalmente, dopo anni di sofferenza, un eroe è venuto in mio soccorso dal lontano Paese del Sol Levante. Marie Kondo aka Konmari e il suo potere del riordino metteranno in ordine tutta la casa!

No ok, non è così semplice.

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My Bookshelf: Le quattro casalinghe di Tokyo

Ogni tanto, anche se costretti a leggere alcuni testi per via degli esami universitari, salta comunque fuori qualcosa di interessante. È così che ho trovato questo libro, mentre leggevo il manuale di letteratura giapponese, il capitolo dedicato al romanzo poliziesco.

In Giappone la fiction è stata per lungo tempo denigrata per i suoi contenuti fantastici e ad essa erano preferiti testi più realistici, spesso scritti in cinese. La lingua giapponese infatti si è sviluppata secondo dinamiche complesse e attraverso vari dibattiti sulla sua forma, perciò ci sono voluti diversi secoli prima che potesse essere considerata degna. Insomma, un po’ come successe con il latino e la lingua volgare in Italia, la letteratura e la lingua giapponese si sono sviluppate di pari passo tra esperimenti e affermazioni di nuovi generi.

Con lo sviluppo del romanzo, detto shōsetsu, grazie all’influenza occidentale che si fece strada in Giappone dopo la riapertura del paese al mondo, nel 1868, sono man mano nati i diversi generi, tra cui quello poliziesco, di cui Edogawa Ranpō è considerato l’iniziatore.

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Natsuo Kirino

Tra i libri di questo genere citati sul mio manuale mi colpirono il titolo e la trama di questo romanzo di Natsuo Kirino. Quella piaga della mia prof ha il brutto vizio di spoilerare il contenuto dei romanzi che cita nel suo manuale, ma di questo accennava solo alle protagoniste e alla trama iniziale, dunque ho pensato potesse valer la pena di leggerlo (sì, ho voluto palesemente evitare uno dei testi obbligatori da leggere, che però sto leggendo con fatica ora).

Insomma, il titolo fa subito riferimento alle protagoniste: non le definirei esattamente “casalinghe”, poiché sono quattro donne, certo non più giovanissime, che lavorano tutte insieme part time al turno di notte di una fabbrica di colazioni preconfezionate, ma tutte e quattro sono accomunate dalla frustrazione e dalla tristezza delle loro vite tra le mura di casa, dove ciascuna ha i propri problemi.

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My Bookshelf: la Piccola Sarta cinese e l’amante giapponese

Eccomi qui, ennesima nuova rubrica! Sì, voglio cercare di coprire vari campi, che poi sono semplicemente le cose che mi interessano 😉 e per cominciare bene, doppia recensione!

I libri che voglio proporvi ci presentano ciascuno uno spaccato di due culture diverse, quella cinese e quella giapponese. Entrambi seguono le vite di persone comuni, profondamente coinvolte nei loro contesti storici e in relazioni amorose che le cambieranno radicalmente per tutta la vita.

Balzac e la piccola sarta cinese è il primo di questi due romanzi, scritto dall’autore e regista Dai Sijie.

Balzac e la piccola sarta cinese
In copertina i tre interpreti del film omonimo.

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