Italians do it better: Midnight Roads di Matteo Parisi e Elisa Di Virgilio

Finalmente riesco a tornare su questa rubrica! Ultimamente seguo con sempre più interesse lo sviluppo del fumetto italiano e dei fumettisti emergenti e sono contentissima di ricevere sempre risposte positive da parte degli autori a cui propongo le mie interviste. Questa volta tocca a due autori che, per me, prima di tutto sono stati compagni di gioco da tavolo al negozio Magic Warrior, ma che ora sono anche fumettisti che seguirò con interesse!

Midnight Roads dunque è la prima fatica della coppia di autori Matteo Parisi e Elisa Di Virgilio. Insieme ad altre 7 colleghe, hanno dato vita ad un fumetto fantasy dall’ambientazione fatata!

Ci troviamo infatti a percorrere le cosiddette Strade della Mezzanotte, ovvero il mondo fatato di norma invisibile all’occhio umano, in compagnia di due cacciatori, Jin e Reela. I due sono sulle tracce di una creatura fatata di nome Pelkrin, artefice di efferati omicidi accomunati da un dettaglio piuttosto macabro: la rimozione dei bulbi oculari delle vittime. Questi è ora alle calcagna di una ragazza, Seline, che Jin e Reela devono assolutamente riuscire a proteggere. Ma le fate sono creature pericolose e per averci a che fare bisogna essere attrezzati, così come bisogna conoscere bene il mondo in cui vivono, molto diverso da quello percorso dagli esseri umani.

silvia
Addirittura compare uno yokai giapponese!

Matteo, sceneggiatore per Midnight Roads, trae ispirazione e conoscenze dal folklore e dalle fiabe presenti un po’ in tutto il mondo riguardo le fate e gli spiriti. Sottolineo però il fatto che non si limiti esclusivamente a ciò che viene tramandato: innanzitutto, è da notare infatti che l’avventura di Jin e Reela si svolge nel bel mezzo degli Stati Uniti d’America, non proprio il primo posto a cui pensiamo quando parliamo di fate. Questo conferisce alla storia un’atmosfera diversa, più accattivante e “western”, per via delle lunghe strade presenti in questo Paese. La prima che mi viene in mente è la famosissima Route 66 ed è veramente interessante come si sposi bene l’idea di questa strada lunghissima da percorrere con lo scorrimento del tempo più rapido nel mondo fatato.

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CULTURE CLUB: il gatto in Giappone

Nel cercare un libro nuovo da leggere per recensirvelo, mi sono ritrovata a scorrere una lista di libri di autori giapponesi che mi ha ispirato non solo per la mia lettura ma anche per questo post. Ho infatti notato che venivano elencati alcuni libri in cui c’era come soggetto o come elemento molto presente il gatto: Cronache di un gatto viaggiatore, Io sono un gatto, La gatta, Kafka sulla spiaggia… e riflettendoci sopra un attimo mi sono resa conto che in Giappone (ma anche in tutto il resto del mondo, grazie internet) la figura del gatto ha spopolato negli ultimi anni, dando vita a tantissimi fenomeni e curiosità. Perciò, perché non parlarne, vista la sua rilevanza sia nella tradizione che nella cultura pop giapponese?

bobtail giapponese

Innanzitutto bisogna dire che il gatto non è sempre stato presente in Giappone, ma è stato esportato dai cinesi nel corso degli scambi commerciali tra i due Paesi. Nel periodo Heian, dunque nel X secolo, hanno fatto la loro prima comparsa per diventare col tempo animali di compagnia, principalmente per la classe nobiliare. Tale è divenuto l’amore per questo felino che è venuta a crearsi la razza del Bobtail giapponese, dalla coda molto corta e arricciata. Questa caratteristica si è sviluppata per via di una leggenda su un demone-gatto con una coda lunga e biforcuta, del quale certo non si poteva desiderare la compagnia. Questa coda ritorta viene detta anche “a crisantemo”, fiore sacro simbolo della casata imperiale (se volete saperne di più sui fiori e sull’hanakotoba, qui ho scritto un articolo a riguardo!).

