MANGA REVIEW: Erased

Avevo il manga a disposizione, è uscita la serie tv su Netflix, perché non parlarvi dunque di Erased?

Contro ogni mia aspettativa, poiché mi ero lasciata ingannare dal titolo (Erased-Boku dake ga inai machi, La città da cui manco solo io) e dall’estetica fredda, nevosa e malinconica delle anteprime, quest’opera non tratta di una storia d’amore finita male. Si tratta invece di un giallo, che ha origine anche grazie ad un piccolo fenomeno sovrannaturale, che si svolge in una cittadina dell’Hokkaido.

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Il protagonista è Satoru Fujinuma (sarà comune questo nome? Anche il protagonista di Cronache di un gatto viaggiatore si chiamava Satoru!), un 29enne che si barcamena tra il suo lavoro come fattorino e il suo sogno di diventare un mangaka. La sua vita è piuttosto piatta e monotona, anche perché lui stesso non è un tipo socievole, se non che talvolta gli capita uno strano fenomeno: quando sta per avvenire qualcosa di pericoloso nelle sue immediate vicinanze, Satoru si ritrova sbalzato indietro nel tempo di pochi minuti rispetto all’evento in arrivo. Questo fa sì che il ragazzo non possa fare a meno di guardarsi intorno per capire quale sia la fonte di pericolo e sventare qualche possibile disastro. Satoru chiama questo fenomeno Revival e avrà il più grosso dopo aver trovato la propria madre uccisa in casa e essere diventato il primo sospettato del suo omicidio: infatti, si ritroverà nientemeno che nella propria città natale, all’epoca delle elementari, quando si verificarono sparizioni e uccisioni di bambini delle quali non si scoprì mai il responsabile.

Da qui in avanti, Satoru ripercorrerà alcune fasi della sua vita scolastica alle elementari, prima della scomparsa di una bambina in particolare, Kayo Hinazuki, con lo scopo di salvarla e cambiare l’intero corso degli eventi, compresa la morte della propria madre.

La trama è sicuramente accattivante e man mano che Satoru elabora piani di salvataggio, veniamo a scoprire maggiori dettagli sui vari casi che coinvolgono Hinazuki e anche altri bambini, tra cui uno degli amichetti di Satoru dell’epoca. Inoltre Satoru non si limiterà ad un solo revival della sua infanzia, ma tornerà ben due volte a ripetere il suo disperato tentativo di cambiare il futuro.

Sono però contenta del fatto che il revival sia solo la scusa che permette alla storia di muoversi a partire dagli eventi passati e che quindi non sia stato reso una sorta di potere invincibile da cui dipende il risultato delle azioni di Satoru. Infatti, trovandosi nel proprio corpo di bambino, per Satoru le cose non si fanno certo facili e deve comunque affidarsi alle proprie forze per poter affrontare un folle omicida.

Ho letto di qualche critica circa il suo comportamento e ammetto che può sembrare un po’ assurdo: si parla di un bambino con la mente di un 29enne, eppure sembra che questi non sia in grado di arrivare a capire più in fretta chi possa essere il colpevole di questi efferati crimini. Tanto più che, ad una certa, diventa abbastanza evidente. Però c’è da dire che Satoru, fino a questi revival, non aveva mai più pensato a quel che avvenne nella sua città natale, poiché genitori e insegnanti fecero in modo che i bambini dimenticassero quel che accade alle sfortunate vittime loro coetanee. Perciò immagino che sia giustificabile il fatto che si sia spinto troppo in là, senza considerare ciò che aveva proprio sotto il naso, forse troppo preso anche a recuperare quel che da bambino non era riuscito a creare, ovvero dei rapporti saldi e veri con i propri amici.

L’assassino, dal canto suo, è abbastanza metodico e organizzato da essere difficile da scovare e, quando ne viene rivelata la natura, il disegno del suo volto nel manga mi ha disturbata come pochi altri per la sua espressione da maniaco omicida, forse anche perché è stato caratterizzato molto bene, con una buona digressione che spiega la sua follia.

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Altro personaggio degno di stima è sicuramente la madre di Satoru, Sachiko: nella seconda metà della storia ricopre un ruolo non da poco e senza il suo supporto Satoru avrebbe poi potuto fare ben poco.

 

Le tematiche, nonostante il focus sia posto sul trovare il colpevole, sono comunque importanti: dalla pura e semplice importanza della presenza e del supporto degli amici a quella del maltrattamento domestico, alla pedofilia, al soffocamento nell’indifferenza di quel che non fa bene alla società.

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Dopo aver letto il manga, non mi aspettavo grandi cose dalla serie tv, come sappiamo i giapponesi non hanno doti recitative eccelse. Però devo dire che poteva andare decisamente peggio, forse ha anche aiutato il fatto che una buona parte della storia vede protagonisti un gruppo di bambini ahah tra l’altro Satoru adulto è interpretato nientemeno che dallo stesso attore che ha interpretato Irie in Itazurana Kiss! A quanto pare gli riescono bene quei ruoli dove non deve sforzarsi più di tanto per risultare introverso. Cosa ancora più stupefacente, per quanto mi riguarda, è che la serie tv segue praticamente pari pari il manga, con pochissime e leggere variazioni. La cosa mi ha soddisfatto parecchio e mi ha reso quindi più piacevole la visione.

Erased è stata per me quindi una piacevole scoperta, come d’altronde mi capita quando non so bene di cosa tratti un’opera ahahah penso sia un buon prodotto tra i più recenti usciti, mantiene alto l’interesse del lettore e intrattiene fino alla fine. Forse mi sentirei di sconsigliarvi la visione dell’anime, che a giudicare da certe recensioni, mi pare abbia delle modifiche e alcune falle di sceneggiatura che, a mio parere, non sono così evidenti nel manga. E poi, come per i libri, il manga è sempre meglio ahah!

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