maneki neko
I colori dei gattini possono anche variare in base all’ambito della vita per cui portano fortuna

Il gatto quindi è divenuto pian piano parte del pantheon di innumerevoli kami dello shintoismo, fin anche ad assumere caratteristiche di portafortuna nelle sembianze di Maneki Neko: un particolare bobtail che talvolta regge una moneta con una zampa e con l’altra “saluta” i passanti. Questo aspetto benaugurante è nato anch’esso da leggende che coinvolgono personaggi storici quali addirittura Oda Nobunaga, l’uomo che diede inizio all’unificazione del Giappone. 

utagawa kuniyoshi catsInoltre, non è certo stato ignorato in ambito artistico: pittori come Hokusai e Utagawa Kuniyoshi lo hanno rappresentato nelle loro stampe in varie forme, quest’ultimo anche umanizzando i felini per via delle restrizioni sui soggetti rappresentabili per un breve periodo nell’epoca Edo (XVII-XVIII secolo), che impedivano di dipingere i piaceri dell’epoca come il teatro o i quartieri del piacere. Immaginatevi dei gatti vestiti come attori kabuki o con lunghi kimono in scene di vita quotidiana!

 

 

E a proposito di vita quotidiana, i gatti sono diventati così presenti che addirittura si sono formate espressioni e modi di dire che li riguardano: nekojita, che significa “avere la lingua di gatto” e dunque non sopportare pietanze molto calde; neko no te mo karitai, che per un astruso motivo linguistico significa “essere molto indaffarato”; nekonadegoe, ovvero avere una voce civettuola o, come diremmo noi all’italiana e rimanendo pure in tema, “fare la gattamorta”; nekobaba suru, altra espressione che nasce dal comportamento felino di nascondere le proprie feci (baba): questo viene usato come metafora per il significato di tale espressione, ovvero “chi lo trova, se lo tiene”; neko ni katsuobushi, che come significato intrinseco vuol dire “non aspettarti che fili tutto liscio se affidi qualcosa a qualcuno non adatto all’incarico”; nekoze, ovvero incurvare la schiena come un gatto; neko ni koban, che è come il nostro “gettare perle ai porci”, quindi dar qualcosa a chi non sa apprezzarne il valore; neko wo kaburu, che per me è facilmente traducibile in veneto (problemi di uno studente di lingue pt.1) con bronsa cuerta, ovvero avere in apparenza un carattere docile o cortese, nascondendo in realtà un temperamento molto più focoso o addirittura ipocrita; neko no shiri ni saizuchi, che letteralmente significa “prendere a bastonate sul sedere un gatto”, immagine metaforica esilarante per farci intendere quei casi in cui un oggetto non viene utilizzato in maniera appropriata; dorobou neko, ovvero semplicemente “ladruncolo”, ma con un’aria un po’ sorniona; karitekita neko, che sta ad indicare quando qualcuno si comporta meglio rispetto a come fa di solito, come per esempio quando siamo a casa di qualcuno magari ahah; neko mo shakushi mo, che vuol dire che tutti vogliono fare le stesse cose; neko no ko ippiki inai, un po’ come il nostro “non c’è un cane in giro” oppure “eravamo in quattro gatti”, cioè pochissimi; e ancora un sacco di altri proverbi e simili.

Questi riferimenti poco lusinghieri significano allora che il gatto non è molto ben visto dai giapponesi? Affatto! Basti pensare anche nella cultura pop quanta presa fanno quel bel musetto e quelle orecchiette e zampette rosee, vendute come gadget da indossare o come forme per cibi di tutti i tipi, specialmente dolci., o anche al gioco Neko Atsume, che ha spopolato per un periodo!

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In Neko Atsume bisogna comprare e posizionare gli oggetti nel giardino o nella casa per far venire allo scoperto tutti i gatti presenti nel gioco. Un gioco per persone pazienti, quindi non per me xD

E vogliamo parlare di Hello Kitty? Creata da Yuko Shimizu e personaggio mascotte per Sanrio (a proposito di mascotte, eccovi un po’ un articolo sugli yuru kyara!). Anche negli anime poi il gatto è spesso e volentieri compagno di qualche protagonista, se questi addirittura non ne possiedono le capacità: penso a Luna, Artemis e Diana di Sailor Moon; Doraemon (anche se è un robot); Kurochan (divenuto cibernetico, ma pur sempre un gatto vero in origine); Giuliano in Kiss Me Licia; Strawberry in Mew Mew a cui compaiono orecchie e coda da gatto selvatico Iriomote; Chi di Chi’s Sweet Home; Happy e Carla di Fairy Tail; Jiji in Kiki consegne a domicilio; Jybanyan dal recente Yokai Watch (tra l’altro ha la coda biforcuta, come il demone che vi dicevo prima!); il Nekobasu ne Il mio vicino Totoro; Shampoo che si trasforma in gatto con l’acqua, in Ranma ½; le ragazze in NekoPara e un sacco di altri meno conosciuti ma comunque presentissimi sulla scena animata!

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E per chi non può tenere un gatto in casa? Il Giappone ha pensato perfino a questo!

Come tutti ben sappiamo, la vita giapponese è a dir poco frenetica, soprattutto nelle grandi città. Poiché ci si concentra soprattutto sul lavoro, in pochi hanno la possibilità di badare ad un animale domestico (e ancora meno, secondo me, possono proprio permetterselo economicamente). Dunque, per chi avesse comunque voglia di stare in compagnia di qualche felino ci sono due possibilità:

  1. gli ormai famosissimi Neko Café, che sono arrivati perfino qui da noi, anche se non ancora numerosi come in Giappone (almeno un centinaio e una trentina concentrati solo a Tokyo): luoghi dove potrete essere accolti dai gatti ospitati e giocare con loro, pagando una tariffa oraria. Ovviamente qui i gatti vengono trattati col massimo rispetto e la massima cura, anche perché già in primis questi locali non si trovano nel bel mezzo della strada come dei comuni café, ma sono più appartati e intimi;

    cat cafe

  2. andare nelle due isole del Giappone conosciute come le isole dei gatti, ovvero Aoshima e Tashirojima. In entrambi i casi, i gatti furono introdotti con l’intento di combattere i topi presenti sulle isole, le cui comunità si vedevano minacciate le attività produttive dai roditori.
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*judging you in Japanese cat language*

Per concludere questo excursus lunghissimo, non posso non citare due curiosità un tantino fuori dalle righe con al centro i nostri felini (ma poi che cos’altro potremmo aspettarci dai giapponesi?).
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La prima riguarda un gatto di nome Tama (corrispondente giapponese del nostro “Palla”, “Pallino/a” come nome per un animale domestico) a cui si attribuisce la sopravvivenza di una linea ferroviaria, la Kishigaza. Fu nominato per questo capostazione e quando morì, vista tutta la scaramanzia dei giapponesi e la simbologia portafortuna del gatto stesso, venne sostituito da un altro gatto rinominato Nitama, cioè Tama II, mentre il suo predecessore ha ora un suo santuario shinto in cui viene venerato come kami!

La seconda curiosità invece tratta della recente uscita di un libro fotografico chiamato Painyan, parola che nasce dall’unione di oppai, “tette”, e nyan, onomatopea del verso del gatto. Ebbene sì, il fotografo Aoyama Yuki ha unito le due cose che oggigiorno “movono il Sole e l’altre stelle” per creare questo album che, a sua detta, dovrebbe avere effetto terapeutico, poiché i gatti, al contrario dell’uomo, sanno rimanere calmi di fronte ad un bel decolleté. Ah beh.

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A me non sembra proprio proprio indifferente eh xD


Infine, nel caso voleste celebrare in qualche modo anche voi l’amore per questo affascinante animale, sappiate che il giorno del gatto in Giappone è il 22 febbraio, poiché questa data può essere letta proprio NIan NIan, NIan!

Vi saluto ricordandovi che qua sotto trovate qualche link spassoso per il vostro diletto e soprattutto di mettere mi piace alla pagina facebook del blog! Se inoltre voleste seguirmi su instagram, il mio main account è ora bujosenpai, dove principalmente pubblico cose inerenti al bullet journal (di cui sul blog ho una rubrica apposta, leggetela se vi incuriosisce!) e allo studio o al disegno (anche per lo studio presto aprirò una rubrica apposita, per parlarvi di come si studia il giapponese all’università!). 

E, per la cronaca, alla fine ho scelto di leggere Io sono un gatto di Natsume Soseki e, in alternativa nel caso il primo non mi piaccia o subito dopo, Kafka sulla Spiaggia di Haruki Murakami. Vediamo se ne recensirò almeno uno di questi due!

My Bookshelf: Il magico potere del riordino

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Sono disordinata praticamente da sempre, come probabilmente molti di voi. Ho passato anni nel dare un posto e un ordine sensato alle mie cose. Per un periodo l’unica cosa realmente sistemata con un criterio rimasto immutato sono stati i fumetti. Ora che anche questi strabordano dalle librerie, insieme ai libri che finalmente ho ripreso un po’ a comprare in cartaceo (però il Kindle è tipo un salvavita), tutto è andato a sommarsi al casino circostante, fatto di vestiti, carte e oggetti vari.

Ma finalmente, dopo anni di sofferenza, un eroe è venuto in mio soccorso dal lontano Paese del Sol Levante. Marie Kondo aka Konmari e il suo potere del riordino metteranno in ordine tutta la casa!

No ok, non è così semplice.

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ANIME REVIEW: Miraculous Ladybug

Rieccoci nella rubrica degli anime con qualcosa di un po’ diverso! Stavolta Francia, Giappone e Sud Corea uniscono le forze per la produzione di questo cartone animato in 3D, ideato da Thomas Astruc.

Inizialmente pensato in 2D e con uno stile anime, viene poi trasformato nel prodotto attuale, che vede protagonisti due nuovi supereroi: Ladybug e Chat Noir!

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Ma andiamo con ordine. Sotto la maschera di supereroi ci sono due ragazzi parigini normalissimi: Marinette Dupain-Cheng e Adrien Agreste. I due frequentano lo stesso istituto di moda e Marinette è innamorata di Adrien, il quale, quando è Chat Noir, è cotto di Ladybug. Nessuno dei due però è consapevole dell’identità segreta dell’altro! Entrambi infatti hanno ricevuto in dono un Miraculous: oggetti che conferiscono il potere della creazione (quello di Ladybug) e della distruzione (quello di Chat Noir) e dei quali i due ragazzi non possono parlare se non quando sono trasformati. Insieme, aiutati dai loro kwami Tikki e Plagg, hanno il compito di proteggere Parigi dalle trame di Papillon, altro possessore di Miraculous che vuole impadronirsi dei loro per utilizzarne i poteri. Papillon può infatti conferire poteri magici e con le sue farfalle malvagie, le akuma, trasforma le persone che nutrono rancore e rabbia repressa per farle combattere contro i due eroi. Solo collaborando tra loro Ladybug e Chat Noir possono deakumatizzare le persone innocenti.

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MANGA REVIEW: Medaka Box

Oggi ho deciso di riproporre un altro articolo che scrissi per un altro sito (dal quale a quanto pare è scomparso) e dunque mi faccio del male mentale nel recensirvi Medaka Box, un manga di 22 volumi scritto da NisiOisiN, disegnato da Akira Akatsuki e pubblicato su Weekly Shonen Jump.

Medaka Kurokami è il presidente del Consiglio studentesco della scuola Hakoniwa. Il suo scopo nella vita è aiutare gli altri e per farlo istituisce una scatola delle consultazioni, la Medaka Box che dà titolo all’opera, dove gli studenti possono lasciare osservazioni e richieste per il miglioramento della loro vita scolastica. Insieme a lei ci sarà il suo amico d’infanzia Zenkichi Hitoyoshi come addetto agli Affari Generali del Consiglio e altri personaggi, nemici o amici di Medaka, che man mano si inseriranno in una storia con una trama sempre più ricca e colma di colpi di scena mai banali.

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NisiOisiN è noto per aver scritto romanzi per Death Note e xxxHolic e per aver sceneggiato l’anime di Bakemonogatari e in questo manga dà di nuovo prova della sua creatività e fantasia, raggiungendo alti livelli d’impossibile. Suddetta creatività si manifesta subito con il genere della storia, la protagonista, i personaggi che la circondano e le varie situazioni.

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DIY&Tutorials: Flareon Gijinka Ears

Salve a tutti! Di recente ho portato per la seconda volta al Rimini Comix il mio gijinka di Flareon. Poiché il primo anno era stato messo insieme in modo molto affrettato, quest’anno ho rifatto con calma le orecchie e la coda.

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Nel fare le orecchie, mi sono ricordata che qui sul blog ho questa piccola sezione di DIY e ho pensato che fosse l’occasione migliore per rispolverarla! Non sono bravissima con i tutorial, ma spero che vi possa essere utile non solo per Flareon ma anche per altre Eeveelutions o altri tipi di orecchiette!

Dunque, cominciamo!

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#NostalgiaPortamiVia: Pokemon Indigo League

Sì, lo so, questo è uno dei pilastri della nostra infanzia. Nessuno è rimasto immune ai “mostri” creati da Satoshi Tajiri, anche chi non ha mai giocato ai videogiochi avrà visto qualche puntata dell’anime. Però non ho potuto fare a meno di notare cose su cui non ci si sofferma da bambini e quindi necessitavo di parlarne.

Partirei col botto dai traumi che mi ha suscitato la versione fornita da Netflix.

Prepare for trouble
La versione inglese del motto del Team Rocket: JessiePreparatevi a passare dei guai
JamesDei guai molto grossi
JessieProteggeremo il mondo della devastazione
JamesUniremo tutti i popoli nella nostra nazione
JessieDenunceremo i mali della verità e dell’amore
JamesEstenderemo il nostro potere fino alle stelle
JessieJessie
Jamese James
JessieTeam Rocket, pronto a partire alla velocità della luce
JamesArrendetevi subito, o preparatevi a combattere
MeowthMeowth, proprio così!

Sulla piattaforma, infatti, troviamo una versione ridoppiata: per esempio, Misty ha cambiato voce e Ash non viene più da Pallet Town ma da Biancavilla (come Rosso e Blu nel videogioco, del resto), ma questo è il meno. Il trauma più grande per me è stato il cambio di parole per il motto del Team Rocket.

Ci sono rimasta malissimo, volevo recitarlo insieme a loro!

E a proposito, Meowth non si pronuncia “meo”, ma “miao”, il suo è un nome onomatopeico (anche in giapponese, il suo nome, Nyassu, contiene l’onomatopea giapponese del verso del gatto, nya). Però fa schifo e per me rimane Meo. Insomma, questo ridoppiaggio vuole evidentemente essere più fedele, traumatizzando però gli spettatori veterani come me, tanto quanto il cambio della sigla iniziale. Essendo Netflix un servizio streaming americano, non hanno messo la sigla del Giorgione nazionale, ma quella americana tradotta. Non una novità, se avete visto anche i film Pokemon: nel primissimo, infatti, quello che vede lo scontro tra Mew e Mewtwo, viene utilizzata proprio quella sigla nella scena introduttiva. Peccato che anche di questa abbiano cambiato le parole. Vi lascio qua sotto le due versioni, ditemi quale preferite voi.

Qui la versione come la trovate nel film Mew VS Mewtwo: https://www.youtube.com/watch?v=f70W-WDjLYo

Il problema maggiore di questi rewatch, per me, è che da adulti non si può fare a meno di notare quanto certe situazioni siano assurde, pur considerando il contesto “fantastico”. Sono davvero tante e in pratica in questo articolo ve le elenco per pura necessità di sfogare la mia esasperazione.

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